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Basalioma, il tumore “buono” che sfigura 10 mila siciliani
di Giulia Cosentino

È una malattia della pelle che può essere curata chirurgicamente grazie ad atti preventivi. Possibile intervenire anche nei casi in cui il carcinoma è più avanzato

Tags: Basalioma, Tumore



PALERMO - Angosciante, subdolo e disgustoso: sono i 3 aggettivi più utilizzati da chi conosce da vicino il carcinoma basocellulare avanzato. Ma cos’è il basalioma? È un tumore di cui purtroppo ancora oggi si sa davvero poco.

La diagnosi di basalioma sui soggetti affetti ha rappresentato uno shock o un fulmine a ciel sereno. Forse perché principalmente non si conosce bene la tipologia di malattia, ma anche perché chi ne è affetto, in forma avanzata, vive in una condizione di disagio sociale e psicologico. Il basalioma è difatti una malattia della pelle; c’è chi la definisce un “marchio” capace di sfigurare e deturpare il volto o il corpo, minandone l’autostima di chi ne è affetto e attivando in esso un forte senso di colpa per aver trascurato i primi segnali della malattia, spesso favorita dall’esposizione prolungata o eccessiva al sole e successivamente da un mancato trattamento o ad un trattamento inappropriato.

Il paradosso del carcinoma basocellulare è che si tratta di un tumore “buono”, che può quasi sempre essere rimosso chirurgicamente, ma in alcuni rari casi avanzati o metastatici si trasforma e diventa aggressivo, fino a provocare delle profonde e devastanti lesioni sulla pelle, spesso sul volto, sfigurando e deturpando i pazienti. Proprio nei giorni scorsi, la vita delle persone che ne sono affette è stata “fotografata” attraverso l’indagine “Basalioma, sotto la maschera” condotta da Gfk Eurisko e promossa da Roche per cercare di scavare nella quotidianità e nelle emozioni degli italiani che vivono con questa forma di malattia-disagio, capace di provocare anche un malessere psicologico ed entrando a far parte di un circolo vizioso: in molti casi difatti i pazienti si nascondono anche dai propri familiari, tendono a bendarsi e a camuffarsi con berretti o garze.

Vergognarsi delle proprie lesioni cutanee, il nascondersi e il trascurarsi, nei casi più gravi, provoca isolamento, compromettendone anche la vita sociale, lavorativa ed affettiva. Per la forma più invasiva di carcinoma basocellulare in cui la chirurgia non può essere una soluzione appropriata, la medicina ha fatto passi avanti, adottando una nuova forma terapeutica: il vismodegib, un’innovativa terapia a target molecolare in grado di inibire il pathway (via di segnalazione cellulare) dimostrando una marcata riduzione delle lesioni cutanee nei carcinoma basocellulari localmente avanzati e metastatici.


Approfondimento. Le parole d’ordine sono informazione e prevenzione

Il carcinoma basocellulare o basalioma è il tumore della pelle più diffuso, che ogni anno colpisce 10 milioni di persone in tutto il mondo, In Italia sono circa 120 mila i soggetti affetti, di cui oltre 10 mila siciliani, con il numero di nuovi casi diagnosticati che aumenta al ritmo costante del 10%. Coloro che convivono con il carcinoma basocellulare fanno emergere tutta la loro ansia e paura, temendo soprattutto una ricomparsa del tumore o di incorrere in aggravamenti e metastasi. Per questo motivo viene chiesta una maggiore attenzione al problema da parte del sistema sanitario e una più marcata sensibilizzazione dell’opinione pubblica per sentirsi più integrati nella società. La parola d’ordine è quindi informazione: se si sapesse dell’esistenza del basalioma lo si potrebbe prevenire: ignorare una lesione cutanea e non intervenire precocemente può essere molto pericoloso, mentre la diagnosi precoce permette di asportare il tumore quando è ancora di piccole dimensioni, con una percentuale di guarigione vicina al 100%.

Articolo pubblicato il 10 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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