Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Spesa pubblica regionale, sprechi il 43% da Sicilia, Campania e Lazio
di Serena Giovanna Grasso

Confcommercio: nell’Isola il costo è pari a 5.072 € pro capite, contro i 3.934 € della Lombardia. Il costo d’eccesso complessivo per la nostra regione è pari a 13,8 mld di €

Tags: Pil, Economia, Spesa



PALERMO – Già da un po’ di tempo a questa parte siamo abituati a sentir parlare di sprechi, soprattutto per quel che attiene alla spesa pubblica regionale. Ma qual è il peso e valore effettivo che inevitabilmente si riversa sul cittadino e la dimensione delle inefficienze? A queste domande ha risposto il rapporto “La spesa pubblica regionale” pubblicato da Confcommericio lo scorso 24 marzo con dati relativi al 2011.

Partendo dall’analisi della regionalizzazione della spesa pubblica pro capite per consumi finali noteremo che a fronte di una media nazionale di 4.500€, la Sicilia si colloca abbondantemente al di sopra con una quota pari a circa 5.072€. Sulla stessa lunghezza d’onda si muovono tutte le regioni meridionali. Ricordiamo che la spesa pubblica per consumi finali è pari alla spesa pubblica totale meno pensioni, interessi, altre spese correnti e in conto capitale. Il dato precedentemente espresso indica il costo sostenuto mediamente da ciascun abitante di ciascuna regione italiana per servizi pubblici, tanto generali quanto effettivamente erogati da enti locali residenti nelle regioni, al netto di quelle spese collettive che non ha senso regionalizzare, come la difesa nazionale o l’ordine pubblico.

Eccellenza con la quale dovrebbero confrontarsi tutti specialmente le regioni più “sprecone” è quella costituita dalla Lombardia, regione che spende 3.900 € pro capite. La Confcommercio ha calcolato che se tutte le regioni italiane spendessero a testa quanto la Lombardia si otterrebbe un risparmio di 82,3 miliardi di euro. Il 43,3% di queste inefficienze è attribuibile a Sicilia, Campania e Lazio. Ulteriore parametro da tenere in considerazione per comprendere il perché di una spesa siciliana così alta è che le regioni a statuto speciale spendono di più di quelle a statuto ordinario. L’inefficienza e di conseguenza il corrispettivo spreco balzano all’occhio nel momento in cui si analizza l’indice regionale dell’output pubblico, ossia l’indicatore che sintetizza quantità e qualità dei servizi pubblici offerti da Stato ed enti locali e fruiti dai cittadini. Infatti, mentre in Lombardia l’indice dell’output raggiunge il massimo livello (1) con la spesa minore a livello nazionale, lo stesso non potrà sicuramente dirsi della Sicilia il cui indice output è pari a 0,388, dunque meno della metà rispetto a quello lombardo e quindi rispetto alla votazione massima. Una situazione ancor peggiore rispetto a quella siciliana è quella registrata dalla Calabria con un indice output pari a 0,356. Naturalmente, com’era immaginabile la Lombardia rileva un costo dell’eccesso di spesa pro capite pari a 0, mentre lo stesso non può dirsi per la Sicilia il cui costo d’eccesso è pari a 2.762 € pro capite e ancora per la Calabria pari a 3.240 €. Il costo d’eccesso complessivo a livello regionale per la Sicilia è pari a 13,8 miliardi, triste record che vede la nostra regione in vetta nella graduatoria dell’inefficienza.

Il settore che comporta una spesa maggiore in termini assoluti per la Sicilia risulta essere quello sanitario, per un costo pari a 1.816 euro. Ma non è quello sanitario il campo in cui si registra il maggiore discrimen in termini di spesa tra l’Isola e la Lombardia, la quale spende appena 8 euro in meno (1.808 €). L’unico settore che fa spendere di più la Lombardia rispetto alla Sicilia è quello della protezione sociale, ma sempre nell’ordine di pochi euro, con quota 245€, 8€ in più rispetto alla Sicilia (237€). Per quel che riguarda gli altri settori rimandiamo alla tabella pubblicata a fronte che offre un elenco dettagliato. Nella stessa tabella prendiamo in esame la situazione di altre due regioni che rappresentano le altre due aree geografiche in cui può essere diviso lo Stivale: per il Nord-Est esamineremo la situazione dell’Emilia Romagna e per il Centro quella della Toscana. Entrambe le regioni vantano un totale al netto di Dops (difesa, odine pubblico e sicurezza) in euro nettamente inferiore rispetto a quella siciliana e meridionale in generale (Emilia Romagna 4.264 € e Toscana 4.426€). In definitiva la media del Mezzogiorno (4.697€) è tristemente al di sopra di quella delle altre aree territoriali della Penisola, e a sua volta quella siciliana è nettamente al di sopra rispetto a quella meridionale.
 

 
Incidenza sul Pil. Tra il 1996 e il 2013 crescita a rilento
 
PALERMO - In Italia, gli incrementi di spesa pubblica e i veri e propri sperperi di cui si è precedentemente parlato non sembrano produrre impatti significativamente positivi sul Pil.
Le ragioni sono da ricercare nel fatto che questi aumenti si traducono quasi esclusivamente in spesa corrente che in parte fluisce come redditi verso il resto del mondo via importazioni di beni e servizi e in parte si disperde in forme di spreco e di malversazioni. Ulteriore ragione che non deve essere minimamente trascurata fa riferimento all’ inasprimento della pressione fiscale che deriva direttamente dai maggiori investimenti della spesa pubblica che inevitabilmente comprime e contrae i fattori produttivi classici quali capitale e lavoro.
Tra il 1996 e il 2013 la variazione della spesa totale al netto degli interessi ha comportato una crescita del Pil assai modesta in Italia (pari al 5%), paragonabile a quella della Grecia. Altri paesi, come Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Spagna, con all’incirca lo stesso incremento cumulato della spesa pubblica hanno realizzato tassi cumulati di crescita da tre a sei volte superiori quello italiano. Dunque, è evidente come l’incidenza della spesa pubblica sul Pil italiano impatti molto più che negativamente, suscitando un processo di crescita estremamente a rilento.

Articolo pubblicato il 17 aprile 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐