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Quotidiano di Sicilia

Un palazzo fatiscente per 50 mila volumi: la Biblioteca regionale cerca ancora casa
di Chiara Borzì

Un calvario che dura da dieci anni e che potrebbe concludersi solo nei locali dell’ex Collegio Gesuiti

Tags: Catania



CATANIA - Potrebbe volgere al termine dopo anni di attesa il calvario del patrimonio librario custodito nei locali del civico 84 di via Etnea, sede di un distaccamento della Biblioteca regionale universitaria. Ospitata all’interno del fatiscente palazzo Carcaci, il ramo dell’ente bibliotecario ha svolto in questi anni attività in condizioni di sacrificio.
 
Causa i lavori che da decenni vedono presente nel cortile adiacente la biblioteca una gru ed ovunque testimonianze dell’opera di messa in sicurezza del palazzo, la sede ha finito per cadere in una condizione degrado visibile a tutti. Non esiste una vera porta d’ingresso nell’androne, non esiste neppure una serratura diversa verosimilmente da un piccolo lucchetto. Per accedere alla sede serve salire delle scale sporche e al cui inizio campeggia un simbolo annerito della proprietà Carcaci. All’interno delle strutture non è stato mai risolto il problema delle infiltrazioni di acqua piovana all’interno della sala lettura, non esistono ancora riscaldamenti. Soprattutto è inadeguato lo spazio, quello necessario ad ospitare gli antichissimi volumi in possesso della Biblioteca.

Già da tempo si era a conoscenza della possibilità di poter trasferire testi e dipendenti presso due locali dell’ex collegio dei Gesuiti sito proprio in via Gesuiti, ma per via di contenziosi ed episodi tra i più disparati nulla finora è accaduto. L’agognato trasferimento dunque è in fortissimo ritardo, tuttavia dalla direzione dell’ente sembrano giungere buone notizie.

“Se in tempi brevi otterremo il finanziamento che ci permetterà di costruire la scala di collegamento degli spazi, entro 6-8 mesi dall’inizio dei lavori potremmo finalmente trasferirci”, ha riferito Maria Grazia Patanè, dirigente responsabile della Biblioteca. La Patanè è ritornata in servizio attivo presso l’ente bibliotecario quasi un anno fa, dopo aver espletato un incarico presso la Sovrintendenza ai Beni Culturali. “Immediatamente dopo il mio ritorno ho richiesto tre finanziamenti per permettere di ultimare e mettere in sicurezza i locali che una volta erano in dotazione alla Prefettura e all’ex ospizio di beneficienza. Nel frattempo mi sono mossa per cercare di sgomberare dalla sede di via Etnea quanti più libri e strumenti possibili”.

Sconosciuto ai più, il calvario dei 50 mila volumi oggi depositati al civico 84 inizia nel 2003, quando i testi vengono sfrattatati insieme a tutto il distaccamento da via Orto San Clemente. “Tra noi e il proprietario dell’immobile vi era chiaramente un rapporto contrattuale di tipo privato. Quando seppimo dell’aumento del canone d’affitto non potevamo più sostenere la somma e fummo sfrattati. Ci ritrovammo con la Polizia giudiziaria nei locali e i libri depositati per terra in attesa di essere trasferiti. Tra quel patrimonio erano presenti anche documenti della Gazzetta Ufficiale che ripercorrevano il periodo dalla nascita del Regno d’Italia alla Repubblica. Riuscimmo a rintracciare la disponibilità dei locali di proprietà della Sovrintendenza siti in via Gesuiti, ma piuttosto che procedere velocemente con il trasferimento trovammo l’ostacolo dell’allora preside dell’Istituto d’Arte, che ci costrinse a recarci presso l’Avvocatura dello Stato per risolvere il contenzioso”.

I locali erano infatti condivisi con la scuola, ma nonostante fosse stata disposta la dotazione alla Biblioteca, la preside dell’istituto non si rassegnò alla perdita di quegli spazi. Al cancello d’ingresso della struttura fu così cambiata la serratura d’ingresso per evitare il contatto tra i muratori e le studentesse. “La ditta scelta per procedere ai lavori è stata selezionata con una procedura di cottimo fiduciario – ha dichiarato Patanè – per questo le pretese della preside per noi erano insostenibili. Sapevamo di aver scelto persone affidabili”. In questo stesso periodo si pensò di trasferire il patrimonio del civico 84 alla Manifattura Tabacchi, spazio acquistato dalla Regione, ma come affermato ancora dalla dirigente, l’idea fallì per l’impossibilità di ritagliare gli spazi necessari ad ospitare i volumi.

Ritornata ad occupare pienamente il posto di dirigente responsabile della Biblioteca, Patanè ha affermato di aver potuto rilevare solo l’esaurimento dei fondi.

“A partire da gennaio 2013 ho chiesto nuovo denaro alla Sovrintendenza. 15.271 euro per il sistema anti-intrusione del quarto cortile dell’ex collegio dei Gesuiti, altri 115 mila euro e ulteriori 33 per messa in sicurezza e altri tipi di adeguamento della struttura. Due di questi tre finanziamenti sono stati concessi, tanto che è oggi possibile rivedere i muratori a lavoro, e la maggior parte delle sale, quelle che in futuro ospiteranno i volumi e le sedi amministrative, sono ormai completate. Un solo finanziamento aspetta risposta ed è quello che ci permetterebbe di completare i lavori”.


L’occupazione dei locali e quel finanziamento a rischio

CATANIA - La fine del 2013 ha portato, tuttavia, un’ulteriore ritardo nella realizzazione. I locali di via Gesuiti sono stati infatti recentemente occupati da un movimento. Una settimana prima dell’arrivo delle festività natalizie i poliziotti della Digos hanno sgomberato i locali permettendo il ripristino dei lavori. “Riavuti i locali sono dovuta andare a fare un sopralluogo per vedere se fosse stato danneggiato qualcosa. Il movimento si era allacciato alla nostra rete elettrica per dar vita alle proprie attività, all’interno della struttura abbiamo trovato un frigorifero e il necessario per arrostire la carne e farne panini che pare vendessero al pubblico. Questa occupazione ci ha esposti al rischio di perdere i fondi già ottenuti dai finanziamenti per il dovere di utilizzarli entro l’anno solare”. In questa lunga storia il problema fondi ha un precedente. “Nel ’91 ci furono messi a disposizione 11 miliardi di lire e valutammo il loro utilizzo in una conferenza di servizi dove ci confrontammo con la Protezione Civile – ha affermato Patanè - Per non perdere questo denaro pensammo di lavorare sulle componenti delle strutture che ci erano disponibili all’interno dell’ex collegio dei Gesuiti, tuttavia fu infine il passaggio dalla lira all’euro a danneggiare noi come tutti: la somma fu ridotta alla metà”. “Serve maggiore senso di responsabilità delle parti in gioco – ha così concluso la Patanè – siamo stati troppo tempo in aspettativa e alla ricerca della sede giusta per ospitare i volumi. Non si possono chiedere altri locali. Se tutto andrà bene quelli che potrebbero esserci consegnati alla fine del 2014 sono ambienti adeguati e su cui sono stati eseguiti lavori che permetteranno di ospitare finalmente sia i libri che il personale amministrativo”.

Articolo pubblicato il 11 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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L’ingresso e la gru nel cortile
L’ingresso e la gru nel cortile
L'ingresso della sede di via Gesuiti
L'ingresso della sede di via Gesuiti
Cartelli dei lavori in via Gesuiti
Cartelli dei lavori in via Gesuiti
Due righe con un pennarello, per indicare l’ingresso
Due righe con un pennarello, per indicare l’ingresso
Decorazione Carcaci nel degrado
Decorazione Carcaci nel degrado
L’ingresso del distaccamento
L’ingresso del distaccamento
Le scale degradate che portano alla biblioteca
Le scale degradate che portano alla biblioteca
Maria Grazia Patanè
Maria Grazia Patanè