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Messina - Da quel mezzo miliardo di debiti ai conti oscuri delle partecipate
di Francesco Torre

Scadenze a settembre: entro il 2 il piano decennale di riequilibrio, entro il 30 il Preventivo 2014. Comune: bilancio senza parere dei revisori, il default è ancora dietro l’angolo

Tags: Messina, Debiti, Partecipate, Preventivo 2014, Bilancio



Messina - Le prossime settimane saranno decisive per le sorti di Palazzo Zanca. Tante, infatti, le scadenze che incombono sul piano economico-finanziario, a cominciare dall’approvazione del piano decennale di riequilibrio (che dovrà avvenire entro il 2 settembre) fino al bilancio di previsione 2014 (il cui termine è il 30 dello stesso mese). Prima di tutto, però, il Consiglio comunale dovrà votare il bilancio consuntivo 2013, per il quale l’amministrazione ha presentato con sommo ritardo ai revisori dei conti la relazione sulle partecipate (fine luglio, quando la scadenza per l’approvazione del consuntivo era il 30 giugno), e che – forse - arriverà in aula solo la prossima settimana, sempre che il Collegio porti a termine l’analisi.
 
Sollecitazioni ai revisori, presieduti da Dario Zaccone (peraltro coinvolto nell’inchiesta Corsi d’Oro), sono giunte dalla presidente del Consiglio Emilia Barrile, e anche la Corte dei Conti sta continuando a far sentire periodicamente la propria voce. Il dissesto, insomma, non è stato ancora affatto scongiurato, e si moltiplicano le voci di chi ritiene non sia alla fine l’ipotesi più nefasta per Palazzo Zanca. Tra queste, vale la pena citare almeno quella dell’esponente di Cambiamo Messina dal Basso, il movimento accorintiano, Nina Lo Presti, la quale si è da poco dimessa dall’incarico di vice presidente della Commissione Bilancio del Consiglio comunale. Per il sindaco scalzo Accorinti, il suo vice Signorino e la Giunta, però, il fondo Salva Comuni rimane comunque l’obiettivo finale, l’unica chance per il rilancio della città.

Oltre 500 milioni di euro i debiti certificati e messi nero su bianco nel Piano decennale approvato prima di Ferragosto dalla Giunta. Una cifra mostruosa, resa ancora più indigesta dal totale disallineamento tra il bilancio comunale e quello delle società partecipate. Come si evince anche dalla nota informativa ora in mano ai revisori, infatti, pare non ci sia un dato che coincida. Nei rapporti con l’Amam, per esempio, il Comune sostiene di non avere debiti e di avere crediti per oltre 20 mln €. L’Azienda, però, in bilancio sottoscrive un credito di 6 mln e un debito di 28 mln €.
 
E le cose non migliorano con l’Ato3, anzi. Se Palazzo Zanca e la società di Via Cavalieri della Stella sono d’accordo sul fatto che il Comune non ha nulla a pretendere, sui debiti la differenza è netta: per la Giunta 4,6 mln €, per la società 17,5 mln €. E sui debiti del Municipio c’è guerra anche con Atm (che reclama 3,2 mln quando alla Giunta ne risultano a bilancio 6) e MessinAmbiente (a cui risulta un credito di oltre 9 mln di euro, mentre a Palazzo Zanca dicono di essere in debito “solo” di 2,5 mln). Disallineati, perlopiù, anche i rapporti contabili con le partecipate minori, anche se in quel caso si tratta di cifre piccole e facilmente gestibili, a parte con Neptunia Spa, verso la quale il Comune è in debito di 4 mln € e che non ha mai prodotto alcun tipo di servizio.

Come dare un senso a questi numeri? Come non addossare, alla luce di queste cifre, parte della responsabilità del dissesto a manager e funzionari del settore economico del passato, oltre che agli amministratori politici? E soprattutto, come uscire dal tunnel? A quest’ultima domanda, si dovrà dare risposta entro il 2 settembre. Il countdown è già iniziato.

Articolo pubblicato il 21 agosto 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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