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Netdipendenza: quando internet diventa bisogno compulsivo
di Adriano Zuccaro

Cnr, il 13% degli adolescenti resta attaccato alla rete per cinque ore di fila o più ogni giorno. Allarme degli esperti: “Sovraccarico informativo e cognitivo altera funzioni cerebrali”

Tags: Internet, Web, Netdipendenza



CATANIA - ''Internet ci fa comunicare e dialogare con tutto il mondo? Non lo so, a volte ho l'impressione che più aumentano i mezzi della comunicazione, più diventa difficile il dialogo e la comprensione, forse perché ci affidiamo troppo ai mezzi e non ci mettiamo anche quell'anima e quella partecipazione che sono necessari in ogni tipo di comunicazione” ha detto il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, venerdì a Vicenza. Un pensiero condivisibile e avvalorato da numeri sconcertanti che riguardano il cattivo uso di internet, soprattutto tra i giovani. Secondo diversi studi condotti a livello globale, infatti, nei Paesi tecnologicamente avanzati più della metà della popolazione è profondamente addicted (schiava della rete).
 
Ecco, dunque, che anche il vocabolario si rinnova e accoglie un neologismo calzato a pennello sul fenomeno: “Netdipendenza”. Secondo Treccani.it, la netdipendenza è “l’incapacità di fare a meno di Internet; bisogno compulsivo di collegarsi alla rete telematica e di utilizzarne i servizi”.

Lo stile sempre connesso induce il cervello a un costante lavoro su più fronti, generando stress psicologico. Secondo una recente ricerca del Cnr il 13% degli adolescenti resta attaccato alla rete per cinque ore di fila o più ogni giorno.
Altro neologismo dai contorni molto simili è “tecnostress”.  Una vera e propria malattia professionale che provoca ansia, ipertensione, disturbi alla memoria, attacchi di panico, depressione, patologie gastrointestinali e cardiocircolatorie. Si moltiplicano i convegni e le iniziative per informare sui rischi e incoraggiare un cambiamento degli stili di vita troppo legati e influenzati dalle tecnologie. Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza onlus e autore del libro 'Tecnostress in azienda', ha dichiarato qualche mese fa che "il sovraccarico informativo e cognitivo altera le funzioni cerebrali, incide sulla salute dei lavoratori e modifica l’organizzazione del lavoro". In Italia sono 1,8 milioni i lavoratori a rischio tecnostress. Un numero in continuo aumento che ha portato alla nascita nel 2013 del progetto firmato Netdipendenza Onlus: la prima scuola (a Bologna) per prevenire le nuove patologie dell'era tecnologica e digitale.

Prima di sviluppare la netdipendenza a livello cronico e di essere, quindi, costretti a rivolgersi a dei professionisti, ciascuno di noi può provare ad arginare l’uso frenetico dei dispositivi attraverso alcuni semplici consigli elaborati da Altroconsumo (box).
L’obiettivo è quello di scongiurare il catastrofico futuro presagito, sin dal 2008, da Marco Pratellesi (titolare dell’insegnamento di Teoria e tecnica dei nuovi media all’Università di Siena) nelle colonne del Corriere della sera: “Fra qualche anno, con ogni probabilità, scopriremo che questa net-dipendenza da ‘always on’, sempre connessi, avrà comportato mutazioni antropologiche esercitando una ‘pressione selettiva’ di tipo darwininano. Insomma, se non scoppieremo prima per manifesta incapacità di competere con le macchine (o se da esse non saremo sostituiti) la specie umana sarà diversa”.
 

 
Le mosse per ritrovare la libertà dalla “schiavitù della rete”
 
CATANIA – Salvare il nostro benessere psicofisico, minato da dispositivi tecnologici sempre accesi e pronti a bombardarci di notifiche, è possibile; rinunciando ad alcune abitudini malsane, s’intende. Iniziamo ad imparare a spegnere il telefono in alcuni momenti della giornata, convincendoci che non essere connessi per qualche ora non significa essere isolati. A telefono acceso può risultare utile disattivare le notifiche legate ai servizi web per evitare continue sollecitazioni. Non occorre, inoltre, scaricare le app dei social in tutti i dispositivi in nostro possesso, ne basta uno. Se proporio non possiamo fare a meno delle notifiche, proviamo a disattivare almeno quelle non indispensabili. In merito ai social è opportuno prevedere un tempo massimo di connessione per evitare di restare imbottigliati nelle news. Diminuire la frequenza di “controlli” all’interno dei social è un modo per smettere di preoccuparsi tutto il giorno di novità, spesso non rilevanti, che ci fanno perdere tempo ed energie. Ultimo ma non ultimo consiglio di Altroconsumo: “Se qualche volta non c’è connessione, scoprire che possiamo vivere anche meglio”.

Articolo pubblicato il 23 settembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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