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Quotidiano di Sicilia

Per massima trasparenza NO a discriminazioni
di Antonio Mercurio

Lungo confronto sull’art. 39 manovra ter tra il pomeriggio del 29 e il 30 mattina. Giornalisti pubblicisti e professionisti stessi doveri e diritti

Tags: Ars, Regione Siciliana



PALERMO - L’articolo 39 della manovra ter, in materia di “trasparenza e di pubblicità dell’attività amministrativa” ha suscitato un dibattito molto acceso a Palazzo dei Normanni, un confronto che si è protratto dal pomeriggio del 29 alla tarda mattinata del 30 luglio. L’articolo, che disciplina la pubblicità sui quotidiani dei bilanci di enti e società partecipate della Regione, come previsto dalla regionale del 12 luglio del 2011, n. 12 (appalti pubblici), è stato al centro di numerosi interventi e chiarimenti. A esclusione di alcuni refusi e a una richiesta di soppressione dell’articolo con voto segreto da parte del Movimento 5 Stelle, poi bocciata, il testo è stato interessato da una parziale riscrittura presentata del presidente della commissione Affari istituzionali all’Ars, Antonello Cracolici, che ha posto come paletto per gli enti “la pubblicazione degli atti adottati entro cinque giorni, pena la loro nullità”.

La discussione in Aula, appassionata e vivace, ha offerto numerosi spunti di riflessione. Qualcuno ha suggerito di estendere la pubblicazione anche alle testate online e in molti hanno sollevato il problema della trasparenza ma pochissimi hanno ricordato la mancata applicazione in Sicilia del decreto legislativo per la “trasparenza nella P.A”. Soltanto il leader dell’opposizione Nello Musumeci ha posto pubblicamente la questione, invitando Assemblea e governo a un confronto sul tema della trasparenza “perché troppo spesso si è costretti a constatare l'inosservanza del decreto legislativo n. 33 del 2013, mentre il governo dovrebbe porsi seriamente il problema e della condotta dei dirigenti chiamati a farlo osservare”.
 
Il leader dell’opposizione ha ribadito che in molti uffici della Regione “la trasparenza diventa solo tema di confronto invece la gente ha diritto di esercitare l’esercizio del controllo” e come gruppo ha proposto l'obbligo di pubblicare gli atti deliberativi entro cinque giorni sia anche per i consorzi, le società partecipate e gli enti che operano in assenza di qualunque potere sanzionatorio. Sempre in tema di trasparenza e pluralità di informazione, suscita qualche perplessità la restrizione, inserita nei ultimi commi della norma, nel testo uscito dalla commissione Bilancio, che stabilisce per i quotidiani destinatari di tali pubblicazioni la presenza di “non meno di cinque giornalisti iscritti all’albo regionale sezione professionisti e assunti con contratto a tempo indeterminato”.
 
Al di là del numero individuato è la distinzione, scritta peraltro tra parentesi, della sezione professionisti, che lascia maggiormente interdetti e appare ormai superata. Come dimostra il provvedimento del  tribunale del riesame di Ragusa, con il quale ha annullato il sequestro del personal computer, ordinato dalla Procura del capoluogo ibleo, nei confronti di un pubblicista e direttore di una testata online, estendendo così la tutela “del segreto professionale non solo al giornalista professionista, espressamente previsto dal codice di procedura penale, ma anche del pubblicista”, al quale vengono "estese le tutele al diritto alla libertà di espressione codificato dalla Convenzione europea".

In definitiva, l’idea di restringere il campo al numero di testate è comprensibile alla luce dei limiti sempre più stringenti posti in materia di spending review. Tuttavia, l’impostazione finale della norma forse ha annacquato un po’ lo spirito della legge, nata per assicurare la massima trasparenza degli atti della pubblica amministrazione sui mezzi d’informazione.
 


Pubblichiamo la lettera che il direttore del QdS ha inviato ieri al Presidente dell’Assemblea regionale, Giovanni Ardizzone, al Commissario dello Stato, Carmelo Aronica, al Presidente dell’Ordine Giornalisti Sicilia, Riccardo Arena, e al Segretario regionale dell’Assostampa Sicilia, Alberto Cicero.
 
       Al Presidente dell’Ars
       Al Commissario dello Stato
       Al Presidente Odg Sicilia
       Al Segretario reg. Assostampa

Gentili Signori,
l’Assemblea regionale siciliana, nella seduta del 30 luglio 2014, ha approvato l’articolo 39 del disegno di legge "Assestamento del bilancio della Regione per l'anno finanziario 2014 (…)”.
Nell’articolo 39 “Norme in materia di trasparenza e di pubblicità dell’attività amministrativa” è stabilita la pubblicazione dei bilanci per estratto di società a totale o maggioritaria partecipazione della Regione sui quotidiani regionali e su quotidiani nazionali con redazione in Sicilia. Nel comma 4 dell’articolo 39 è scritto: “le testate (…) devono possedere i seguenti requisiti, alla data di entrata in vigore della presente legge: a) non meno di cinque giornalisti iscritti al relativo albo professionale (sezione professionisti) tenuto ai sensi della legge 20 febbraio 1963, n. 69, assunti con contratto a tempo indeterminato”.
Premesso che il nostro quotidiano ha alle proprie dipendenze cinque giornalisti professionisti assunti a tempo indeterminato, riteniamo che la discriminazione dell’articolo, quando si riferisce alla sezione dei professionisti, escludendo l’elenco dei pubblicisti violi fra gli altri il principio di eguaglianza dei cittadini di cui all’articolo 3 della Costituzione e dell’articolo 21.
L’albo dei giornalisti è unico. Tutti gli iscritti (elenco professionisti ed elenco pubblicisti) hanno pari dignità, pari diritti e doveri secondo il codice deontologico, pagano le stesse quote all’ordine regionale, sono soggetti alle stesse norme sulla formazione continua. Nessun diritto e nessun dovere discrimina gli iscritti all’elenco dei professionisti da quello dei pubblicisti, mentre la norma citata è chiaramente discriminatoria in danno dei pubblicisti.
Ciò premesso, vi chiedo di volere correggere l’errore incluso nella norma, carcerando le parole (sezione professionisti) e lasciando la frase giornalisti iscritti al relativo albo professionale tenuto ai sensi della legge 20 febbraio 1963, n. 69.
Ringrazio per l’attenzione alla questione etica e costituzionale, sottoposta alla vostra attenzione.
Distinti saluti,

Carlo Alberto Tregua

Articolo pubblicato il 01 agosto 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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