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Decriptare i dati sugli smartphone: Apple e Google dicono no
di Redazione

Dopo lo scandalo del Datagate, Apple e Android si oppongono alla possibilità di decriptare i dati sugli smartphone da parte della polizia

Tags: Smartphone, Android, IOs, Sistema Operativo, IPhone, Ipad



Gli smartphone costituiscono ormai parte integrante della nostra quotidianità e contribuiscono in modo determinante alla gestione delle attività che scandiscono la nostra giornata.
L’insieme delle funzionalità a nostra disposizione copre gli ambiti più svariati, dalle app più complesse a quelle dedicate allo svago, e questo rende difficile rinunciare al loro supporto. In risposta a questo tipo di esigenza e per soddisfare le richieste di un mercato sempre più informatizzato, le compagnie telefoniche hanno predisposto una serie di piani tariffari che includono questi dispositivi, motivo per cui gli utenti devono semplicemente confrontare le tariffe cellulari più convenienti per riuscire ad acquistare in modo rateizzato lo smartphone prescelto ad un prezzo più accessibile.
 
Una volta ottenuto il dispositivo desiderato, questo diviene, non solo un prezioso alleato, ma anche il custode di una serie interminabile di dati e informazioni relative alla nostra persona, cui l’accesso dovrebbe essere precluso ad altri.
 
In America, però, è capitato più volte che dispositivi mobili venissero decriptati per consentire alle forze dell’ordine di proseguire nelle indagini grazie alla consultazione di contenuti privati, ma questo tipo di pratica pare non avrà vita facile, almeno stando a quanto recentemente dichiarato da Apple.
 
A seguito dello scandalo del Datagate, la casa di Cupertino ha annunciato che non sbloccherà più contenuti criptati su iPhone e iPad in favore della polizia e dei servizi di intelligence.
Sugli smarthone  e sui tablet funzionanti grazie al nuovo sistema operativo iOs 8, i dati personali (foto, messaggi, email, allegati, contatti, ecc.) godono della protezione di codici personali che Apple non è in grado di bypassare, di conseguenza l’accesso a questi contenuti sarà possibile solo all’utente e a nessun’altro.
 
Dello stesso parere si è dichiarata anche Google che ha annunciato un’iniziativa analoga da applicare al nuovo sistema operativo Android, che sarà presente sugli smartphone di nuova generazione.
 
La situazione diventa quindi più complessa per le forze dell’ordine che non avranno più la possibilità di decriptare i sistemi di sicurezza attivati dall’utente anche se in possesso di un mandato che autorizzi tale operazione.
L’unica alternativa a disposizione delle autorità è sperare che il possessore del dispositivo abbia attivato iCloud, unico caso in cui sarà possibile vedere soddisfatte le proprie richieste.
 
Tale ferrea presa di posizione da parte dei due colossi americani, riflette la volontà di rispondere alle accuse mosse nei loro confronti da tutti coloro che li hanno visti complici dei programmi goverativi tesi a raccogliere dati degli utenti (in nome alla lotta al terrorismo e alla criminalità), portati alla ribalta dallo scandalo del Datagate, esploso a seguito delle rivelazioni di Edward Snowden.
 
La dichiarazione di Cupertino, però, ha sortito gli effetti serati, tant’è che Chistopher Soghoian, tecnico del sindacato americano per le libertà civili, ha annunciato “I cittadini vogliono che le aziende mettano la privacy al primo posto e la Apple ha ascoltato”.
L’annuncio dell’azienda è stato inoltre corredato dalla pubblicazione di una lettera dell’amministatore delegato dell’azienda, Timothy D. Cook, pubblicata sul sito ufficiale, nella quale si legge “Al contrario dei nostri concorrenti, la Apple non potrà bypassare le vostre password e quindi non potra accedere ai vostri dati. Non sarà quindi tecnicamente fattibile rispondere ai mandati del governo per avere questi dati da apparecchi che hanno il sistema operativo iOs 8”.
 
La lotta per la tutela della privacy degli utenti sembra quindi aver riportato un risultato importantante, sebbene non tutti i dispositivi godano delle medesime tutele.
 
Il rischio che esterni possano accedere a informazioni salienti non è del tutto debellato, ma il fatto che un grande marchio come Apple abbia dato l’esempio può indurre a pensare che presto anche altre aziende seguiranno le sue orme, garantendo una maggiore protezione dei dati dei propri utenti.

Articolo pubblicato il 24 settembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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