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Quotidiano di Sicilia

Regione, quattro provvedimenti urgenti
di Carlo Alberto Tregua

Silenzio-assenso, limite di mandati

Tags: Regione Siciliana



In Sardegna, metà degli aventi diritto al voto, domenica 16 febbraio, non è andata a votare, più o meno come accadde in Sicilia domenica 28 ottobre 2012. La conseguenza è che il presidente viene eletto con il 15 per cento dei voti degli elettori, una cifra non rappresentativa e talmente bassa che non dà alcun prestigio a chi poi ricopre l’incarico di vertice.
Anche l’attuale presidente della Regione Siciliana (non ci interessa chi esso sia) è stato eletto col 15 per cento dei voti e, in più, si è trascinato otto consiglieri-deputati regionali con il cosiddetto vergognoso listino, contrariamente alla Sardegna ove il listino non c’è.
I cittadini sono stanchi di vedere che tutti costoro continuino a percepire ricchi emolumenti e continuino a fare i propri interessi ignorando quelli generali, per cui non vanno alle urne, con ciò sbagliando, mentre dovrebbero andarci e annullare la scheda: un segno evidente di protesta.
Il primo provvedimento in materia che dovrebbe prendere l’Assemblea regionale sarebbe quello di modificare l’attuale legge per l’elezione del presidente utilizzando il modello della legge del sindaco, in modo che comunque esso venga eletto con almeno la metà più uno dei voti e l’abolizione del listino.

Vi è una seconda modifica che la stessa legge dovrebbe apportare: il limite di due mandati ai consiglieri-deputati regionali: una misura contro il professionismo della politica. Una terza modifica in materia: ogni consigliere-deputato regionale non può ricevere oltre diecimila euro al mese tutto compreso, e tutta la somma dovrebbe essere interamente tassata, come non accade oggi, perché oltre la metà sfugge alle imposte, con ciò configurando tali rappresentanti del popolo come parziali evasori.
Vi sono altri due provvedimenti che riguardano i 1.800 dirigenti della Regione, fra cui vi è una gran parte di capaci e onesti, una parte di incapaci e fannulloni, e una terza parte di corrotti. Il provvedimento richiesto prevederebbe che quando i dirigenti ricevono incarichi addizionali alla loro funzione, non ricevono alcun ulteriore compenso, salvo il rimborso delle spese a piè di lista.
È del tutto anacronistico che dirigenti ben pagati da cento a duecentomila euro lordi l’anno, quando diventano commissari o ricevono altri incarichi, percepiscono indennità supplementari.
 
Il Pil a picco in questa lunga recessione, il crollo degli appalti pubblici, la falcidia dei posti di lavoro dipendono da almeno due cause: la prima riguarda il dissennato comportamento dei presidenti della Regione, che hanno continuato ad alimentare favoritismi, clientelismi e corruzione, sottraendo risorse vitali al cofinanziamento dei fondi europei. Con ciò bloccando i cantieri.
La seconda riguarda il comportamento dei dirigenti che non sono capaci di dirigere con efficienza e con efficacia le branche amministrative loro affidate, tanto, alla fine di ogni mese, il loro cedolino viene pagato puntualmente con accredito in banca.
Il mondo del lavoro e delle imprese e la classe dirigente siciliana, che utilizzano il QdS come veicolo per esercitare una determinante pressione sull’Assemblea e sulla Giunta, chiede a gran voce un provvedimento amministrativo di poche parole: qualunque istanza proveniente da cittadini, imprese ed enti, si intende approvata qualora non sia negata entro trenta giorni dalla data della Pec (Posta elettronica certificata). Voi lo sapete, ormai la Pec è obbligatoria in tutte le pubbliche amministrazioni, nonché per imprese e professionisti. Ma anche i cittadini possono farne richiesta e se la detengono, ai sensi della legge 98/13, nessun atto può essere loro notificato con altro mezzo se non con la Pec.

Questo provvedimento è fondamentale perché taglia i tempi dei procedimenti e da certezza per la realizzazione dei propri progetti a chi produce. Non solo, ma costituisce attrattiva per chi volesse investire in Sicilia. Infatti, uno dei motivi di repulsione nei confronti degli investimenti nazionali ed esteri è proprio la lunghezza, la farraginosità e l’immensa fatica che occorre per andar dietro a tanti parrucconi regionali che se ne infischiano altamente di cittadini,  imprese e dei burocrati comunali, che fanno richieste senza aver risposte.
È ora di finirla con i viaggi della speranza a Palermo che, anzichè essere un luogo di propulsione, di aiuto e di alimentazione delle attività che producono ricchezza, è l’inferno con i suoi gironi. Ora serve il paradiso: i provvedimenti confermati se non negati entro trenta giorni.

Articolo pubblicato il 21 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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