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Refezione scolastica, internet, cultura. Anche l’educazione è povera in Sicilia
di Angela Ganci

Save the children: nell’Isola mensa per il 51% dei bambini, non fanno meglio Campania (49%) e Puglia (47%). Poche opportunità: meno di 1 scolaro su 3 (26%) ha visitato musei o mostre

Tags: Save The Children, Scuola



PALERMO - È opinione diffusa che il metro della povertà consista nel possesso o meno dei mezzi di sussistenza; se, senz’altro le difficoltà economiche sono una grave minaccia al benessere, discorso simile vale per la scarsità di opportunità educative e formative, specialmente per i giovani.

In Italia oltre un milione di giovani non ha i mezzi minimi per vivere dignitosamente, e, in un processo che si autoalimenta, si vede deprivato anche dell’opportunità di partecipare ad attività culturali e ricreative, essenziali per un sano sviluppo.
Recentemente il tema ha richiamato l’attenzione di Save the Children che, nel rapporto “La lampada di Aladino – L’indice per misurare le povertà educative e illuminare il futuro dei bambini in Italia”, ha esaminato l’adeguatezza di alcuni servizi del territorio, come la refezione scolastica.

Questa è un potente fattore di socializzazione, nonché stimolo per una corretta educazione alimentare, e l’esserne esclusi (perché le famiglie più povere non se la possono permettere) danneggia la dignità dei piccoli. 

Per l’offerta del servizio il Sud detiene uno dei primati peggiori (51% in Sicilia, 49% in Campania e 47% in Puglia), per l’anno scolastico 2011-2012, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado.

All’opposto, in alcune regioni del Nord la mensa è presente in oltre il 70% delle scuole, con un picco in Piemonte (73,4%).
Per quanto riguarda la connessione a Internet, essenziale in una scuola di qualità, nel 2013-2014, la Sicilia si piazza a metà classifica, in quanto a disponibilità nelle scuole primarie e secondarie (63%), meglio di Toscana (61%) e Piemonte (55%), mentre prima è la Basilicata (77%).

Le povertà educative non si limitano all’ambiente scolastico, ma interessano a vasto raggio altre opportunità formative, come le visite ai musei e la lettura.

La situazione è stavolta drammatica interamente nel Mezzogiorno e nelle Isole, dove meno di un bambino su tre ha visitato mostre o musei, nel 2013. In questo trend negativo, fa meglio la Sicilia (26%), rispetto per esempio a Campania (23%), Calabria (21%) e Molise (16%), ma siamo lontani dagli standard di Trento e Bolzano (64%).

Per quanto riguarda la visita ai siti archeologici, in quattro regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Puglia, Campania, Calabria) si va addirittura sotto il 20%, benchè si tratti di siti di fama mondiale.

La partecipazione a concerti, invece, è dappertutto inferiore al 50%; nel 2013, la Sicilia è al penultimo posto (18%), solo meglio del Molise (17%).

Per la mancata opportunità di lettura sempre al Sud si registrano i dati peggiori: solo il 34% dei ragazzi siciliani tra 3 e 17 anni ha letto almeno un libro, a parte quelli scolastici, nel 2013 (a fronte della media italiana del 52%), segue la Calabria (31%).
Non sappiamo se nel futuro a tutti i bambini sarà data la concreta occasione, a prescindere dalla condizione socioeconomica, di accedere ai servizi a carattere formativo.

è certo però che, se a un bambino viene negata la possibilità, data dagli stimoli culturali, di sviluppare capacità intellettive e sociali, gli si crea un danno che intacca non solo il suo futuro, ma quello della società che questi è chiamato, con il proprio contributo, a migliorare.

Articolo pubblicato il 18 giugno 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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