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Quotidiano di Sicilia

I 172 parlamentari non si occupano dei siciliani
di Carlo Alberto Tregua

Crescita, sviluppo ed economia assenti

Tags: Regione Siciliana, Ars



La Sicilia esprime 52 deputati, 25 senatori, 5 europarlamentari e 90 consiglieri regionali (definiti dallo Statuto deputati), per un totale di 172. Questo è il ceto politico-istituzionale della Sicilia.
Tutte persone che percepiscono mediamente, fra indennità, rimborsi e altri ammennicoli, 20 mila € al mese e si dovrebbero occupare principalmente  dei problemi della Sicilia.
Noi isolani li paghiamo, ma loro non ci danno il rendiconto di ciò che fanno e di ciò che non fanno. Tuttavia, un risultato c’è e i fatti lo dimostrano: il disastro economico, sociale e occupazionale della Sicilia.
L’ultimo rapporto Istat ha acclarato che la nostra è la regione più povera d’Italia: una vergogna, un’onta per i 172 parlamentari che hanno la massima responsabilità in funzione del primato della politica e di tutta la classe dirigente siciliana (imprenditori, sindacalisti, professionisti, ambientalisti, consumatori e via elencando).

In questi sei anni di crisi, il Pil è retrocesso del 14 per cento, contro una media nazionale dell’8 per cento. Decine di migliaia di imprese hanno chiuso, la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, è cresciuta a dismisura.
Di fronte a questo incendio, i 172 parlamentari, a vario titolo, hanno girato la testa dall’altra parte, hanno chiuso le orecchie e gli occhi e sono rimasti silenti, salvo dare fiato alla bocca in convegni e riunioni, cui non sono seguite azioni concrete e decisioni.
La massima responsabilità del disastro accertato è in capo agli ultimi presidenti della Regione (Cuffaro, Lombardo e Crocetta), i quali si sono occupati di tutto tranne che di elaborare e realizzare progetti mirati a crescita, sviluppo e occupazione.
Si sono occupati dei loro clienti, dei loro raccomandati e di tutti quei privilegiati che continuano a succhiare il sangue dei siciliani. Privilegiati-parassiti che non hanno alcuna vergogna di percepire 400-500 mila € all’anno (o anche 100 mila se si tratta di uscieri dell’Ars) quando milioni di poveri non riescono ad andare al supermercato. Il crollo dei consumi è la prova del crollo dell’economia siciliana.
 
Purtroppo non vediamo un cambio di comportamenti, un cambio di rotta né da parte del Presidente della Regione, né dei 90 consiglieri-deputati, insensibili a ogni richiamo al buon senso, e neanche degli altri parlamentari nazionali che a Roma sono presi da mille beghe. Nessuno di essi, di qualunque partito, ha chiesto a Matteo Renzi di inserire all’ordine del giorno un progetto di sviluppo del Sud nel quale la Sicilia dovrebbe avere un ruolo primario.
I cinque eurodeputati sono freschi di nomina, anche se qualcuno riconfermato, come Giovanni La Via, nominato presidente della Commissione Ambiente. A Bruxelles dovrebbero cominciare a lavorare di gran carriera per accelerare le procedure di finanziamento dei fondi europei.
Da parte sua, la delegazione nazionale di parlamentari dovrebbe spingere sul Governo perché chiuda i rubinetti dei trasferimenti alla Sicilia se presidente di Regione e inquilini dell’Ars non fanno un bagno di buon senso.

In cosa consisterebbe? Nel tagliare tutte le spese clientelari superflue e inutili dell’attuale bilancio e girare tutte le risorse così risparmiate a cofinanziare urgentemente i progetti già approvati dall’Unione europea.
Scusate se siamo monotoni. Non vediamo altra strada che quella del riequilibrio dei conti, indirizzando la massima parte delle entrate a investimenti.
Ovviamente, lo ripetiamo, il presidente della Regione deve intervenire con forza per sbloccare la macchina burocratica che l’ha avvinghiato e non gli fa fare più niente. I dirigenti generali e gli altri 1.800 dirigenti di secondo e terzo livello devono essere responsabilizzati, nel senso che se non evadono tutte le istanze entro 30 giorni (a meno che non neghino la richiesta) devono essere posti in stato di quiescenza fino alla risoluzione dei contratti.
Di riffa o di raffa, la macchina regionale deve funzionare e tutti (burocrati, politici e classe dirigente) si debbono rendere conto che o ci salviamo tutti o affondiamo tutti.
I privilegiati non si salveranno quando la nave affonderà. Se lo pensassero, sarebbero dei poveri illusi.

Articolo pubblicato il 24 luglio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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