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Quotidiano di Sicilia

Cyberbullismo, è allarme al Sud. Pericolo per il 77% dei ragazzi
di Angela Ganci

Save the children, le conseguenze per i siciliani: isolamento (65%), depressione (48%), autolesionismo (44%). I soggetti a rischio nell’Isola: timidi (55%), omosessuali (47%) e disabili (37%)

Tags: Save The Children, Cyberbullismo, Facebook



PALERMO - “Tutti dobbiamo rivolgere alla rete una nuova e specifica attenzione, commisurata all’importanza che questa ha assunto nella nostra vita di tutti i giorni, specie in quella dei ragazzi”.
Sono queste le parole del Presidente della Camera Laura Boldrini, in occasione di un recente convegno dedicato a giovani e internet.

Un’esortazione non tanto a demonizzare la Rete, quanto a guardare alle minacce che vi si celano, innanzitutto il cyberbullismo, la versione “tecnologica” del più noto bullismo.
Un incubo fatto di soprusi e prevaricazioni, subdolo e potente perché utilizza lo spazio indefinito della realtà virtuale.

Una realtà che si impone, sia per la sua diffusione ormai capillare sia per i possibili effetti nocivi sulla sfera psicologica e relazionale. Secondo il rapporto 2013 realizzato da Ipsos per Save the Children, su oltre 800 giovani italiani dai 12 ai 17 anni, il 92% dei ragazzi del Sud e delle Isole utilizza il pc di famiglia per connettersi a internet (contro il 94% del Centro). Tutti posseggono un profilo Facebook, ma i ragazzi meridionali ne detengono il primato (96% contro il 95% del Centro).

Al Sud e nelle Isole si preferisce chattare con amici e conoscenti (89%) e aggiornare la propria pagina Facebook (82%); più che nel resto dell’Italia, si inviano e ricevono messaggi di carattere sessuale (52% e 53%), o si inviano video o immagini di se stessi nudi ad adulti conosciuti su internet (25%). Condividere informazioni a sfondo sessuale (sexting) è però altamente rischioso, poiché le proprie nudità arrivano facilmente nelle mani di gente senza scrupoli.

Il bullismo è dovunque percepito come il pericolo maggiore, più al Sud e nelle Isole (77% contro il 63% del Nord Est), superando droga (56%) e alcool (41%). Per i siciliani, le conseguenze sulla vittima sono l’isolamento dalla scuola (65%) e dagli amici (54%), la depressione (48%) e l’autolesionismo (44%). Al Sud e nelle Isole il rischio di suicidio è stimato abbastanza o molto presente per un complessivo 83% (82% nel Nord Est).

Per gli intervistati il bullo sceglie le sue vittime tra i “diversi”, in eccesso e in difetto. In Sicilia si è a rischio per le caratteristiche fisiche (56%), se timidi o di idee o gusti diversi (55%), brutti, di diverso orientamento sessuale (47%) o disabili (37%), ma anche se si ha successo (51%) o si è attraenti (35%, se maschi). La nostra Isola detiene il primato della vittima disabile e bella (se maschio).

Utilizzare Internet o il cellulare peggiora l’aggressione per l’83% dei ragazzi siciliani, perché si viene presi di mira a ogni ora del giorno e della notte, mentre il bullo è protetto dall’anonimato.
In mezzo a tali criticità, i giovani isolani propongono soluzioni: parlare con i genitori (85%) o un insegnante (53%) e, solo per il 10%, fare finta di niente.

Sul versante della prevenzione ritengono più utili la segnalazione attraverso la scuola e l’organizzazione di momenti di incontro con ragazzi e genitori. Non escludono però l’obbligo, per i responsabili di social network (41%) e compagnie telefoniche (31%), di vigilare di più e pene severe per i colpevoli (37%).
Ben coscienti dei pericoli insiti nella Rete, i ragazzi chiedono in definitiva di essere difesi.

Un’esigenza appoggiata dal mondo politico, che, per la Boldrini, necessita di “un’educazione per tutti alla nuova cittadinanza digitale nel doveroso rispetto dell’altro”. Un monito che si configura tanto una questione di diritto, quanto una vera e propria emergenza sociale.

Articolo pubblicato il 08 maggio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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