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Quotidiano di Sicilia

Casinò a Taormina e Palermo, l'Ars dice sì
di Redazione

Il testo adesso passerà al vaglio del Parlamento nazionale cui spetta l'ultima parola. Ecco perché la Sicilia potrebbe avere 2 mln di pernottamenti in più l'anno / "Lo Stato non vuole il casinò ma poi fa giocare tutti online" di Antonio Casa e Rosario Battiato

Tags: Sicilia, Casinò, Taormina, Palermo



L’Assemblea regionale sicialiana ha approvato, questo pomeriggio, il disegno di legge-voto per l'apertura di due casinò in Sicilia, uno a Taormina e l'altro a Palermo. Il testo adesso passerà al vaglio del Parlamento nazionale che dovrà legiferare poiché la regione non ha potestà legislativa primaria in questa materia. Il ddl-voto è passato a maggioranza, col voto contrario dei 12 deputati 5stelle e con 4 astenuti.
 
Il testo, costituito da un solo articolo, prevede l'apertura dei casinò in deroga al codice penale, motivo per cui la competenza è dello Stato.
 
Dopo l'eventuale ok da Roma, l'Ars tornerà a legiferare sul "procedimento per l'individuazione delle sedi dei due casinò nei territori di Taormina e Palermo, le modalità di gestione delle case da gioco oggetto di concessioni amministrativa e affidata a società per azioni individuate secondo procedure di evidenza pubblica, la durata delle concessioni amministrative, l' indicazione delle tipologie di giochi autorizzati e i giorni di chiusura e gli orari di apertura al pubblico dei locali adibiti al gioco".
 
Oltre al ddl-voto, l'Assemblea, sempre questo pomeriggio, ha approvato anche un ordine del giorno, a firma di Lino Leanza (Art.4) e Nino Germanà (Pdl-Ncd), che impegna il governo ad affrontare la questione relativa all'apertura delle case da gioco in commissione paritetica.
 
Lo scorso 8 agosto sul Quotidiano di Sicilia abbiamo parlato dei benefici che ricaverebbe l'Isola qualora i Casinò diventassero realtà. Di seguito l'inchiesta di Emanuele Gentile. (Clicca qui invece per leggere l'inchiesta di Antonio Casa e Rosario Battiato)
 

 
 
Con un Casinò in Sicilia almeno 2 milioni di pernottamenti in più l'anno 
 
"Non sono i casinò a far paura poiché sarebbero numericamente limitati, luoghi in cui ‘l’esorcismo della legalità’ potrebbe tranquillamente sconfiggere le prospettive ‘diaboliche’ che chicchessia potrebbe paventare. C’è un problema di competenza; non è una questione di paura o di volontà”. Così risponde a una nostra domanda l’assessore regionale al Turismo Michela Stancheris in riferimento all’infinita telenovela siciliana dei casinò. Una realtà che altrove crea ricchezza e molteplici benefiche ricadute. 
 
In Italia abbiamo quattro casinò: a Sanremo (Liguria), Saint Vincent (anche Casinò de la Vallée – Valle d’Aosta), Campione d’Italia (Lombardia) e Venezia (Veneto). Nessuno di questi è stato istituito negli anni della Repubblica ad eccezione di quello di Saint Vincent. Infatti, il loro decreto istitutivo risale ai tempi della Monarchia. Sarà un caso? E’ indubbio quanto importanti siano i casinò per i territori dove essi sono operativi. 
 
Ad esempio, il Casinò di Sanremo ha registrato nel 2012 incassi per 50.546.000 di euro a fronte dei 60.341.000 di euro dell’anno prima. La casa da gioco di Saint Vincent ha chiuso il 2012 con proventi pari a 76.600.000 di euro con un ribasso del 19 % rispetto al 2011. A Campione d’Italia i proventi 2012 sono stati 91.000.000 di euro. Mentre il Casinò di Venezia ha subito una flessione quest’anno del 7 per cento rispetto all’anno scorso (ma che gli ha permesso comunque di vedere varcate le sue porte da 834.376 giocatori per un incasso di ben 122.653.272 euro). 
 
Sono somme davvero impressionanti per il semplice fatto che, essendo i Comuni stessi coinvolti nel loro management, tali somme contribuiscono in maniera del tutto evidente al benessere delle collettività locali. 
Ma allora perché tutto è fermo in Sicilia da decenni? Nel 1947 l’allora Presidente della Regione Valle d’Aosta Chabod aveva autorizzato l’apertura di una casa da gioco in quel di Saint Vincent. Immediatamente dopo partivano dal Ministero degli Interni dei telegrammi piuttosto espliciti nei confronti del Chabod per impedirgli di procedere oltre. Il risultato di cotanto sforzo del Ministero fu che alle nove di sera del 29 marzo del 1947 il capo tavolo Semeghini inaugurava la casa da gioco lanciando il più classico dei “messieurs, faites vos jeux”.
 
Il problema è che il Presidente Chabod affermò in quell’atto deliberativo del 3 aprile del 1946 la massima espressione di autonomia che aveva come fondamento giuridico il decreto legge luogotenenziale n. 545 del 7 settembre 1945 che concedeva alla Valle d’Aosta l’autonomia. Anche la Sicilia si dette uno statuto che gli dava massima libertà d’azione. Quindi, anche in Sicilia, i giochi erano fatti. Tuttavia, si fece un errore madornale. La Regione Siciliana, invece di muoversi autonomamente in perfetto rispetto del dettato dello Statuto Siciliano, presentò il 13 agosto del 1947 una mozione al Governo nazionale per aprire una casa di gioco in Sicilia: quella di Taormina. Da allora tutto risulta maledettamente bloccato. 
 
Ora pare riaccendersi la speranza. “La proposta di aprire dei casinò in Sicilia nasce dall'esigenza di incrementare il turismo e non di far proliferare la ludopatia. Il ‘target’ del casinò è il turista non il cittadino siciliano”, ha detto di recente l’assessore regionale al Turismo Michela Stancheris. 
 
In effetti di case da gioco (con videopoker, slot machine, ecc.) in Sicilia ce ne sono già tante, assolutamente legali e riconosciute dai Monopoli di Stato. Ma queste non portano visitatori, obiettivo che solo un Casinò sarebbe in grado di conseguire, con grande beneficio per tutto l’indotto del turismo. E’ facile immaginare che 600.000 ingressi per giocare al Casinò (così come avviene a Campione d’Italia, per esempio) si trasformerebbero (considerando i 3,5 giorni di media di pernottamento dei turisti in Sicilia) in oltre 2 milioni di pernottamenti in più ogni anno.
 
“Farò un bando pubblico - aggiunge la Stancheris - per verificare nei comuni siciliani chi ha l’appeal per aprire un casinò. Per ora mi hanno proposto Taormina e Cefalù oppure il castello di Donnafugata (Ragusa), ma saranno i Comuni a decidere se partecipare o meno al bando”. E l’idea di aprire casinò a Taormina e Cefalù stuzzica anche il governatore Rosario Crocetta che ha confermato che le case da gioco potrebbero diventare presto realtà nell’isola: “Sono favorevole ma la Stancheris è bergamasca, dunque io aggiungo che prima bisogna preparare dei protocolli anti-riciclaggio”. Sarà la volta buona?
 

 
Le stanze degli alberghi piene grazie alle sale da gioco
 
Mentre la Sicilia si inebria di decennali quanto sterili discussioni se è meglio aprire una casa di gioco o meno, Malta è decisamente partita alla grande. Secondo una ricerca commissionata dall’Autorità Maltese del Turismo il 2,6% dei turisti si reca nell’arcipelago posto al centro del Mediterraneo proprio per andare a giocare nei casinò. Altro dato non meno degno di attenzione. L’Autorità Maltese per il Gioco e le Lotterie da cui dipendono dal punto di vista giurisdizionale i casinò ha chiuso l’esercizio finanziario del 2012 con un bilancio di ben 52 mln di euro. Il che sta a significare che le somme generate dall’industria del gioco forniscono un constante e importante afflusso di risorse finanziarie alle casse erariali dello Stato maltese. 
 
Il Casinò di Campione d’Italia ha chiuso il 2012 con proventi di gioco che sfiorano i 91 milioni (seppure in flessione del 16,5% rispetto al 2011 e con una sostanziale tenuta degli ingressi che hanno raggiunto il numero di 664.391, pari a circa il 3,1% in meno).
Gli introiti lordi di gioco del Casinò di Saint Vincent, non il giro d'affari, sono stati pari a circa 102,2 milioni di Euro nel 2008, 94,4 nel 2009, 98,3 nel 2010, 95,5 nel 2011, 76,2 nel 2012. Gli ingressi, non il numero di clienti, sono stati pari a circa 561 mila nel 2008, 589 mila nel 2009, 610 mila nel 2010, 630 mila nel 2011, 567 mila nel 2012. Numeri da capogiro.
 
Anche a Sanremo, nonostante un trend in discesa, le casse sono state sempre piene e i turisti hanno contribuito così a tenere il Pil e le stanze degli alberghi ben sopra la media italiana.
In particolare nell’ultimo anno ben 602.921 clienti hanno visitato le sale da gioco e quelle delle slot machines per un incasso complessivo di 50.546.000 di euro.
 

 
 
Un'opportunità per la Sicilia e la mafia non ci ostacolerà
Così l'assessore regionale al Turismo ci spiegava il suo pensiero
 
Come mai la questione afferente ai casinò in Sicilia si trascina da così tanto tempo?
“Perché la legislazione italiana è lacunosa. La Corte Costituzionale ha più volte richiesto al legislatore di prodigarsi per regolamentare un'attività che vive di una deroga consentita solo a quattro città […].  Stiamo lavorando per vederci riconosciute, specie dal Ministero degli Interni, le nostre peculiarità, affinché ci venga consentito di svolgere un'attività che nelle Regioni del Nord è consentita da tempo”.
 
Quali sono gli orientamenti della Regione in merito alla “vexata quaestio” dei casinò?
“I casinò rappresenterebbero un'indubbia opportunità per la Sicilia, sia da un punto di vista economico che da un punto di vista turistico. Risulta del tutto evidente che parlare di casinò oggi non significa più discutere dell'offerta di gioco d'azzardo”.
 
Capisco che la presenza della mafia possa rappresentare un motivo di incertezza per l’apertura di casinò nella nostra regione, ma come andare avanti?
“Non è la mafia a dettare scelte e tempi di intervento, specie a questo governo. Essa prolifica laddove il controllo non è in grado di incidere in maniera tempestiva ed efficace. L'unica certezza è che ogni scelta verrà compiuta proprio per impedire che la mafia possa trarne una qualsiasi forma di beneficio e guadagno”.
 
Lei crede che i casinò possano diventare poli di attrazione turistica per la Sicilia?
“Su questo punto voglio essere molto chiara: l'idea che in Sicilia arrivino orde di giocatori patologici non mi interessa, come non mi interessa l'idea di lanciare nel mondo l'immagine di una Sicilia biscazziera. Parliamoci chiaro: moltissimi turisti non sceglierebbero di venire in Sicilia esclusivamente per l'eventuale presenza di casinò, ma solo se saremo capaci di valorizzare a pieno le immense potenzialità di questa regione”.
 

Articolo pubblicato il 12 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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