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Trattativa Stato-mafia, Napolitano deporrà
di Redazione

Il presidente della Repubblica citato come teste, l’udienza a porte chiuse

Tags: Giorgio Napolitano, Mafia



ROMA - Il presidente della Repubblica Napolitano deporrà al processo per la trattativa tra Stato e mafia. Lo hanno deciso i giudici della Corte d'Assise di Palermo, presieduta da Alfredo Montalto, accogliendo la richiesta avanzata dai pm nell'ultima udienza. Testimonianza ammessa perché resta "l'interesse" dei pm, in quanto la deposizione del capo dello Stato non è né "superflua né irrilevante" e quindi sarà presto sentito anche solo "per acquisire una dichiarazione negativa di conoscenza dei fatti".

L'udienza avverrà al Quirinale a porte chiuse, alla sola presenza dei pm e dei difensori degli imputati.
Napolitano era già stato citato come teste il 17 ottobre 2013 e attraverso una lettera - il 31 ottobre - alla Corte d'Assise aveva fatto sapere di non nulla da riferire. Ora dovrà essere sentito sulla lettera inviata nell'aprile 2012 all'allora procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito in cui si esponevano le lamentele dell'ex presidente del Senato Nicola Mancino, oggi imputato nel processo. Ancora da decidere la data.

Dopo la notizia, lasciando l'aula bunker dell'Ucciardone, il pm Nino Di Matteo ha detto: "Prendiamo atto della decisione". E "avevamo già illustrato i motivi per i quali ritenevamo pertinente e rilevante la testimonianza del Capo dello Stato".

In mattinata è stato intanto ascoltato come teste l'ex premier Dc Ciriaco De Mita che, arrivando al bunker, all'Adnkronos ha detto: "Non ho mai saputo nulla della trattativa. L'ho ripetuto più volte ai magistrati". E ancora: "Poco prima che lo ammazzassero, Giovanni Falcone mi cercò per dirmi la sua opinione" ha detto ancora De Mita. Ma non ha potuto aggiungere altro perché interrotto dai carabinieri che, su incarico della Procura, gli hanno impedito di parlare con la cronista.

L'ex Dc, da tempo sindaco di Nusco, deponendo ha raccontato che "dopo l'uccisione di Salvo Lima il giudice Giovanni Falcone mi volle incontrare e mi disse: preparatevi perché dopo la sentenza della Cassazione del maxiprocesso la mafia si deve riorganizzare e eleverà il livello di scontro con lo Stato".

E "dopo pochi giorni dall'omicidio, mi chiamò un mio amico magistrato che mi disse che Falcone mi voleva incontrare. Io risposi che era fuori luogo perché c'era la campagna elettorale ma lui insistette e così concordammo per il 15 marzo 1992 a Roma. Falcone mi prelevò dall'Hotel Hilton e mi disse di prepararci perché la mafia avrebbe alzato il livello di scontro con lo Stato".
Chiedendogli "perché lo raccontava a me che ero presidente Dc e non un rappresentante delle istituzioni, ministro o premier, lui mi spiegò - ha proseguito De Mita - 'perché è una persona che stimo'. E quando gli dissi perché non scriveva ciò che stava dicendo a me, ha risposto: perché in questo momento queste cose non passano". L'ex politico Dc ha poi raccontato anche che, in quella conversazione romana, Falcone gli avrebbe detto "Salvo Lima non era mafioso".

Articolo pubblicato il 26 settembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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