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Trivelle, lo sfruttamento viene dallÂ’altra parte del Mediterraneo
di Rosario Battiato

Croazia e Grecia stanno per perforare Adriatico e lonio attraverso una strategia energetica aggressiva. Romano Prodi riapre il dibattito in Italia, suggerendo un’intensa attività di estrazione

Tags: Petrolio, Croazia, Adriatico



PALERMO – Salvare il mare di Sicilia dalle trivelle offshore non è più un affare di Stato, perché nella partita ci sono diversi progetti di esplorazione che arrivano dai Paesi vicini. Il mare adesso fa gola a molti, così come testimonia la corsa sfrenata di Croazia e Grecia, due realtà che hanno deciso di investire in maniera intensiva sullo sfruttamento degli idrocarburi offshore. Il coinvolgimento è totale: dall'alto Adriatico al mare Ionio.

L'evidente diminuzione dei consumi da fonte fossile non ferma la corsa agli idrocarburi.
Lo scorso mese il premier ellenico Antonis Samaras ha varato la nuova politica energetica del Paese, fornendo indicazioni molto precise sul potenziale petrolifero che giace nel sottosuolo della Grecia. Ci sarebbero 200 milioni di barili pronti per l'estrazione.
 
Non è una novità assoluta, visto che già lo scorso anno il governo greco aveva comunicato l'avvio di nuove attività di ricerca per accrescere una produzione nazionale al minimo (circa 2/3 mila barili al giorno, meno dell'1% dei consumi nazionali) e tornare ai fasti degli anni ottanta quando Atene otteneva dai suoi giacimenti circa 30 mila barili quotidiani. Il percorso si è concretizzato la settimana scorsa quando lo Stato ellenico ha firmato tre accordi con compagnie petrolifere che effettueranno le ricerche di idrocarburi in tre regioni della Grecia: Katakolo, Ioannina e Golfo di Patrasso. Da queste ricerche il governo di Atene ha calcolato che potrebbe incassare sino a 18 miliardi di dollari Usa in 30 anni.

In gioco ci sono nomi importanti e noti. Per la zona di Katakolo le ricerche saranno effettuate dal consorzio Energean Oil And Gas-Trajan Oil &Gas Ltd., per la regione di Ioannina dal consorzio Energean Oil And Gas–Petra Petroleum, e per il Golfo di Patrasso, dal consorzio Ellinika Petrelea–Edison–Petroceltic. A destare le maggiori preoccupazioni sono in particolare le ricerche che riguardano la regione di Katakolo, 5 milioni di barili previsti, che si trova sulla stessa linea di Catania. Stesso discorso vale anche per il golfo di Patrasso, più vicino alle coste calabre, ma comunque nell'area dello Ionio.

Gli accordi della Grecia, congiunti al vasto programma della Croazia “Norvegia del Sud” che prevede trivellazioni nell'Adriatico per gli idrocarburi liquidi e gassosi, hanno avuto vasta eco anche in Italia. Andrea Zanoni, europarlamentare democratico, ha promesso una vasta mobilitazione in sede europea in caso di rielezione.

Di parere differente è stato Giovanardi (Ncd) che ha ribadito che “un Paese che ha rinunciato al nucleare e si oppone anche all'estrazione del gas e del petrolio è destinato al suicidio economico”. A riprendere le fila del dibattito nazionale è stata una lettera di Romano Prodi al quotidiano Il Messaggero in cui l'ex premier delinea per il futuro nazionale una strategia di sfruttamento intensivo delle risorse di idrocarburi.

Sul tema è intervenuta anche Greenpeace, l'associazione che ha lanciato diverse campagne NoTriv in Sicilia. Sul blog ufficiale degli ambientalisti si legge che gli unici a fare affari dalle estrazioni sarebbero le compagnie petrolifere grazie alle royalties che dalle nostre parti, Sicilia inclusa, sono tra le più convenienti al mondo. Crocetta aveva inizialmente pensato di farle lievitare dal 10 al 20%, salvo poi tornare indietro nell'ultima finanziaria portandole al 13%, una norma comunque cassata dal commissario dello Stato nella sua impugnativa.

Articolo pubblicato il 21 maggio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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