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Quotidiano di Sicilia

Donne lontane dai cda delle società
di Michele Giuliano

Indagine del Consiglio dei ministri: solo una donna su 10 impiegata in società pubblico-private. L’Isola è la cenerentola d’Italia mentre si continuano a perdere posti di lavoro

Tags: Imprenditoria Femminile, Lavoro, Donne



PALERMO - Una su 10. E’ questa la percentuale di donne siciliane che si trova negli organi di amministrazione e controllo delle 4 mila società non quotate in cui uno o più enti delle pubbliche amministrazioni detengono una partecipazione superiore al 50 per cento.

Secondo il monitoraggio condotto dal Dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri in collaborazione con la società Cerved Group Spa, a maggio 2014, in Italia sono solo 1.795 le donne che siedono al top delle società pubbliche, pari al 14,7 per cento del totale. Percentuale che si riduce di molto se guardiamo solo la Sicilia, che da questo punto di vista ha il primato al contrario. Una quota ancora lontana dunque da quanto previsto dal regolamento attuativo della legge Golfo-Mosca sulla parità di accesso agli organi delle società controllate da pubbliche amministrazione e non quotate, che stabilisce, per il primo mandato, che la quota riservata al genere meno rappresentato sia pari ad almeno un quinto (20 per cento) del numero dei componenti del cda.

La Sicilia è messa davvero male: perché se da una parte l’Italia è ben distante dagli obiettivi minimi imposti dalla legge, nell’Isola si riesce a fare peggio con una irrisoria quota del 10,5 per cento di donne all’interno di consigli d’amministrazione con quota di maggioranza detenuta da pubbliche amministrazioni. Ciò significa che in Sicilia si è al di sotto di 4 punti rispetto alla già deficitaria media nazionale e addirittura di quasi ben 10 dall’obiettivo minimo.

La Sicilia, sempre secondo i dati del Dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri, è la cenerentola d’Italia sotto questo aspetto, appena sotto la Calabria che arriva all’11,7 per cento. Il monitoraggio spiega che “mentre per i valori assoluti le differenze sono consistenti soprattutto a causa delle differenti dimensioni economiche delle tre Italie (Nord, Centro e Sud), le differenze nelle percentuali (vale a dire l’incidenza della componente femminile all’interno dei cda) non sono complessivamente di grande rilievo, con una differenza complessiva tra Nord e Sud inferiore a tre punti percentuali”.
Infatti la media di presenza femminile al Nord è di 15,3 per cento, al Centro del 14,9 per cento, al Sud e Isole del 12,7 per cento. E le cose non cambiano per gli organi di controllo delle società pubbliche, con 700 sindaci effettivi donne e 613 supplenti al Nord, contro i 308 e 257 del Centro e i 246 e 191 di Sud e Isole.

La conferma delle penetrazione delle donne nel mondo del lavoro siciliano arriva dall’Istat: dal 2008 al 2013 la componente femminile occupata è passata da 496 mila a 459 mila, un calo del 7,3 per cento soprattutto nei servizi, nel commercio, nell’industria. Il tasso di occupazione è passato da 29,1 a 27,1 per cento a fronte di un calo percentuale in Italia inferiore al punto, da 47,2 a 46,5 per cento. Invece con 25.771 aziende agricole condotte da donne la Sicilia conquista il primato nazionale delle imprenditrici nel settore agricolo, secondo quanto attestato da Coldiretti. 
 


Grande divario tra Nord e Sud Italia
 
Analizzando i dati delle singole regioni, si notano situazioni di ‘eccellenza’ per la presenza di donne ai vertici delle società pubbliche al Nord e al Centro. Al top ci sono Liguria con il 17,9 per cento di amministratrici, Emilia Romagna (17 per cento) e Toscana (16,9 per cento), mentre la situazione particolarmente critica si registra in Sicilia, con una percentuale abbondantemente sotto la media nazionale. Quindi è il Nord che ha una maggior presenza sia assoluta che percentuale di donne nelle società: in termini numerici infatti su un totale di 1.795 donne ai vertici, ben 1.020 si trovano in società del Nord Italia. Al Centro ci sono invece 428 amministratici, mentre in tutto il Sud e Isole sono solo 347. C’è da sottolineare anche un altro aspetto di non secondaria importanza. Infatti, a parte quanto già citato sulla norma Golfo-Mosca sulla parità di accesso agli organi delle società controllate da pubbliche amministrazione e non quotate, c’è anche un altro aspetto: la stessa legge prevede un aumento progressivo della presenza femminile nel top mangement pubblico e impone che la nomina degli organi di amministrazione e di controllo sia effettuata secondo modalità tali da garantire che il genere meno rappresentato ottenga almeno un terzo dei componenti (33 per cento circa) di ciascun organo.

Articolo pubblicato il 02 settembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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