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Un Governo non credibile
di Antonio Leo

Così il commissario dello Stato ha definito la copertura prevista per i nuovi e maggiori oneri a carico della Regione. Un'affermazione che di fatto smonta l'operato della giunta Crocetta nell'ultimo anno. Luca Bianchi, assessore all'Economia, non ci sta: "Impugnativa talebana"

Tags: Commissario Dello Stato Per La Regione Siciliana, Finanziaria, Carmelo Aronica, Crocetta, Costituzione, Assemblea Regionale Siciliana



Riduzione delle royalties per le estrazioni (leggasi regalo alle compagnie petrolifere): bocciata. Finanziamento di spese a pioggia per 262 milioni di euro (mini Tabella H mascherata): bocciato. Diritti alle coppie di fatto: bocciato. Stabilizzazione di oltre 700 regionali: no. L’elenco delle norme contenute nella Finanziaria del Governo e respinte dal Commissario dello Stato per la Sicilia, Carmelo Aronica, è lunghissimo. Si tratta di ben 59 punti, tra articoli e commi, come ha scritto questa mattina Lucia Russo. Una condanna senza appello.
 
Adesso il Governo – ha annunciato uno dei più colpiti dalla sonora sconfitta, l’assessore all’Economia Luca Bianchi - porterà in Assemblea entro un mese una manovra di variazione del bilancio, con l'obiettivo di “sbloccare” i 558 milioni di euro a valere sulle norme della finanziaria cassate dal commissario dello Stato. Nel frattempo, però, la manovra senza le parti impugnate sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.
 
“Quella del commissario dello Stato – ha affermato Bianchi - è un’impugnativa talebana, la smonteremo rigo per rigo. Siamo pronti a presentare una manovra di variazione, intanto pubblichiamo quella senza le parti impugnate”.
 
L’impugnativa, come dicevamo, blocca 558 milioni di euro di spesa e li destina automaticamente nel fondo a copertura dei residui attivi. È proprio la scopertura di questi residui che ha fatto sobbalzare dalla sedia il prefetto Aronica e i suoi collaboratori.
 
Il commissario riprende i rilievi che la Corte dei Conti aveva rivolto alla manovre dell’anno scorso, dove vi era un “preoccupante divario tra spese correnti ed entrate correnti ormai consueto nell’ultimo triennio, pari ad oltre 1 miliardo di euro”.
Per tale motivo l’Organo di Controllo “aveva invitato il Governo ad indagare sull’emersione del disavanzo corrente e ad attivare riforme strutturali della spesa pubblica regionale e a tendere ad un rigoroso contenimento della tendenza espansiva della spesa corrente mediante un congruo effettivo e permanente ridimensionamento della stessa anche attraverso il ripensamento e la riperimetrazione dei confini dell’azione pubblica regionale”. Un ridimensionamento che nei fatti non è avvenuto.
 
La stoccata, una tirata d’orecchio che deve fare molto male a un Governo fatto “di tecnici”, arriva alla fine: “Sulla base di quanto esposto lo scrivente è dell’avviso che la copertura dei nuovi e maggiori oneri a carico del bilancio della Regione con proprie risorse” – derivanti dalle disposizioni contenute negli articoli cassati - “non sia credibile, sufficientemente sicura ed ancorata a criteri di prudenza, affidabilità e appropriatezza, in adeguato rapporto con le spese che si intendono effettuare”.
 
Un Governo “non credibile”. Di fatto è questa la sentenza finale che pesa come un macigno su tutta la giunta Crocetta. Si facciano le dovute riflessioni e se ne traggano le conseguenze.
 

Articolo pubblicato il 24 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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