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Immunoterapia, nuova frontiera della lotta alle patologie tumorali
di Patrizia Penna

Questa metodologia attacca le cellule cancerogene mediante il potenziamento del sistema immunitario. La rivista Science la colloca al primo posto tra le innovazioni scientifiche del 2013

Tags: Immunoterapia, Tumore



PALERMO - L’immunoterapia contro il cancro al primo posto tra le innovazioni scientifiche che hanno caratterizzato l’anno 2013: lo afferma la prestigiosa rivista Science in un lungo articolo nel quale si approfondiscono le ragioni dell’efficacia di questa metodologia medico-scientifica che consente di fare del nostro sistema immunitario il più potente strumento di difesa dagli attacchi delle patologie tumorali già sviluppate nell’organismo di un individuo.

Il principio su cui si basa lo studio segna una svolta radicale rispetto al passato. Se fino ad oggi l’utilizzo di tecniche ormai consolidate quali la chemioterapia e la radioterapia determinava un forte indebolimento del sistema immunitario del paziente facendo sì che la cura si rivelasse troppo spesso peggiore del male stesso, adesso la logica della lotta ai tumori e della loro cura si basa su un presupposto diametralmente opposto, ovvero quello secondo cui l’organismo non risulta pesantemente debilitato ma irrobustito a livello fisiologico.

Si tratta di una delle applicazioni più importanti del principio secondo cui la cura per i mali del nostro organismo risiede nell’organismo stesso. “L’immunoterapia – si legge nell’articolo– segna una svolta nel trattamento del cancro poiché mira al sistema immunitario e non al tumore in sé”.

I sorprendenti risultati della terapia antitumorale non sono giunti in tempi brevissimi ma sono stati il frutto di lunghi anni di studi e test effettuati su pazienti affetti da cancro, tra cui il melanoma cutaneo. I primi passi sono stati mossi in laboratorio dallo studioso statunitense James Allison dell’Università del Texas, fu lui ad intuire che potenziare il sistema immunitario poteva tradursi in un’azione d’attacco efficace ed incisivo alle cellule cancerogene: erano ancora gli anni ‘80.

Il primo esperimento significativo fu condotto nel 2006 su 39 pazienti affetti da cinque diverse malattie oncologiche. Due anni dopo, nel 2008, i medici poterono constatare che in almeno cinque dei 39 volontari che si erano sottoposti ai test, il tumore era regredito. “Alcuni pazienti – racconta Science – continuarono a rispondere anche dopo la conclusione della terapia, lasciando intuire che il loro sistema immunitario era profondamente cambiato”.

La svolta definitiva è arrivata nell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle che ha permesso di dimostrare, con nuovi test, come “la profonda e rapida regressione del tumore” abbia interessato quasi un terzo dei 1.800 pazienti affetti da melanoma e trattati con l’immunoterapia. Delle enormi potenzialità dell’immunoterapia, ancora da sfruttare adeguatamente, sono convinti gli studiosi i quali, infatti, non si sono fermati di fronte ai recenti successi conseguiti e stanno proseguendo le ricerche nella direzione di una maggiore incisività della terapia affinché a trarne beneficio possa essere una porzione sempre più ampia di pazienti. Questa terapia a dir poco rivoluzionaria potrebbe salvare tantissime vite ed incidere in maniera significativa sulla mortalità per cause oncologiche che risulta ancora elevatissima soprattutto in quei paesi ed in quelle regioni dove si riscontra una grave carenza sul fronte della prevenzione.

È il caso ad esempio del Mezzogiorno dove, a dispetto di un moderato aumento della sopravvivenza relativa a 5 anni dalla diagnosi registrato negli ultimi anni (fonte Aiom), il rapporto mortalità-incidenza è nettamente più sfavorevole rispetto al Nord Italia. Nel biennio 2009-2010, ad esempio, la nostra Isola, secondo il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore della Sanità, è stata la regione col numero più basso di screening gratuiti ed ha inoltre registrato ben 9.699 casi di mortalità per tumore maligno.

Interessanti sono anche i dati che emergono dal Rapporto “I numeri del cancro in Italia 2013”, frutto di una collaborazione ormai consolidata tra l’Airtum e l’Aiom (Associazione italiana di oncologia medica). “I tumori in Italia – si legge nel report -, presentano notevoli differenze geografiche nei principali indicatori epidemiologici:incidenza, prevalenza, mortalità, sopravvivenza.

Per quanto riguarda l’incidenza (i dati si riferiscono al periodo 2006-2009, nda), in entrambi i sessi, si osserva un gradiente geografico con livelli che si riducono dal Nord al Sud. Più precisamente il tasso di incidenza standardizzato (sulla popolazione europea) e, per il totale dei tumori, del 26% più alto al Nord rispetto al Sud e del 7% più alto al Centro rispetto al Sud.
 
Il fenomeno può essere imputabile a varie cause: minore esposizione ai fattori cancerogeni al Sud (fumo di tabacco, inquinamento ambientale ecc.); maggiori fattori protettivi al Sud (stile di vita alimentare, fattori legati alla vita riproduttiva, ecc.) e sempre al Sud, per alcune sedi tumorali, una minore diffusione di programmi di screening (mammella, colon) o di campagne di diagnosi precoce (es. melanoma)”.

E ancora: “Per quanto riguarda la sopravvivenza, sebbene con differenze meno elevate rispetto agli anni precedenti, si mantiene attualmente ancora un gradiente Nord-Sud, a sfavore delle aree meridionali”.

Articolo pubblicato il 11 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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