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Edilizia sommersa... dal sommerso
di Michele Giuliano

Secondo le ultime stime della Cisl il lavoro irregolare investe oggi il 70 per cento degli operai impiegati nel settore. C’è una scarsa cultura della prevenzione: nel 2013 sono stati 13 i morti nei cantieri

Tags: Edilizia, Lavoro Nero, Cisl



PALERMO - Lavoro nero e morte bianche. Nell’edilizia siciliana i fenomeni si intrecciano sempre di più pericolosamente e diventano soprattutto sempre più pressanti. Tanto che i sindacati stimano nel settore un sommerso che arriva addirittura oggi al 70 per cento. Colpa di tutto ciò non solo la crisi, che oggi viene spesso presa a pretesto dagli imprenditori per potere magari lucrare ancora di più, ma anche la scarsa cultura della formazione e prevenzione.

I dati della Filca Cisl siciliana sono allarmanti in tal senso: “Solo nel 2013 – spiega il segretari generale dell’Isola, Santino Barbera - ci sono state 13 morti bianche fra gli edili siciliani, segno che la sicurezza sui luoghi di lavoro è ancora una chimera. Utile quindi la formazione per gli studenti, ma fondamentale investire risorse nel rafforzamento dei controlli per la regolarità contributiva e la sicurezza sui posti di lavoro”.

Ora però c’è uno spiraglio quantomeno per quanto concerne la formazione: è di questi giorni infatti la presentazione del progetto “Sicilia in Sicurezza” promosso dalla Regione Sicilia e diretto dal Dipartimento per le attività sanitarie e dall’Osservatorio epidemiologico. “La formazione - continua Barbera – è sicuramente un’azione meritoria e importante. Riteniamo urgente che il governo siciliano si impegni a intensificare i controlli nei cantieri, sia per verificare le misure di prevenzione degli infortuni, sia per contrastare il lavoro nero che in edilizia, a causa della crisi, ha superato la percentuale del 70 per cento nell’isola. E’ indispensabile avviare una verifica globale degli ispettorati del lavoro, ridotti ormai a siti burocratici provinciali, eliminando storture come la mancata sostituzione degli ispettori dell’Inps che vanno in quiescenza. Ricordiamo al governo Crocetta che, se davvero ha in mente di far partire un piano per la sicurezza sul lavoro e contro il lavoro irregolare, non può che iniziare dai lavoratori edili sottopagati e schiavizzati per un tozzo di pane, in una terra come la Sicilia, oggi divenuta l’emblema dell’accoglienza a livello internazionale”.

Recentemente la Cgil, su elaborazioni del Cerdfos, il Centro studi del sindacato, ha messo in evidenza una situazione davvero pericolosissima per la Sicilia. Secondo le stime del sindacato, i lavoratori in nero sono in Sicilia 300 mila e di questi 40 mila nell’edilizia, 32 mila nell’agricoltura, 26 mila nel manifatturiero, 200 mila nei servizi. “Assistiamo oggi - ha detto Mimma Argurio, della segreteria della Cgil Sicilia - a una crescita del sommerso accompagnata e agevolata dal depotenziamento degli organi di controllo. Il lavoro nero si presenta dunque come un grave problema sociale, ma anche come problema economico, facendo venire meno risorse che potrebbero essere fondamentali per il rilancio del tessuto economico”. “Almeno il 10 per cento di queste risorse, una volta recuperate – ha aggiunto Franco Tarantino, segretario generale della Fillea Sicilia, il sindacato degli edili – potrebbe essere utilizzato per il funzionamento dei servizi ispettivi nell’ambito di un’apposita norma sui controlli il cui varo chiediamo al governo regionale”.
 


I sindacati chiedono di confrontarsi con la Regione
 
A proposito proprio di questa serie di problematiche legate al mondo dell’edilizia il segretario generale della Filca Cisl Sicilia manifesta ancora una volta la propria disponibilità a confrontarsi sul tema del settore delle costruzioni con l’esecutivo regionale: “Da più di un anno attendiamo di ricevere risposte dal presidente Crocetta sull’edilizia siciliana – conclude Barbera - che si è mostrato totalmente disinteressato a questo argomento. Qualora dovesse avvenire un incidente sul lavoro, sapremo far sentire la nostra voce al governatore e a tutta la sua Giunta perché con la vita degli edili non si può continuare a scherzare”. L’edilizia è emblematica della situazione in Sicilia: “E’ un settore in crisi – ha osservato la Fillea Cgil – che ha perso dal 2008 ad oggi 68 mila posti di lavoro, che ha visto chiudere 2.518 imprese ma che, da diversi indicatori, rivela una crescita del sommerso non tale tuttavia da compensare anche se in modo irregolare il lavoro venuto meno, cui si accompagna meno sicurezza nei cantieri e meno diritti in genere”. La Fillea ha verificato che se nel 2008, su 100 dichiarazioni di inizio attività nei Comuni, si aveva un riscontro nelle casse edili per 50 di queste, nel 2012 il numero è sceso a 15.

Articolo pubblicato il 01 aprile 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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