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Daspo a senzamestiere e burocrati corrotti
di Carlo Alberto Tregua

Greganti e Frigerio primi attori

Tags: Daspo



Com’è possibile che due squallidi personaggi come Greganti e Frigerio dopo vent’anni siano ancora alla ribalta della corruzione? Evidentemente non pentiti hanno continuato il loro corrotto percorso usando gli scheletri negli armadi e modi ricattatori nei confronti di politicanti e burocrati incapaci di negare loro le richieste.
Nel sottobosco della Cosa pubblica vi sono migliaia di indegni cittadini che operano per corrompere e fare passare contratti e appalti a prezzi e qualità infimi, tali da danneggiare fortemente la Comunità.
Qualcuno sostiene che l’azione di lobbying dovrebbe essere ufficializzata, come nel mondo anglosassone e nella capitale europea di Bruxelles. Questa può essere una strada per estirpare la malapianta della corruzione, così come ufficializzando la prostituzione essa passerebbe sotto il controllo dello Stato e perciò molto meno pericolosa di com’è ora.
Un Paese civile deve capire quand’è il momento di svoltare, facendo tacere i parrucconi.

Il Daspo (Divieto di accedere alle manifestazioni sportive) è conosciuto da tutti come la legge che impedisce a spettatori condannati di entrare negli stadi.
Anche nella Cosa pubblica occorre il Daspo con il compito di impedire a politicanti senzamestiere ed a burocrati disonesti di restare o approdare ancora nelle istituzioni e nella Cosa pubblica.
Si tratta di un provvedimento che dovrebbe essere formulato con decreto legge in modo da entrare in vigore immediatamente. Il Daspo non dovrebbe essere applicato solo nei confronti di chi è condannato in via definitiva, perché occorrerebbero dieci anni (tanta è la lunghezza media dei processi) per raggiungere tale obiettivo.
No, il Daspo dovrebbe agire come deterrente ed obbligare tutti coloro che da indagati diventano imputati, cioè sono rinviati a processo, a essere sospesi seppur temporaneamente da qualunque incarico politico e burocratico, salvo di immetterli nei loro posti, qualora risultassero innocenti, con relativo risarcimento.
La sospensione dagli incarichi in caso di imputazione processuale non viola il presupposto costituzionale che ogni cittadino si presume innocente fino a sentenza definitiva. La garanzia è indispensabile, la pulizia lo è ancor di più.
 
Ritorniamo su un tasto che battiamo continuamente: la repressione non può combattere efficacemente la corruzione, che è anche figlia della disfunzione della burocrazia, perché per ogni caso che si scopre, ve ne sono mille che restano nascosti.
Secondo il calcolo delle probabilità, chi pensa di avere una sola probabilità su mille di essere scoperto è tentato a rischiare. No, la repressione non risolve il problema che, invece, va affrontato a monte, alla sua origine.
Come? Con l’istituzione di un organo, per ogni ente pubblico, avente funzioni di investigazione sull’andamento di tutte le attività dello stesso ente e di indagine sulle inefficienze e sull’incapacità dei servizi di rispondere ai cittadini.
L’organo interno di ogni ente si potrebbe denominare Niai (Nucleo investigativo affari interni) o in qualunque altro modo. L’importante sarebbe la qualità, l’onestà e la competenza dei suoi componenti ed è il dirigente che dovrebbe guidarlo. Niente chiacchiere e distintivo, diceva Al Capone, ma attività serie e approfondite per fare emergere la corruzione in tutti i suoi aspetti.

Se il Daspo fosse in vigore, trentuno dei novanta consiglieri-deputati regionali sarebbero sospesi, insieme a decine di dirigenti ed a centinaia (forse migliaia) di dipendenti regionali. Così come assessori comunali, dirigenti e dipendenti degli Enti locali si troverebbero a bagnomaria senza la possibilità di danneggiare la Cosa pubblica.
Daspo, dunque, urgente con applicazione istantanea. A mali estremi, estremi rimedi. I privilegiati e i corrotti premono perché tutto resti com’è, in quanto nella melma essi si nutrono come i parassiti. Restando nascosti possono ingrassare a danno dei cittadini.
Non è credibile che le malefatte di politicanti e burocrati non siano a conoscenza anche indiretta della Classe dirigente siciliana. In una città piccola o grande si sa sempre tutto di tutti.
Se ordini professionali, associazioni imprenditoriali, sindacati, dirigenti pubblici e privati volessero adempiere al proprio dovere di denunciare la corruzione, essa sarebbe abbattuta almeno per la metà, in attesa di sconfiggerla definitivamente.

Articolo pubblicato il 04 giugno 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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