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Una Formazione professionale con meno poteri agli enti
di Michele Giuliano

Il governo regionale cerca nuove soluzioni: “Non si sa quale sarà il loro futuro e il ruolo”. Intanto le sigle storiche minacciano nuovi licenziamenti. Scilabra: “Nessun ricatto”

Tags: Formazione, Lavoro, Nelli Scilabra



PALERMO - In Sicilia si va sempre più verso l’orientamento di azzerare gli enti per portare avanti l’attività formativa finanziata dalla Regione. Quelli che erano stati sino ad oggi solo dei “rumors” stanno piano piano diventando delle certezze. A dire il vero ancora oggi neanche il governo regionale ha chiarissimo il quadro dell’organizzazione del prossimo anno di attività formativa ma c’è già un’evidente bozza: quella cioè di cancellare li enti di formazione. In sostanza la Regione vorrebbe avocare a sé tutta l’organizzazione dei corsi in modo da centralizzare l’allestimento delle attività da distribuire sul territorio.
 
Se così fosse cosa succederebbe di riflesso al settore? Dal governo siciliano garantiscono che i livelli occupazionali saranno garantiti ma in questo settore di certezze non sembrano essercene proprio. Da qui sono partiti in contropiede alcuni enti storici della formazione che hanno lanciato un vero e proprio diktat al governo regionale: “Senza certezze sul terzo anno dei corsi di formazione – scrivono in una nota - Forma Sicilia, Assofor, Asef, Anfop e Cenfop – ci vedranno costretti ad avviare il licenziamento collettivo dei lavoratori.
 
Se l’azione politica non darà un urgentissimo e concreto atto di indirizzo all’amministrazione per avviare la riedizione della terza annualità dell’Avviso 20/2011, la cui graduatoria è ancora viva, con finanziamenti rinvenibili nelle risorse residue del Piano giovani e reperendone altri nelle pieghe della spesa non effettuata sul fondo sociale europeo, queste associazioni, si vedranno costrette ad adottare drastiche e sempre dolorose decisioni nei confronti dei propri dipendenti con l’apertura di tavoli di crisi che senza mezzi termini vogliono dire licenziamento e perdita dei diritti derivanti dal loro rapporto di lavoro a tempo indeterminato”.

Situazione di confusione mentre un altro importante ente storico, il Cefop, sembra proprio in questi giorni invece rinascere a nuova vita. Ad acquisire l’oramai fallito Cefop, per 10 mila euro, è stato il Cerf, consorzio formato da imprese romane e dalle siciliane Anfe, Ires, Isas e Anapia. Ma per transitare nella nuova struttura, i 408 ex dipendenti Cefop hanno dovuto rinunciare a parte del proprio trattamento economico e a eventuali contenziosi col Cefop. Su 408 lavoratori almeno 380 avrebbero dato l’ok alla proposta di assunzione a tempo indeterminato in deroga a un articolo che consente proprio agli acquirenti di società sotto azione fallimentare di chiedere la deroga alla garanzia del trattamento economico dei lavoratori.

Da questa nuova paventata ondata di licenziamenti il governo ha preso posizione annunciando per l’appunto l’intenzione di radere al suolo gli enti: “Non ci facciamo ricattare – replica l’assessore regionale alla Formazione Nelli Scilabra -. Nessuno pensi di utilizzare l'arma del licenziamento preventivo dei lavoratori per sollecitare un governo che sulla formazione professionale ha le idee chiarissime. I lavoratori del settore saranno gli attori della prossima programmazione formativa, non possiamo stabilire con certezza, invece, se ci sarà un ruolo, ed eventualmente in che misura, degli enti di formazione”.
 

 
Una situazione allo sfascio, la crisi non è superata
 
In più occasioni, sia il presidente della Regione Rosario Crocetta, sia l'assessore alla Formazione Nelli Scilabra, hanno fatto intendere che se è vero che i lavoratori saranno salvati, per gli enti privati in futuro potrebbero esserci spazi di manovra minimi. Sarà l'amministrazione regionale infatti a stabilire quali corsi organizzare, in collaborazione con le imprese, e quali criteri rispettare per garantire agli allievi maggiori possibilità di trovare un lavoro. La crisi sel settore non è affatto superata. In questi giorni i lavoratori dell’Ente di formazione Efal provinciale di Messina, costituitisi in Comitato spontaneo, hanno proclamato lo sciopero ad oltranza per denunciare lo stato di estrema difficoltà e precarietà in cui versano da più di un anno e per sollecitare l’amministrazione regionale ad “assumere provvedimenti urgenti a tutela dei propri diritti e della propria dignità”. Questi lavoratori non percepiscono lo stipendio dal mese di Febbraio 2013. L’ente addirittura dal mese di agosto, secondo quanto scrivono i dipendenti, ha omesso non solo il versamento ma perfino la dichiarazione dei contributi previdenziali presso l’Inps.

Articolo pubblicato il 05 aprile 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Nelli Scilabra
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