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Quotidiano di Sicilia

Estorsione, la piaga sociale che opprime il sistema Sicilia
di Serena Giovanna Grasso

Sono cinque le province siciliane che si collocano negli ultimi venti posti della classifica del Sole 24 ore. Gli strumenti offerti dalle istituzioni come la L.44/1999 consentono di reagire

Tags: Estorsione, Racket



PALERMO – La piaga sociale che attanaglia noi siciliani, ma anche noi italiani, continua ad essere il fenomeno che prende il nome di estorsione. Il pensiero comune impone alla nostra Isola di indossare la corona di aprifila per quel che concerne la diffusione del fenomeno, pensiero comune confermato dalla classifica stilata dal Sole 24 ore sulla qualità della vita. Sono ben cinque le province che si situano tra gli ultimi 20 posti della graduatoria (Siracusa, Catania, Trapani, Ragusa e Messina). Neppure le restanti sono ben piazzate, dal momento che occupano la seconda parte della graduatoria. Unica eccezione è costituita dal Capoluogo che si colloca tra le prime 40 province su scala nazionale.

Quel che rende questi dati ancora più tristi e quasi drammatici è il fatto che si basano sul numero di denunce effettuate. Dunque, è molto probabile che la situazione sia peggiore di quanto già non appaia, poichè molto spesso si preferisce non denunciare, specialmente in Sicilia, regione nota per la sua caratteristica “omertà”.

Occorre combattere e sconfiggere definitivamente la criminalità organizzata che inesorabilmente si sovrappone alla figura dello Stato, originando uno “Stato” alternativo ed antagonista. Ma il primo passo è ad ogni modo intercettabile nella denuncia, quindi occorre sensibilizzare i cittadini tutti a compiere quest’importante scelta capace di dare il la alla lotta ultima. Però, troppo spesso questa scelta viene stroncata sul nascere a causa di timori e paure di ritorsioni da parte degli estorsori o della diffidenza nutrita nei confronti delle capacità di tutela istituzionali.

È forse il ricordo di Libero Grassi, l’imprenditore palermitano ucciso da cosa nostra nella calda estate del ‘91 perché si era rifiutato di pagare il “pizzo”, che frena i commercianti dal denunciare? O forse quello più recente del commerciante palermitano che ha denunciato i propri aguzzini dopo essere stato selvaggiamente picchiato, sulla cui vicenda grava un silenzio quasi agghiacciante?

Quel che è certo è che la vittima di estorsione deve essere accompagnata e sostenuta non solo nel momento immediatamente successivo alla denuncia, ma ancor prima mediante un’adeguata campagna di sensibilizzazione. Contemporaneamente è necessario cambiare la mentalità e cultura dei siciliani: non si può delegare ogni responsabilità e inadempienza allo Stato, anzi bisogna farsi promotori del cambiamento. Bisogna nuovamente imboccare la via della legalità perchè non esiste crescita dove vige un regime malavitoso e la Sicilia ha certamente bisogno di crescere e non solo sotto il profilo economico ma anche e soprattutto sotto quello valoriale.

Il sistema che prende il nome di legalità nasce dalla cooperazione tra Stato e società, o meglio imprenditori. Dunque, un ruolo decisivo è quello svolto dalle associazioni antiracket che devono assistere le vittime sin dai primi momenti estorsivi e non solo durante la fase processuale. Un importante strumento a disposizione delle vittime di estorsione è costituito dalla creazione del “Fondo di solidarietà” e dalla legge antiusura tracciata nel 1991 da Giovanni Falcone e successivamente rielaborata fino ad ottenere la legge n.44 del 23 febbraio 1999. Secondo l’articolo 1 della seguente norma “ai soggetti danneggiati da attività estorsive è elargita una somma di denaro a titolo di contributo al ristoro del danno patrimoniale subito”.

Secondo la legge, ha diritto a beneficiare dei contributi previsti dal Fondo di solidarietà per le vittime dell’estorsione colui che, esercitando un’attività economica o una libera professione, abbia subito un danno a beni mobili e immobili, o lesioni personali, o un danno sotto forma di mancato guadagno, in conseguenza di: delitti commessi per costringerlo ad aderire a richieste di estorsione, avanzate anche successivamente ai fatti; delitti commessi per ritorsione alla mancata adesione a tali richieste; una situazione d’intimidazione anche ambientale. L’elargizione è concessa ad alcune condizioni, tra cui due fondamentali: la vittima deve aver riferito all’autorità giudiziaria tutti i particolari di cui sia a conoscenza sul delitto da cui è derivato il danno; la vittima non deve aderire, o deve aver smesso di farlo, a richieste di estorsione (questa condizione deve permanere dopo la presentazione della domanda di accesso al Fondo).

Dunque, è sicuramente preferibile scegliere la via della legalità e non dimenticare chi ha lottato contro la mafia ed ogni forma di criminalità organizzata per la propria generazione, ma anche per le successive, quindi anche per noi, arrivando troppo spesso a rimetterci la vita.

Articolo pubblicato il 17 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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