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Regione: preventivi fasulli e incompetenti
di Carlo Alberto Tregua

Consuntivo ‘08: sforamento di 1 mld

Tags: Regione Siciliana, Roberto Di Mauro, Michele Cimino, Vincenzo Emanuele



Ma chi sono quei geni della lampada che preparano i bilanci della Regione? Per una cifra di circa 28 miliardi, depurata da un avanzo di circa nove miliardi, risulta uno sforamento di ben un miliardo, una cifra impressionante per le casse della Regione. La quale ha accumulato debiti consolidati per circa 4 miliardi.
Come può una Regione, che deve recuperare un forte divario strutturale, economico e sociale rispetto alla Lombardia, fare un programma serio quando parte da un debito così rilevante?
Dare una risposta a questo quesito è preliminare per qualunque programma. La risposta è in re ipsa. Cioè bisogna tagliare la spesa corrente, cominciando da quella clientelare, e innestare un processo virtuoso di investimenti, senza dei quali questa Regione resta al palo, in ultima posizione.
Il taglio della spesa corrente passa attraverso una rapida riorganizzazione dei servizi di tutte le branche amministrative, approfittando della nuova geografia assessoriale definita con la legge regionale 19/08, a partire dal primo gennaio 2010.

Nei prossimi novanta giorni deve essere previsto il percorso per trasferire le competenze da un assessorato all’altro e dare ai dipartimenti dirigenti generali di grande valore professionale, scelti in base a ciò che hanno realizzato nella loro carriera. Nella quale bisogna privilegiare le attività nel settore privato e titoli come Ph. D. (Philosophiæ Doctor) al Mit di Boston, a Yale o alla Bocconi di Milano. Non è possibile avere dirigenti generali che non abbiano fatto alcuna di queste esperienze nel mondo e che non sappiano parlare e scrivere fluentemente almeno due lingue.
Comprendiamo che la scelta basata sui requisiti della meritocrazia non è facile, perché bisogna abbandonare clientele e famigli, ma questa Regione ha bisogno delle più alte professionalità scelte a livello internazionale per cambiare una mentalità di basso rango che l’ha tenuta in queste condizioni per sessant’anni.
È inutile che qualcuno protesti. Provi a confutare il dato: nel 1970 la Sicilia produceva il 5 per cento del Pil nazionale, nel 2009 continua a produrre il 5 per cento, anzichè l’8,5 come sarebbe necessario per stare nella media. In cifre, significa che attualmente la Sicilia produce poco meno di 80 miliardi di Pil, mentre dovrebbe produrne 120, ben 40 mld in più.
 
Di questo stiamo scrivendo. Come spostare la soglia della ricchezza prodotta, da quella attuale a quella che dovrebbe essere. Perché ciò accada è necessario che vi sia una macchina pubblica - Regione, nove Province e 390 Comuni - efficiente, ben oleata, capace di raggiungere gli obiettivi mediante servizi efficaci, basati sulla completa informatizzazione degli uffici.
Sarebbe opportuno che assessori e dirigenti generali studiassero il fenomeno della Repubblica di Singapore, la cui evoluzione è stata descritta nel nostro editoriale pubblicato sabato 25 luglio 2009 (www.qds.it).
Per quanti sforzi abbiamo fatto, non siamo riusciti ad individuare nome e cognome degli scienziati che hanno formulato il preventivo 2008 e neanche quelli che hanno formulato il preventivo 2009.

Certo, responsabile oggettivo della redazione del bilancio regionale è la Ragioneria generale e, per essa, il suo capo Vincenzo Emanuele. Siccome lo conosciamo e sappiamo essere professionista competente non ci spieghiamo come abbia potuto inserire una previsione di 923 mln dalla valorizzazione del patrimonio immobiliare, quando il processo per attuare questo obiettivo non era ancora stato impostato.
E poi non si capisce come l’assessore al Bilancio dell’epoca non abbia tempestivamente bloccato le uscite effettive, quando si è accorto che esse avevano superato le entrate effettive. Non ce ne voglia il nostro amico, Michele Cimino. Sappiamo bene le ragioni della politica, ma la gestione della cosa pubblica deve essere realizzata con la diligenza del pater familias.
Nella finanziaria l.r. 6/09, l’articolo 4 prevede che il presidente della Regione e, per esso, l’assessore al ramo, possa bloccare le uscite in caso di carenza delle entrate, e così deve fare Roberto Di Mauro partendo dalle uscite clientelari, ma anche selezionando i trasferimenti agli enti locali in base alla loro capacità di stare dentro il patto di stabilità, dimostrata attraverso un procedimento virtuoso.

Articolo pubblicato il 23 settembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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