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Trapani - Il sindaco della “legalità” arrestato per corruzione
di Redazione

La paradossale storia del primo cittadino di Calatafimi-Segesta

Tags: Nicolò Ferrara, Corruzione, Legalità



TRAPANI - Il sindaco del Comune di Calatafimi-Segesta, Nicolò Ferrara, è stato arrestato dalla Polizia con l'accusa di corruzione, falsità ideologica e turbativa d'asta. Insieme a lui sono finiti in manette anche due imprenditori palermitani, Ettore ed Enrico Crisafulli, che devono rispondere di intestazione fittizia dei beni. Per tutti il gip ha disposto i domiciliari.
L'indagine, non ancora conclusa, coinvolge altre otto persone e tra queste ci sono anche alcuni dipendenti comunali.

Una storia paradossale, quella dell’arresto di Ferrara, che in qualità di presidente del Consorzio trapanese “Legalità e sviluppo”, aveva addirittura tenuto qualche settimana fa in Prefettura un seminario sulla normativa in tema di corruzione. Ieri il sindaco, 57 anni, è stato arrestato con l'accusa di avere ricevuto dall'imprenditore Francesco Fontana, titolare della omonima impresa individuale, tremila euro per l'aggiudicazione in un'asta pubblica di un compattatore comunale da dismettere. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip del Tribunale di Trapani, Lucia Fontana, su richiesta della Procura.

L'inchiesta ha preso il via da una denuncia presentata alla Polizia di Alcamo da un dipendente dalla Simaco (impresa edile gestita dai Crisafulli), società appaltatrice dei lavori di “urbanizzazione primaria della zona artigiana di contrada Sasi di Calatafimi-Segesta” a causa di “presunte pressioni subite circa l'assunzione di lavoratori da parte di tecnici incaricati dal Comune”.

Dopo l'esposto sono scattate le intercettazioni delle conversazioni tra pubblici amministratori, dipendenti comunali e imprenditori interessati ai vari appalti aggiudicati dal Comune di Calatafimi-Segesta. Gli investigatori hanno poi puntato l'attenzione sulla vendita, mediante asta pubblica, di alcuni autocompattatori utilizzati per la raccolta di rifiuti nel territorio comunale e in dismissione. Ferrara, secondo i magistrati, avrebbe invitato il responsabile del Settore finanziario a sospendere l'asta per prendere tempo in modo da garantire a Fontana l'esito favorevole della vendita a causa di un’imprevista partecipazione alla gara pubblica di un'altra impresa. L'imprenditore avrebbe ammesso in un interrogatorio di avere versato i tremila euro al sindaco.

Il primo cittadino è anche indagato per avere nominato come responsabile dell'Ufficio Tecnico un dipendente privo di laurea, mentre i Crisafulli sono indagati per intestazione fittizia di beni finalizzata a eludere l'applicazione di eventuali misure di prevenzione patrimoniale nei loro confronti.

Ettore Crisafulli ha precedenti penali per associazione a delinquere di stampo mafioso, bancarotta e truffa ai danni di Enti pubblici, “il che – secondo gli investigatori - spiega l'esigenza di ricorrere a prestanomi di fiducia al fine di evitare di comparire quale diretto e personale gestore di società attive sul mercato imprenditoriale, e per prevenire l'applicazione di misure di prevenzione di natura patrimoniale”.

L'imprenditore in passato è stato sottoposto a programma speciale di protezione per avere testimoniato in un'indagine legata al boss Angelo Siino.

Articolo pubblicato il 06 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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