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Quotidiano di Sicilia

Oro azzurro, costi a +43% dal 2007. In Italia se ne disperde oltre un terzo
di Bartolomeo Buscema

Si è celebrata il 22 marzo  la “Giornata mondiale dell’acqua”, nel Mondo 800 mln di persone non hanno accesso a quella potabile. Ogni anno vengono sprecati 3,7 miliardi di euro, in Sicilia le reti colabrodo sono a Palermo e Catania

Tags: Acqua



CATANIA - L’acqua non è una risorsa inesauribile, ed è per questo che non bisogna sprecarla ma considerarla un bene prezioso di tutta l’umanità. Una frase che potrebbe essere l’emblema della giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’Onu, e celebrata ogni anno il 22 marzo. Un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica e per stimolare i governi ad agire per risolvere gli annosi problemi legati alla gestione di questa preziosa risorsa. Ancora oggi 800 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile.

Ogni anno circa 1,5 milioni di bambini muoiono per malattie legate all’acqua, come la diarrea. Ogni giorno milioni di donne e bambini nei Paesi in via di sviluppo trascorrono tante ore al giorno per raggiungere fonti, spesso di acqua non potabile, e trasportare questo prezioso bene ai loro villaggi. E ancora, in molti Paesi in via di sviluppo, quasi 200 milioni di ore di lavoro sono spese per il trasporto dell’acqua che nella quasi totalità e demandato alle donne e ai bambini. Si tratta, ovviamente, di tempo sottratto alla produzione di reddito, alla cura dei membri della famiglia e alla partecipazione alle attività scolastiche. Il tema dell’acqua rappresenta, infatti, uno dei nodi strategici dell’attuale crisi del modello consumistico insieme all’espansione demografica e alla penuria di energia.

Un punto focale che interroga l’intero globo terrestre proprio perché l’acqua, l’oro azzurro come qualcuno la chiama, non solo è essenziale per il corpo umano, necessario quindi alla sua sopravvivenza, ma è anche un bene in sé, una sorta di paradigma culturale e sociale. Facciamo, dunque, che questa giornata sia l’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto i nostri bambini i quali, figli di una società opulenta, ancora non colgono l’importanza di bere, aprendo il rubinetto, l’acqua dolce potabile. Sì, acqua del rubinetto che è controllata e che è anche più salubre, per non parlare dei benefici per l’ambiente.

Non bisogna dimenticare che, in Italia, ogni cittadino beve, in media, in un anno, circa 190 litri di acqua in bottiglia, di cui il 79% in contenitori di plastica Pet. E che per ogni litro, dalla fonte, all’imbottigliamento, al trasporto, allo smaltimento, si producono emissioni pari a circa 200 grammi di anidride carbonica pari a circa trentotto chili di anidride carbonica pro capite l’anno.

Se l’imbottigliamento pesa sulle spalle di un pianeta già saturo di inquinanti, un altro problema, molto più materialistico (ma non per questo da sottovalutare), si affaccia in bolletta per i cittadini italiani. Il costo dell'acqua, infatti, è salito del 43% dal 2007. La media è di 333 euro a famiglia nel 2013 (più 7,4% rispetto all'anno precedente). A dirlo il rapporto annuale dell'Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, da cui emerge che la anche “la dispersione idrica non accenna a diminuire”. Secondo il report - realizzato su tutti i capoluoghi di provincia; con dati riferiti ad una famiglia tipo di tre persone con un consumo di 192 metri cubi d'acqua all'anno (comprensivi di Iva al 10%) – “le differenze regionali sono rilevanti”.

La Toscana è la regione più cara con una media di 498 euro; il Molise è la meno cara con 143 euro in media. Superano la media nazionale i costi dell'acqua anche le Marche (429 euro), l'Umbria (421 euro), l'Emilia-Romagna (407 euro), la Puglia (389 euro). L'aumento record per l'ultimo anno spetta a Vibo Valentia (più 54,7% rispetto al 2012). Le città più “care” d'Italia sono Firenze, Pistoia e Prato con 542 euro all'anno; a Isernia si spende meno di tutte (in media 120 euro).
 
In base ai dati di Cittadinanzattiva “il caro bolletta” dell'acqua ha riguardato soprattutto il nord (9,2%), seguito dal sud (6,4%) e dal centro (5,3%).

L'Italia, poi, perde nei tubi in media il 33% dell'acqua. Il costo che ne deriva per la risorsa idrica “sprecata” è pari “a 3,7 miliardi di euro ogni anno”. Secondo il report infatti “rimane al 33% il valore relativo alla dispersione idrica, con un costo, derivante dall'acqua sprecata, pari a 3,7 miliardi di euro ogni anno, più del valore di una manovra finanziaria. Un “problema” che è “particolarmente accentuato al sud (42%) e al centro (33%)”; va “meglio il nord che presenta percentuali di perdite al di sotto della media nazionale (27%)”. Inoltre, viene messo in evidenza come la dispersione idrica sia “addirittura aumentata dal 2007 in ben 56 città”. E in 11 capoluoghi viene dispersa “oltre la metà dell'acqua immessa nelle tubature”, da L'Aquila a Cosenza con il 68% di dispersione, da Latina (62%) a Gorizia (56%), da Salerno a Avellino e Pescara (55%), da Grosseto (54%) a Catania (53%), a Palermo e Potenza (52%).

Due, dunque, le città siciliane che detengono il triste primato di “reti colabrodo” nell’Isola e che insieme alle altre dovrebbero fare i conti con una gestione dell’acqua più oculata. Bisogna partire dalle regole; far pagare il servizio a tutti i cittadini e soprattutto pretendere che il pagamento sia commisurato a quanto realmente si consuma invogliando così al risparmio.

Bartolomeo Buscema
Adriano Agatino Zuccaro

Articolo pubblicato il 23 marzo 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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