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Roberto Loi: "Motorismo storico: Italia all'avanguardia"
di Valerio Barghini

Forum con Roberto Loi, presidente Asi Club d’Italia

Tags: Roberto Loi



Presidente Loi, qual è la situazione del motorismo storico nel nostro Paese?
“In Italia il fenomeno del motorismo storico, sebbene sia cominciato in ritardo rispetto ad altri Paesi, è cresciuto molto. Questo essenzialmente per due motivi: primo, perché siamo un popolo di persone intelligenti; secondo, perché comunque in materia di veicoli storici sono state emanate delle norme d’avanguardia rispetto a quelle di altri Stati in termini di vantaggi assicurativi e di esenzioni fiscali. Un aspetto, quest’ultimo, considerato da molti in maniera negativa e che ha portato alla circolazione incontrollata di voci assolutamente infondate, come quella che sostiene che in Italia ci sarebbero tra i quattro e i cinque milioni di veicoli, con più di venti o trent’anni, che non pagherebbero imposte. Tutto falso”.

Allora quanti sono i veicoli certificati da Asi?
“Si parla di 501mila mezzi. Anche se bisogna fare un distinguo. Da qualche anno rilasciamo due tipi di certificazioni: il Crs (Certificato di rilevanza storica, rivolto esclusivamente alla circolazione) e l’Ads (Certificato di datazione storica, che ha una valenza essenzialmente fiscale), che sono rilasciati per lo stesso veicolo. Inoltre i veicoli, quando raggiungono i trent’anni, sono esentati automaticamente. Infine c’è da considerare un ulteriore aspetto: ci sono in giro veicoli datati ma che i cittadini utilizzano perché non possono permettersene un altro. Fatta tutta questa scrematura, alla fine saranno circa 300mila i veicoli che sono nella situazione di essere esentati dal pagamento delle tasse automobilistiche attraverso Asi. A prescindere da questo aspetto, va rilevato che ci sono almeno cinque sentenze della Corte Costituzionale che sanciscono inequivocabilmente che la tassa automobilistica è di esclusiva competenza dello Stato. Nonostante ciò abbiamo la bellezza di nove regioni italiane che contravvengono al dispositivo. E che ti dicono chiaro e tondo che lo sanno benissimo che la competenza è statale ma altrettanto chiaramente ti fanno notare che tanto lo Stato non ha la forza per fare rispettare le disposizioni di rango superiore.
Tuttavia mi preme sottolineare che se è riconosciuta un’esenzione per il solo fatto che un veicolo è considerato storico, non ci stiamo affatto comportando in modo più favorevole. Stiamo pur sempre parlando di mezzi che hanno pagato tasse quanto meno per vent’anni e per importi sicuramente corrispondenti alla media europea. Abbiamo semplicemente chiesto, ed è questo il punto su cui ci criticano, che il riconoscimento passi attraverso un’associazione”.

Oggi qual è la tempistica per ottenere le certificazioni rilasciate da Asi?
“Fino a poco tempo fa, sei-sette messi. Oggi abbiamo avviato un processo di digitalizzazione che farà sì che dal 2015 basteranno al massimo un paio di mesi. In questo momento ci troviamo in una fase di transizione perché abbiamo voluto mantenere un profilo di equità rispetto ai club regionali e provinciali più o meno evoluti, per cui con qualcuno di essi manteniamo rapporti in via esclusivamente digitale, con qualcun altro, viceversa, ancora in ‘metodologia’ cartacea”.

Asi quanti soci conta?
“Oggi siamo a quota 210mila suddivisi fra 270 club”.

Qual è la risposta che ricevete dai più giovani?
“Su questo punto devo fare un po’ di autocritica perché mi sto rendendo conto che qualche piccolo errore è stato commesso: non si può pretendere di avvicinare i ventenni “prescindendo” dai quarantenni. Rischi di lasciare un buco generazionale enorme. Magari può accadere che il ventenne partecipi ad una delle oltre 2.500 iniziative che annualmente Asi organizza, però poi non c’è la continuità. Dunque la nostra mission deve essere quella di avvicinare prima i quarantenni per poi arrivare ai ventenni. Anche se devo ammettere che, in occasione dell’ultima edizione di “AutoMotoRetrò”, al Lingotto la presenza di pubblico giovane è stata numericamente importante”.
 
Come si finanzia Asi?
“Mediamente ciascuno dei 210mila associati, che versa una quota pari a circa 130 euro. Di questa, una parte rimane in capo al club di appartenenza, un’altra, fissa, 41,62 euro, viene girata a noi. Ci sono poi le certificazioni con le quali, però, certamente non guadagniamo: basti pensare al solo fatto che le facciamo pagare 20 euro, di cui solo la metà, 10 euro, arriva nelle nostre casse”.

Anche limitandoci alle sole quote, un bel flusso di denaro...
“Certamente. Ma la mia parola d’ordine è: gestire con oculatezza. Piuttosto che spendere male, non spendo. Una filosofia che ci ha consentito di fare importanti accantonamenti e di condurre in porto altrettante importanti operazioni. Non solo nell’ambito del motorismo. Ad esempio, siamo stati in grado di elargire 208mila euro all’Università dell’Aquila che, subito dopo il terremoto, aveva bisogno di una cattedra per la sua Facoltà di Ingegneria. Sempre nel triste ambito delle calamità naturali, abbiamo erogato 150mila euro alla città di Crevalcore, in provincia di Bologna, per la ristrutturazione di una scuola i cui impianti sportivi erano andati distrutti durante il sisma in Emilia Romagna. O, ancora, l’importante convenzione, sempre per 150mila euro, con il Politecnico di Torino finalizzata alla ricerca e al finanziamento di un progetto che ogni anno ci viene comunicato e che condividiamo con l’ateneo. Tutto questo grazie alle sole entrate dei nostri tesserati gestite, lo ripeto, con oculatezza. Spendere sì, ma spendere bene”.
 


Progetto Unesco, Torino capitale mondiale

Ci parli del progetto Unesco: a che punto siamo?
“Probabilmente, già il prossimo novembre Torino verrà riconosciuta capitale mondiale del motorismo storico e del design. L’idea è nata da un assunto molto semplice: vengono riconosciuti parchi e altri paesaggi naturali? Allora analogamente riconoscete che il design delle carrozzerie torinesi dagli anni cinquanta in poi ha fatto scuola in tutto il mondo. In pratica abbiamo chiesto il riconoscimento di una funzione immateriale. Era la fine di febbraio del 2013 e, insieme all’amministrazione comunale della Mole, abbiamo presentato il progetto. Dalla sede centrale di Parigi ci hanno poi fatto sapere che si trattava di un’idea bellissima. Anzi, già l’Unesco stessa stava pensando al motorismo storico come fattore culturale ma nessuno, all’infuori di Asi, aveva fatto prendere in considerazione concretamente la possibilità che lo diventasse”.

A proposito di Comune di Torino: al di là del progetto Unesco, è un’amministrazione “collaborativa”?
“Assolutamente sì. Al punto tale che, a brevissimo, potrebbe fornirci in concessione il sito di ben 15mila metri quadrati dove erano alloggiati gli atleti durante le Olimpiadi invernali del 2006. Si tratta di un’area denominata “Arcate”, proprio perché sono presenti delle bellissime arcate gotiche. Anche l’attuale sede di Villarey è una concessione del Comune, per la quale paghiamo un fitto simbolico. Un immobile storico, fermo dal 1935, per il quale abbiamo condotto un’operazione di investimento pari a oltre un milione e 300mila euro, da cui vanno dedotti 267mila euro di contributo europeo, con i quali abbiamo realizzato opere di manutenzione straordinaria. Ora la possibilità delle Arcate, dove pensiamo di realizzare, anche grazie al contributo del Gruppo Fiat, una galleria di veicoli”.
 

 
Settore museale e vademecum per visitatori

Alle “Arcate”, dunque, un museo.
“Non proprio, si tratta di una galleria mutevole nel tempo. Abbiamo ripreso in mano, dopo un periodo di pausa e un’accurata analisi (per un museo bisogna relazionarsi con persone di una certa cultura), il settore museale. Oggi stiamo procedendo a fare il censimento dei musei: se il titolare lo desidera, l’Asi fa conoscere la realtà a livello nazionale. Stiamo, dunque, preparando una pubblicazione: una sorta di vademecum per il visitatore, affinché possa sapere dov’è collocata l’esposizione, gli orari, la tipologia di veicoli esposta, suggerimenti o qualsiasi altra informazione necessaria”.

Avete mai pensato a una sorta di affiliazione per i restauratori?
“Ci abbiamo pensato, ma il timore è quello di commettere errori. Nella categoria ce ne sono sicuramente tanti qualificati e preparati. Ma ve ne sono anche diversi altri che non lo sono. La paura è quella di dare il riconoscimento a chi non lo merita. Anche se, forse, il poter dire ‘questo è un professionista testato e consigliato da Asi, dunque, ti puoi fidare’, creando una sorta di affiliazione ufficiale, porterebbe a una naturale scrematura”.

E una fondazione “figlia” di Asi?
“Sarebbe auspicabile, perché darebbe maggiori di garanzie, rispetto ad un’associazione, di tranquillità e continuità rispetto alle iniziative portate avanti. Ci stiamo organizzando, invece, per realizzare una ricca biblioteca, munita anche di una cineteca. Quest’ultima volta non solo a trasmettere film di altri ma che comprenda anche nostre produzioni. Una l’abbiamo già realizzata: abbiamo messo a disposizione a un giovane della scuola per registi di Palermo, Giovanni Totaro, tutto il materiale necessario per realizzare un film su Nino ‘Ninni’ Vaccarella, il ‘preside volante’. Un’esperienza che vorremmo replicare per tutti i grandi personaggi che hanno ruotato attorno al mondo del motorismo”.

Articolo pubblicato il 01 agosto 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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