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Quotidiano di Sicilia

Crocetta-Commissario, si va allo scontro?
di Antonio Leo

Il prefetto Carmelo Aronica non sarà presente domani a Roma, troppi i veleni nei suoi confronti. Il governatore difende la sua manovra, ma resta il nodo dei 3,5 miliardi di crediti inesigibili senza copertura. Per superarlo propone: "Le Regioni acquistino titoli di Stato"

Tags: Finanziaria, Bilancio, Regione Sicilia, Sicilia, Crocetta, Bianchi, Carmelo Aronica, Commissario Dello Stato Per La Regione Siciliana



Rosario Crocetta si sta giocando il tutto per tutto. Di fatto, andando a Roma, ha iniziato un braccio di ferro con il commissario dello Stato, Carmelo Aronica, che nei giorni scorsi ha impugnato la Finanziaria del governo regionale. Principalmente per un motivo, come abbiamo già scritto: la copertura prevista dalla Giunta a garanzia dei residui attivi (cioè i vecchi crediti dell’Amministrazione difficilmente riscuotibili) “non è credibile”.
 
L’impugnativa, infatti, blocca oltre 550 milioni di euro che servono per coprire almeno in parte i 3,5 miliardi di euro di crediti non esigibili che ogni anno, puntualmente, i vari governi succedutisi alla guida dell’Isola hanno appostato nei vari bilanci. Un falso: perché per l’appunto non si tratta di crediti, bensì di carta straccia.
 
Il governatore in queste ore continua ad accusare il prefetto Aronica con un linguaggio al limite del turpiloquio. Ne abbiamo sentite di tutte: a causa sua sarebbero stati bloccati i fondi per la lotta alla mafia, quelli per i disabili, per i ciechi, per le famiglie povere. Per carità, tutte situazione meritevoli di attenzioni.
 
Ma non è questo il punto. I rilievi del Commissario riguardano violazioni costituzionali, piaccia o non piaccia, e soprattutto tendono a preservare la Regione dal rischio di insolvenza. Come ha ricordato questa mattina il ministro per la Pa, Gianpiero D’Alia, “ogni operato è criticabile, ma va rispettato il ruolo costituzionale e tra l'altro è bene ricordare che il Commissario ha operato per garantire la tenuta dei conti pubblici”. E invece fino a poche ore fa l’ex sindaco di Gela ha dato ulteriormente fuoco alle polveri: “Se il metodo del commissario fosse esteso a tutte le Regioni italiane andremmo incontro al default dello Stato”. Poi, con una delle sue solite giravolte, ha abbassato il tiro: "Ritengo urgente riprendere il dialogo per il bene comune".
 
Non sorprende dunque che Carmelo Aronica, – il quale svolge un ruolo terzo rispetto alle leggi approvate dal Parlamento siciliano - avrebbe deciso di non partecipare al vertice previsto per domani presso il ministero degli Affari regionali, dove saranno presenti tra gli altri Crocetta e l’assessore all’Economia, Luca Bianchi. Troppi i veleni su di lui.
 
Il presidente della Regione, comunque, difende a spada tratta la manovra del suo esecutivo: “non soltanto in questi anni sono stati tagliati 2 miliardi e 400 milioni, ma sono già stati accantonati 300 milioni per la costituzione del fondo rischi per i residui attivi”.
“I rappresentanti del governo nazionale - prosegue - hanno affermato che la manovra 2014 non solo ottiene il pareggio dei conti, come confermato dal capo di gabinetto all'Economia Daniele Cabras e dal ministro Del Rio, ma che è anche una manovra di grande valore sociale e di rilancio dello sviluppo”.
 
Crocetta, però, sa bene che le cose stano diversamente. In questo momento nell’Isola ballano 15 miliardi di residui attivi (3,5 miliardi, come scriviamo sopra, inesigibili e altri 11,5 in corso di verifica). Soldoni che in qualche modo la Regione dovrà garantire. A Roma non si sperticano in lodi, come vorrebbe far credere il presidente, tanto che D’Alia ha dichiarato, senza mezzi termini, che “si farà una verifica voce per voce per individuare soluzioni che garantiscano la spesa delle risorse, ma anche che non ci siano buchi nel bilancio della Regione”.
 
Lo stesso governatore, d’altro canto, ha lanciato una proposta per garantire la tenuta finanziaria della Regione: l’emanazione di un decreto che consenta a tutte le Regioni di ricostituire il fondo rischi per i residui attivi (crediti inesigibili) con un piano costituito dall’acquisto di titoli dello Stato non negoziabili. Quest’ultimi avrebbero l'effetto di rendere stabile il bilancio rispetto ai rischi, ma anche contribuirebbero al risanamento nazionale attraverso l'incremento del valore del rating dei buoni dello Stato.
 
Si tratta, spiega Crocetta, di un decreto legge che consentirebbe alle Regioni indebitate “di pagare il dovuto, con una quota annua, realizzata tramite l’acquisto di Titoli di Stato immobilizzati”. Perché, al di là degli annunci spot, il panorama finanziario della Sicilia – come ha anche affermato la Corte dei Conti – resta “preoccupante”.

Articolo pubblicato il 29 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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