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Debiti Pa, Sicilia maglia nera
di Serena Giovanna Grasso

Cgia: nell’Isola solo il 34,6% dei fondi impiegati per pagare le imprese, in Sardegna il 66,3%. 991 mln € ancora da destinare. Renzi: “Sanzioni per le Regioni inadempienti”

Tags: Pa, Debiti



PALERMO – La piaga che ormai da anni attanaglia la nostra Penisola, ed in particolar modo la nostra regione ha a che fare con i ritardi alquanto vistosi dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni alle imprese. Ci eravamo già in parte occupati della questione nell’inchiesta del QdS del 7 marzo del corrente anno recante titolo: “L’Europa ci bacchetta, prima la Sicilia”, nella quale venivano poste sotto il riflettore le procedure di infrazione aperte dall’Unione europea in capo all’Italia.
 
Proprio riguardo ai ritardi dei pagamenti delle Pa, materia regolata dalla direttiva europea 7/2011, recepita dall’Italia mediante il D. lgs. 192/2012 ed entrata ufficialmente in vigore l’1 gennaio 2013, l’Ue ha minacciato di aprire una procedura di infrazione. Inutile ribadirlo, ma ancora una volta è la Sicilia ad avere la peggio con l’82% delle Pa che ritardano nei pagamenti rispetto al limite massimo dei 30 giorni previsti dalla direttiva (secondo i dati forniti dal rapporto Ance 2013). Come se ciò in sé non bastasse, c’è da aggiungere che l’Italia è pronta a girare le sanzioni alla Regione siciliana. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha già annunciato: “Prevediamo sanzioni per le Regioni che non sbloccano i pagamenti e non utilizzano i fondi messi a disposizione dallo Stato”. Stesso avvertimento era stato lanciato da Fabrizio Saccomanni, ministro all’Economia nella precedente legislazione, il quale aveva anche invitato il presidente della regione Sicilia al confronto.

Rispetto ai parametri indicati dal premier, la Sicilia si piazza in testa (per le peggiori performances, si intenda!). Infatti, proprio secondo quanto ha recentemente reso noto la Cgia di Mestre, l’Isola registra l’incidenza di pagamenti effettuati sulla base delle risorse stanziate più bassa di tutta Italia.

In Sicilia solo il 34,6% delle risorse stanziate dai Governi Monti e Letta grazie ai D.l. 35/2013 e D.l. 102/2013 in favore delle pubbliche amministrazioni è stato utilizzato per il pagamento delle imprese. Traducendo in cifre possiamo affermare che le Pa dell’Isola hanno sanato i propri debiti per un valore pari a 525 milioni di euro sull’oltre miliardo e mezzo di euro che le erano stato destinato a tal fine. Dunque, son ben 991 i milioni di cui le Pubbliche amministrazioni dispongono ma che non hanno reinvestito correttamente.

Altre due sono le regioni che ricoprono i posti bassi della classifica ed entrambe del Sud: Sardegna e Campania che, nonostante siano collocate rispettivamente al secondo e terzo posto, si distaccano comunque più che ampiamente dalla Sicilia con il 66,3% e il 69,1% di solvenza.
 
Agli antipodi si collocano le regioni del Nord, le quali registrano un’incidenza del tutto superiore al 99,2% nei pagamenti. In più bisogna rilevare l’eccellenza di regioni come Emilia Romagna e Veneto le cui pubbliche amministrazioni hanno correttamente adempiuto ai propri doveri, provvedendo a investire il 100% dei fondi ricevuti.
La regione che ha fatto “peggio” al Nord è stata la Lombardia, avendo provveduto ad investire il 99,2% delle risorse ricevute (su 439 milioni le rimangono ancora 3 milioni). Un’eccellenza inattesa è quella che riguarda la Puglia, unica regione del Sud a ricoprire i piani alti della classifica con 636 milioni di euro di debiti pagati su un totale di 651 milioni di euro ricevuti, con il 97,7% di investimenti.

A conclusione riportiamo la dichiarazione di Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre: “Ora bisogna assolutamente accelerare sul fronte dei pagamenti e intervenire in modo fermo e autorevole su quelle realtà che faticano ancora a saldare le imprese. Ricordo, altresì, come il comportamento tenuto nei mesi scorsi da molte Amministrazioni Pubbliche sia stato inaccettabile. Infatti, entro la metà di settembre del 2013 – continua Bortolussi - tutti gli enti della Pubblica amministrazione dovevano segnalare al ministero dell’Economia l’ammontare dei debiti maturati nei confronti delle imprese private. Invece, entro il termine previsto ha risposto meno del 40 per cento degli interessati, fornendo, oltretutto, dei dati poco attendibili. Alla luce di ciò è necessario che il Governo Renzi intervenga velocemente e si riesca finalmente a conoscere l’entità certa del debito commerciale accumulato dalla nostra Pa".

Articolo pubblicato il 22 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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