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Quotidiano di Sicilia

Evasione in Sicilia a carico dei contribuenti
di Carlo Alberto Tregua

18 miliardi secondo Istat e Agenzia delle Entrate
 

Tags: Evasione Fiscale, Fisco, Pressione Fiscale, Contribuenti, Angiola Armellini, Agenzia Delle Entrate, Corruzione, Criminalità Organizzata



E' notizia di questi giorni che l’imprenditrice fantasma, Angiola Armellini, proprietaria di 1.200 immobili e sconosciuta all’Agenzia delle Entrate di Roma ha chiuso una transazione con la stessa con il pagamento di cento milioni di imposte. Allora, conviene evadere se, pagando molto meno del dovuto, non si va in carcere.
 
L’evasione fiscale è un cancro che grava sull’economia italiana per oltre 130 mld (fonte: Corte dei Conti), secondo stime concordanti. Elemento di grande squilibrio fra i contribuenti onesti e quelli che, pur usufruendo dei servizi pubblici, non corrispondono le imposte sui propri redditi. Questa evasione copre la corruzione e le attività malavitose della criminalità organizzata. Un tris esplosivo che costituisce una delle cause principali del degrado economico, sociale ed occupazionale del nostro Paese.
Il mix dei tre fattori negativi è ancora più grave nel Mezzogiorno e ancor di più in Sicilia. Non si capisce come mai l’Agenzia delle Entrate, che ha accesso a tutti i conti bancari, a tutti i dossier di titoli di imprese, società, professionisti e privati cittadini, non riesca efficacemente ad incrociare i dati per fare emergere l’evasione. 
 
L’evasione è basata su due pilastri: quello in cui si raccolgono milioni di piccoli contribuenti che agiscono nel nero e l’altro dei grandi evasori, formato da soggetti come quello citato e da società che operano anche a livello multinazionale.
Queste ultime sono assistite da studi professionali agguerriti che puntano a demolire gli accertamenti di Guardia di Finanza e della stessa Agenzia delle Entrate, contestando più la violazione delle procedure che non l’evasione stessa. Ecco perché Guardia di Finanza ed Agenzia migliorano continuamente la formazione dei propri dirigenti ed impiegati, affinché non commettano errori procedurali che finiscono col vanificare le contestazioni sostanziali.
 
Sul filone dei piccoli evasori, che sono una miriade, l’unico strumento che la prossima riforma fiscale dovrebbe mettere in campo è il cosiddetto conflitto di interessi, cioè la deduzione fiscale di qualunque spesa effettui il cittadino, anche partendo da quote basse (per esempio il 5 o il 10 per cento). Diversamente è estremamente difficile andare a colpire il piccolo evasore.
 
La finanziaria 2008 (L. 244/07) ha introdotto l’obbligo di emissione delle fatture in formato elettronico per la fornitura alla Pa di prodotti e servizi. Ma non ha previsto un semplice meccanismo: l’invio automatico e contestuale di ogni fattura emessa all’Agenzia delle Entrate. Come non ha previsto l’invio automatico e contestuale degli scontrini di cassa per ogni vendita al dettaglio. Non si capisce il perché di questa omissione, salvo che anche gli evasori votano.
E veniamo ai dati relativi all’evasione fiscale e ai consumi pubblicati regione per regione. La comparazione avviene in modo semplice, e per ciò stesso sommario. I due enti (Istat e Agenzia Entrate) mettono a confronto i redditi dichiarati da tutti i cittadini di ogni regione con i consumi della stessa regione di appartenenza.
Risulta che in Sicilia vi sono redditi dichiarati pro capite pari a circa novemila euro, che ragguagliati a cinque milioni di cittadini fanno circa 45 miliardi. Dall’altra parte i consumi stimati da Istat sono 12.678 euro pro capite che moltiplicati per 5 milioni sono all’incirca 63 miliardi. La differenza fra i due dati produce quei 18 miliardi di evasione cui prima si accennava.
 
In Lombardia, il reddito medio dichiarato è di circa 17 mila euro che per 10 milioni di cittadini fa 170 miliardi. I consumi stimati sono circa 19 mila euro per cittadino per complessivi 190 miliardi. L’evasione in quella regione è la differenza, pari a 20 miliardi.
Paragonando l’evasione lombarda (20 miliardi), con quella siciliana (18 miliardi), tenuto conto che in quella regione vi è il doppio di cittadini, significa che in Sicilia l’evasione è molto più alta.
In questo quadro gioca lo scarso tessuto imprenditoriale ed un maggior numero di famiglie in stato di povertà. L’evasione non giustifica chi è in stato di bisogno, ma anche i tribunali hanno detto che un piccolo imprenditore, che non abbia pagato l’Iva per pagare i propri dipendenti, ha fatto bene.
Tutto questo accade per l’enorme pressione fiscale, conseguenza dell’enorme spesa pubblica clientelare che va tagliata. Ora, non domani a parole!

Articolo pubblicato il 27 agosto 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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