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Quotidiano di Sicilia

87 imprese siciliane “distratte” perdono 2,5 mln di contributi Ue
di Emiliano Zappalà

Finanziamenti pubblici gettati al vento: non è stato chiesto entro il termine previsto dal bando il rimborso delle spese. Erano stati gli uffici dell’assessorato Attività produttive a pubblicare il bando nel 2010

Tags: Unione Europea, Contributi



CATANIA - Purtroppo la Sicilia non riesce a limitare gli sprechi neanche in un periodo di grande difficoltà come quello che stiamo attraversando. Gettare al vento i finanziamenti pubblici e soprattutto i finanziamenti europei alle imprese è segno di enorme superficialità, nonché una condanna autoinflitta a navigare in acque tumultuose, senza appigli né approdi. Sembra impossibile eppure questo è quello che hanno fatto 87 aziende siciliane che hanno perso il contributo Ue per non aver chiesto entro i termini il rimborso spese. Il bando che è sfuggito alle imprese distratte avrebbe consentivo l’accesso a 2,5 milioni complessivi destinati ad investimenti nella produzione. Si trattava di finanziamenti a fondo perduto legati a un comunicato del 2010. Non si può certo dire che sia mancato il tempo.

L’aiuto maggiore era destinato al mondo del commercio. Era prevista infatti per questo settore l’erogazione, sempre a fondo perduto, del cinquanta per cento delle spese da affrontare, se inserite all’interno di un importo massimo di 50 mila euro. Le somme erano ormai pronte, tutto sembrava essere stato predisposto e preparato in maniera corretta, ma per le aziende che avrebbero dovuto beneficiare delle somme stanziate, c’era evidentemente qualcosa che non andava. Una defezione di massa di questo tipo non è facile da spiegare. Perché, non presentando alcuna richiesta di rimborso le imprese in questione hanno perso ogni diritto al finanziamento, in maniera definitiva. Difficile capacitarsi alla Regione che, anche se in maniera indiretta, potrà pagare le conseguenze di questo ammutinamento autolesionista. Erano stati proprio gli uffici dell’assessorato alle Attività produttive infatti, a pubblicare il bando nel 2010, a firma dell’allora dirigente generale Nicola Vernuccio. Le aspettative erano molte. Nulla, fino all’ultimo momento, lasciava presagire una simile, disastrosa debacle.

Nel dettaglio il bando predisponeva aiuti a imprese e attività commerciali, per piccoli investimenti che dovevano seguire la cosiddetta procedura “a sportello”, che finanzia cioè le pratiche in ordine cronologico e fino a quando ci sarebbe stata disponibilità economica. Questa è infatti la tipologia di procedimento applicata in caso di investimenti organici e complessi che impongano esami di validità tecnica, economica e finanziaria come ad esempio la redditività, il piano finanziario di copertura delle spese, i flussi finanziari futuri o gli obiettivi da raggiungere.

Altro bersaglio mancato e altro buco nell’acqua dunque. E certo non farà piacere all’Europa sapere che altre opportunità e altri finanziamenti sono state sprecate. La strada verso la ripresa in questo modo si fa sempre più articolata e complessa.

Articolo pubblicato il 05 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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