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Studenti riammessi a Medicina e Odontoiatria dopo sentenza del Tar
di Desirée Miranda

Si riaprono le porte di Medicina e Odontoiatria per 150 giovani. Il motivo? La prova non garantiva l’anonimato

Tags: Università, Unict, Tar, Giacomo Pignataro



CATANIA - Notizie importanti per gli studenti che hanno tentato l’accesso ai corsi di studio di Medicina e Odontoiatria lo scorso 8 aprile in pieno anno scolastico, e non ci sono riusciti. Il Tar di Palermo, nel corso dell'udienza della prima sezione presieduta dal giudice Filoreto D'Agostino, e il Tar del Lazio, in ordinanze diverse ma identiche nel merito, hanno riconosciuto le irregolarità dei test di accesso, anche a Palermo, Messina e Catania. Si tratta di un problema di anonimato non rispettato nello svolgimento del test selettivo. Il giudice ha infatti riconosciuto che il codice alfanumerico presente sul kit e che comprendente la scheda anagrafica, il modulo delle risposte e il questionario, rende identificabili i candidati.
 
“Si tratta - commenta l'avvocato Santi Delia che ha presentato ricorso al tribunale amministrativo di Palermo insieme all’avvocato Michele Bonetti - dell'unico provvedimento che il Tar Palermo ha emesso all'udienza dell'11 settembre su questo concorso giacché il nostro ricorso era fondato ed incentrato proprio sulle peculiarità del caso Palermo. Tutti gli altri ricorsi, invece, sono stati trasmessi al Tar Lazio in quanto il Tar Siciliano si è dichiarato incompetente”. Il perché starebbe nella strategia di difesa scelta dai due avvocati: “Noi contestiamo il fatto che la commissione dell’università di Palermo avrebbe dovuto bloccare la prova, dopo aver verificato che nei kit era presente un codice alfanumerico di cui invece le indicazioni ministeriali non parlano”.

Il tribunale amministrativo del capoluogo siciliano dunque ha riammesso 150 studenti, quello del Lazio una trentina di candidati che hanno effettuato la prova negli atenei di Messina e Catania. In totale, tra luglio e settembre in tutta Italia sono stati circa 2.500 gli ammessi ai corsi di studio di medicina nelle università italiane sommandosi a chi il test lo ha superato. Una decisione che provoca un certo scompiglio tra la amministrazioni universitarie per le conseguenze in termini di numeri e didattica.

“A Catania ci siamo attenuti scrupolosamente alle direttive ministeriali. Prendiamo atto di quanto sta accadendo”, afferma il rettore dell’Università di Catania, Giacomo Pignataro. “Siamo ben consapevoli, e pertanto evidentemente preoccupati  - continua Pignataro - delle difficoltà che tali provvedimenti possono creare ad un sistema che deve programmare le proprie attività e cercare di offrire ai propri iscritti un servizio di qualità, facendo i conti con l’attuale drammatica carenza di risorse umane ed economiche. In linea di principio siamo comunque per estendere a quanti più giovani possibili il diritto all’accesso all’istruzione universitaria, ma è realmente tale se gli atenei non sono messi in grado di offrire a tutti i propri iscritti un servizio di qualità”, conclude il rettore dell’ateneo etneo.

Articolo pubblicato il 24 settembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Il rettore dellUniversit di Catania Giacomo Pignataro
Il rettore dellUniversit di Catania Giacomo Pignataro