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Riforme, no di M5S e Sel: un lungo stallo in Senato
di Redazione

Grasso: “Ha avuto esito negativo” il tentativo di mediazione del Pd

Tags: Senato, Riforma, Matteo Renzi, Pietro Grasso



ROMA - Il tentativo di mediazione tra Pd, M5S e Sel sul ddl costituzionale in capigruppo “ha avuto esito negativo, per cui stiamo riprendendo le votazioni”. L'annuncio è arrivato ieri pomeriggio dal presidente del Senato Pietro Grasso, che ha spiegato di aver “fatto tutto il possibile per favorire al massimo qualsiasi soluzione”. Per il capogruppo di Ncd Maurizio Sacconi “abbiamo solo perso tempo. Non c'è nessuna disponibilità di Sel e M5S”.

La giornata era cominciata con la proposta del senatore Pd Vannino Chiti che, in apertura di seduta a palazzo Madama in  mattinata, di concentrare il confronto sul ddl riforme “su grandi temi: elezione dei senatori, numero dei deputati, immunità, elezione del Presidente della Repubblica, istituti di garanzia, le competenze del Senato sui temi etici, il referendum, le competenze tra Stato e regioni. Una riforma costituzionale non si realizza in un clima di contrasti così esasperati, di assenza di clima costituente, di muro contro muro” e “si smarriscono le ragioni degli uni e degli altri”, aveva detto.

La proposta, arrivata dopo la lettera del premier Renzi ai senatori della maggioranza , “è di non disperdersi in migliaia di emendamenti ma di concentrare il tempo a disposizione prima dell'8 agosto per illustrare le posizioni su emendamenti fondamentali e avere risposte dai relatori. E quindi votare gli emendamenti fondamentali: alcune decine, non centinaia, e votare gli articoli della legge di riforma con dichiarazioni finali e voto alla prima settimana di settembre”.

“Vogliamo risposte concrete, poi decideremo il percorso. In caso contrario, arrivederci...”, aveva detto il presidente dei senatori del Carroccio Gianmarco Centinaio. “A noi non interessa il concetto di una settimana in più, ma la possibilità di un confronto alto, nel merito degli emendamenti presentati. Al patto del Nazareno, convitato di pietra su cui bisognerebbe far chiarezza, va sostituito un patto tra tutti i senatori perché si dia luogo a un confronto libero in aula, nel merito delle questioni”, ha detto dal canto suo Loredana De Petris (Sel).

“Il Movimento Cinque Stelle ha presentato 200 emendamenti. Sono 200 emendamenti, su un totale di 8000, che manteniamo: la nostra è una battaglia a difesa della Costituzione”, ha detto invece il presidente dei senatori M5S Vito Petrocelli.
 


Togliere gli emendamenti? Sel: “Condizioni irricevibili”
 
ROMA - “A Boschi diciamo che la nostra disponibilità a discutere c'è ma bisogna farlo nel merito”. Questa la posizione di Sel sulla possibilità di un accordo con la maggioranza sulla riforma del Senato dopo una mattinata di stallo in aula. Nessun arretramento dunque. Le condizioni del premier Renzi di togliere gli emendamenti sono irricevibili ha detto Nicola Fratoianni in conferenza stampa al Senato. “Abbiamo molto apprezzato la proposta di mediazione Chiti, ma i modi in cui questa proposta sta evolvendo, non ci convince. Abbiamo dato la nostra disponibilità ad una riduzione consistente degli emendamenti, ma questo deve avere un contraltare preciso sui punti che abbiamo posto. È arrivato il momento in cui nessuno può continuare a fare giochini”. Nessun ricatto da parte di Sel, secondo Fratoianni si deve ripartire con un “dibattito con modalità, linguaggio e meccanismi completamente diversi”. Condizione essenziale del dialogo deve essere la discussione sui temi di merito, cioè: Senato elettivo, democrazia partecipativa e diretta, platea di elezione del Capo dello Stato, eliminazione del pareggio di bilancio dalla Costituzione.

Articolo pubblicato il 30 luglio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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