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Pasquale Amico: "Cooperative in Sicilia in crescita, terzi in Italia"
di Francesco Sanfilippo

Forum con Pasquale Amico, Presidente nazionale e regionale dell’Unci

Tags: Pasquale Amico, Unci



Come va il settore delle cooperative in Sicilia? Perché la formula delle cooperative non ha attecchito come nel resto d’Italia?
“La Sicilia è storicamente una delle regioni italiane con la più ampia percentuale di cooperative attive. Queste sono, ad oggi, 11.388 su un totale nazionale di 76.774. Il Rapporto Unioncamere 2014 sulla cooperazione, colloca la Sicilia al terzo posto nell’elenco delle regioni italiane per numero di cooperative ed è superata solo dal Lazio che occupa il primo posto e dalla Lombardia che è al secondo posto. I dati dimostrano che la Sicilia ha la più alta vocazione e presenza cooperativa. Le cooperative attive in Sicilia, non a caso, rappresentano circa il 15% del totale nazionale, con un trend in crescita anche nell’ultimo quinquennio (2009-2013) nonostante la pesante crisi globale. Il saldo tra il tasso di natalità e quello di mortalità delle cooperative iscritte nel Registro delle Imprese, è stato sempre strutturalmente positivo, con una tendenza dinamica in crescita nella nostra Regione quantificata in 3,05 punti percentuali rispetto ai 2,71 del 2009. L’imprenditorialità cooperativa è, d'altronde, annoverata come una realtà che ha storicamente rappresentato e continua a rappresentare nel Sistema Paese, con particolare incidenza nell’area Sud e nella nostra regione. È un valido strumento per lo sviluppo e la crescita socio-economica ed occupazionale, particolarmente efficace in condizioni di crisi. I dati Unioncamere confermano, quindi, il carattere anticiclico della cooperazione che produce crescita economica e crea lavoro anche e soprattutto quando le altre componenti del sistema mostrano andamenti negativi”.

Quanti posti di lavoro hanno creato le cooperative?
“I posti di lavoro creati dal sistema cooperativo a livello nazionale, raggiungono, ormai, la ragguardevole cifra di 1 milione e 200 mila occupati. Per quanto si sia dovuta registrare a causa della la crisi una leggera flessione, il sistema cooperativo ha mostrato maggiore tenuta in termini occupazionali rispetto alle altre tipologie di impresa. Circa il 66% delle imprese cooperative ha mantenuto stabili i livelli occupazionali, il 19% circa li ha leggermente contratti, il 15% li ha aumentati. Il contributo della cooperazione siciliana in termini di occupazione è del 5,4%, mentre quello relativo alla formazione del Pil è risultato pari al 4,8%, entrambi sostanzialmente in linea con la media nazionale. I settori di appannaggio del sistema cooperativo sono senza dubbio quelli ad alta intensità di lavoro. Quanto sopra, evidenzia la presenza, il radicamento e la valenza dell’imprenditorialità cooperativa in termini di occupabilità e di crescita sia a livello nazionale che nella Regione Sicilia”.

Qual è la vostra mission?
“L’Unci è un’associazione di rappresentanza, assistenza, tutela e revisione del movimento cooperativo e Parte Sociale nelle politiche di concertazione con i Governi nazionale e territoriali, persegue lo scopo di promuovere e sostenere la crescita sociale, economica ed occupazionale del Sistema Italia attraverso lo sviluppo dell’imprenditorialità cooperativa. Difende il rispetto rigoroso della libertà e della dignità dell’uomo, l’esigibilità dei diritti costituzionali della persona umana, la promozione sociale dei cittadini (soprattutto di quelli più deboli e/o in condizione di sviluppo), traendo integrale ispirazione dai principi della Dottrina Sociale Cattolica. È un organismo libero ed indipendente, autonomo da ogni partito politico, aperto a quanti credono nella cooperazione quale strumento di solidarietà e di promozione umana e civile. I valori che l’Unci trasferisce alle cooperative associate, fanno si che le stesse fondino la propria efficienza imprenditoriale nell’intraprendenza dei propri soci imprenditori, nella loro vocazione sociale posta al servizio del ‘ben-essere’ della collettività, nel loro spirito innovativo ma anche nella flessibilità della governance, dei sistemi produttivi, degli istituti del mercato del  lavoro. Chi lavora nell’impresa cooperativa associata all’Unci si sente parte di un vero e proprio processo sociale prima ancora che economico”.
 
Le cooperative, come vivono la crisi odierna?
“La situazione è pesante e le problematiche sono immense, ma le cooperative soffrono l’affanno del credito poiché il sistema bancario è contro le imprese. Esiste un aiuto solo dall’Ircac in Sicilia, ma è poco”.

 L’Ircac potrebbe fornirvi un maggiore appoggio?
“Non è una questione che dipende dall’Ircac, poiché questo istituto riceve i fondi dalla Regione, esauriti i quali, non vi è possibilità di integrarli. Occorrerebbe incrementarli, ma non è la politica attuale seguita dalla Regione, che, oggi, vuole recuperare i fondi. L’Ircac, nel bene o nel male, sta funzionando in forte collaborazione con le cooperative che pagano regolarmente, tanto che i contenziosi sono molto scarsi e causati dalla legge regionale 37. Non a caso, fatto salvo quanto detto in precedenza, l’inattività di alcune cooperative è più alta rispetto ai dati ufficiali sulla mortalità, perché la Camera di Commercio cancella una cooperativa dopo due anni, per cui molte sono inattive ma non sono ancora ufficialmente certificate come morte”.

Il sistema cooperativo vi consente di essere più flessibili rispetto alle altre tipologie d’imprese?
“Costituire una cooperativa non è difficile, e come Unci esiste una società di promozione, la ‘Promo Coop spa’ che prende il 3% dalle cooperative e che ha il compito di far nascere le cooperative. Del resto, rispetto ad altri tipi di società, il modello cooperativo è molto flessibile e l’apporto dei soci è decisivo, costituendo una rete naturale”.
 

 
I servizi agli iscritti e i rapporti col territorio

Che modello d’impresa promuovete?
“L’Unci promuove un modello di impresa cooperativa che riconduce l’economia al servizio dell’uomo e non viceversa e vede il mercato come parte della vita civile, poiché lo scopo dell’economia deve tornare ad essere quello di contribuire al benessere collettivo. Una visione dunque dell’economia orientata alla modernizzazione e al benessere che si realizzano nell’azione che le persone e le imprese compiono ogni giorno nella coesione sociale. L’Unci porta all’attenzione della comunità e delle Istituzioni, la valenza di un modo di vivere l’economia e fare impresa ispirandosi alla logica e ai valori della mutualità, solidarietà, prossimità, caratterizzanti la cooperazione”.

Quali servizi fornite agli iscritti?
“Il sistema dei servizi organizzati dall’Unci a favore degli iscritti è coerente e conseguente alla mission sopra sintetizzata ed è articolato in servizi di Informazione, Promozione, Formazione, Assistenza, Consulenza, Ricerca e Sviluppo, Contrattualistica, Revisione cooperativa. I servizi ineriscono sia temi di interesse generale che settoriale e specifici e sono erogati in parte a livello nazionale ed in parte attraverso le Federazioni Territoriali, nella fattispecie attraverso la Federazione regionale Unci Sicilia”.

Come sono i rapporti con le Istituzioni e il territorio?
“L’Unci Sicilia è radicata a livello territoriale ed ha costruito nel tempo una rete di relazioni che consentono di svolgere pienamente, in sinergia con gli attori istituzionali, economici e sociali - ai diversi livelli e con differenti ruoli – l’attività di rappresentanza degli interessi del movimento cooperativo. L’attuale crisi ha, tra l’altro, messo in luce tutti i limiti del modello economico orientato alla sola creazione di ricchezza più che alla creazione di benessere”.
 


Contratti di rete: strategia innovativa e di successo

Come si possono affrontare i problemi della cooperazione?
“Sarebbe utile ed opportuna una riflessione congiunta di tutti gli attori del territorio, sulle potenzialità intrinseche  al modello cooperativo che riesce a coniugare la crescita economica con la tutela dei diritti (a partire da quello del lavoro), del bene comune, della qualità della vita, dell’ambiente, delle relazioni sociali. Per promuovere ed implementare il modello di impresa che l’Unci sostiene e il nuovo modo di fare economia per il rilancio della crescita, sarebbe auspicabile una rinnovata capacità di ascolto delle ragioni della cooperazione e riportare  al centro delle decisioni politiche l’uomo, garantendo i diritti fondamentali e quella libertà di azione che la nostra Costituzione ci ricorda”.

Ci sono settori in cui le cooperative hanno difficoltà a mettersi in rete e perché?

“Il contratto di rete rappresenta uno degli strumenti di politica industriale di maggiore successo e più innovativi tra quelli introdotti negli ultimi anni. L’obiettivo dichiarato è quello di aumentare la relazionalità imprenditoriale, perseguendo le esigenze di consolidamento del sistema produttivo italiano, salvaguardando al contempo l’autonomia imprenditoriale. L’interesse della cooperazione all’utilizzo di tale strumento è crescente, dato anche dalle caratteristiche endogene all’impresa cooperativa, dallo spirito di condivisione e dalla capacità di mettere ‘in comune’ forze, energie e risorse. Pur tuttavia le regioni del Sud Italia, e quindi anche la Sicilia, non hanno ancora maturato il cosiddetto  processo culturale necessario a dare pratica attuazione ai contratti di rete come è avvenuto nel Nord Italia, dove due sole regioni, Lombardia ed Emilia Romagna, detengono di fatto il 50% del totale dei contratti di rete nazionali”.

Articolo pubblicato il 07 giugno 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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