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Ludopatia, in Sicilia 1 giovane su 2 ha tentato la sorte nel 2013
di Fabrizio Margiotta

Espad 2013: nell’Isola i giocatori sono soprattutto di sesso femminile (39%), in Liguria la quota è del 28%. Non si gioca per guadagnare, il tasso di rischio patologico è tra il 7,78% e 11,50%

Tags: Ludopatia, Gioco D'azzardo



PALERMO - Come ricorderete dalle precedenti uscite, il QdS ha intrapreso (in esclusiva) un percorso di analisi puntuale dei dati elaborati dall’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa. Il rapporto Espad-Italia, questo è il nome del dossier annualmente diffuso dai ricercatori, si preoccupa prevalentemente di effettuare indagini sull’uso di alcol, tabacco, sostanze psicotrope illegali da parte degli studenti delle scuole medie superiori.

Il team di scienziati diretto da Sabrina Molinaro, tuttavia, grazie ai questionari diffusi nelle scuole, ha focalizzato la propria attenzione anche su altre abitudini e dipendenze, come quelle inerenti al gioco d’azzardo e all’(ab)uso di internet. Se l’utilizzo ossessivo della rete è un fenomeno tipico della generazione dei “nativi digitali”, ragazzi e ragazze che sono nati e cresciuti con internet, il fenomeno del gioco d’azzardo viene spesso (erroneamente) ricondotto alle “old generations”.

Che dire, dunque, di quel milione di studenti che ha tentato la fortuna e violato la legge (il gioco d’azzardo, anche quello “legale”, è vietato ai minori di 18 anni) nel 2013? Che dire di quei 152 mila giovanotti che, sempre nel 2013, risultavano giocatori abituali, incalliti, di Texas hold’em o Totocalcio? Che dire, infine, della Sicilia? Tenetevi forte: il 51% degli studenti siciliani di età compresa tra i 15 e i 19 anni ha giocato d’azzardo almeno una volta nel 2013! Solo Basilicata (52%) e Calabria (53%) hanno fatto di più, lasciandosi definitivamente alle spalle la già alta media nazionale (44%). A giocare, nella nostra terra, sono soprattutto ragazze (l’incredibile percentuale è del 39%, conto il 28% delle studentesse liguri), con l’aggravante che la quota di problem gamblers (giocatori problematici) è compresa tra il 7,78% e l’11,50% (contro il 3,95 – 6,39% della Lombardia).

Chi sono i giocatori problematici? Coloro che giocano almeno 20 volte in un anno, trascorrendo anche tre-cinque ore infrasettimanali nei bar (slot machine e altri videogiochi) o su internet (poker online, ad esempio) e associando spesso, a queste abitudini, il consumo di sostanze psicoattive.

Cosa preoccupa di più? In primis pensare che si tratta di giovani scolarizzati e magari benestanti, che arrivano a spendere anche più di 50 euro al mese: un problema sociale, dunque, che non può giustificarsi invocando situazioni di povertà e degrado (“lotterie, l’unica fede in cui sperare”, citando Guccini), ma neanche rifugiandosi nel classico alibi della ricerca di uno status. Se uno studente brama di possedere uno smartphone di ultima generazione, in assenza di risorse immediate cercherà di risparmiare qualcosa o, in certi casi, di fare soldi “facili”; non dilapiderà la “paghetta” settimanale giocando ai videopoker.

Il vizio del gioco d’azzardo, dunque, non sembra essere razionalmente comprensibile alla luce delle argomentazioni convenzionali: non si gioca per guadagnare, insomma. In secondo luogo, preoccupa scoprire che, almeno in Sicilia, siamo in presenza di fenomeni radicati, che non hanno fatto registrare variazioni percentuali apprezzabili negli ultimi sei anni. Sei anni di silenzio delle istituzioni: davvero troppi, considerando la delicatezza degli interessi coinvolti. Purtroppo, non è tutto. Parlando di dipendenze, il rapporto Espad-Italia non può tacere circa quelle causate dall’uso eccessivo del web.
 
La rete, infatti, rischia spesso di diventare una pericolosa “ragnatela” per gli studenti, ormai perennemente “connessi”. Twitto, bloggo, posto, taggo…che il linguaggio dei giovani fosse cambiato ce ne eravamo accorti da un pezzo, ma alcune percentuali possono rendere bene l’idea di ciò che succede un po’ in tutta Italia: il 93% degli intervistati ha usato internet nel 2013 per chattare sui social network, l’82% per scaricare musica, film, giochi (si spera legalmente!), il 79% per leggere quotidiani, il 34% per dedicarsi a giochi di ruolo online e il 29% per collegarsi a siti per adulti.

Di per sé questi dati non dicono nulla circa il possibile rischio di dipendenze, ma sappiamo bene quali pericoli si nascondano dietro l’utilizzo incontrollato della rete: dipendenze -solo per citarne alcune- da relazioni virtuali, da sesso virtuale, da shopping compulsivo o da giochi di ruolo (anche in Italia, come in Giappone, Francia e Usa, si comincia ad affrontare questo problema in cliniche specializzate). Chissà se tra casinò virtuali, chat e mondi interattivi, sarà ancora possibile scorgere, in futuro, l’Uomo e la sua dignità. Possibilmente senza occhiali 3D, grazie.

Articolo pubblicato il 10 giugno 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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