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Raccolta pubblicitaria in Sicilia, Internet batte Tv
di Rosario Battiato

Ma arrivano solo spiccioli: l’1% del volume d’affari italiano. La ricerca dell’Istituto Tagliacarne: giro in vistoso calo, bene soltanto le imprese di Siracusa e Trapani. Le affissioni primo vettore. L’indagine Demòpolis: per gli isolani il piccolo schermo resta un punto di riferimento assoluto per informazioni

Tags: Internet, Web, Pubblicità, Istituto Tagliacarne, Demopolis



PALERMO – Due ricerche realizzate da Demòpolis e Tagliacarne per affrontare il quadro della raccolta pubblicitaria in Sicilia, un termometro per valutare lo stato di salute dell'economia isolana. Se ne è discusso ieri in occasione del convegno sul valore del mercato pubblicitario nella sede palermitana di Confindustria Sicilia.

Alla presenza di interlocutori strategici e interessati, tra i quali citiamo Giuseppe Catanzaro, vicepresidente di Confindustria Sicilia, e Linda Vancheri, assessore regionale alle Attività produttive, Pietro Vento, direttore di Demòpolis, ha illustrato i risultati dell'indagine su “Comunicazione e fruizione dei Media in Sicilia: come ci si informa nell’Isola tra Social e Digital Divide”. La televisione resta la principale fonte di informazione dei siciliani (85%), in alcuni casi addirittura l'unica (25%), anche se carta stampata e radio restano un punto di riferimento per determinati segmenti.

Prosegue la crescita della fruizione della rete grazie all'accesso mobile da smartphone, “anche se risulta ancora pesante il Social Digital Divide” con un milione e 700mila siciliani fuori dalla Rete. Quasi la metà dei siciliani si collega quotidianamente (43%), ma il 18% si caratterizza per una fruizione discontinua e quasi 4 cittadini maggiorenni su 10 non utilizzano la Rete. Bocciata la trasparenza con la pubblica amministrazione: soltanto l'1% dei navigatori utilizzare il sito web della Regione.
A completare il quadro ci ha pensato l'Istituto Tagliacarne, presente all'incontro con la ricerca “La pubblicità in Sicilia. Quadro produttivo articolazione della spesa e strategie di sviluppo” esposta da Paolo Cortese, responsabile Osservatori economici dell’Istituto.
 
Nell'Isola le affissioni esterne rappresentano “il primo vettore di comunicazione – si legge nello studio - per imprese, pubblica amministrazione e altre organizzazioni, con il 38,8% del totale della spesa (circa 60 milioni di euro), seguite dalla stampa (23,7%; oltre 36,6 milioni di euro) e dalla radio (15,9%; 24,5 milioni di euro)”. La rete catalizza 14 milioni della spesa pubblicitaria, circa il 9%, ed è riuscita a superare la televisione che ne totalizza appena 11,3 milioni (7,3%). Un risultato inatteso visto che nel resto d'Italia il piccolo schermo risulta il mezzo di comunicazione che raccoglie la maggior quota di spesa pubblicitaria (il 57% secondo Nielsen, il 41% secondo Agcom), seguito dalla stampa, che comprende quotidiani, periodici e annuari, (che catalizza il 17% di spesa secondo Nielsen ed il 28% secondo Agcom) e da Internet, diventato il terzo mezzo pubblicitario (Nielsen 12%; Agcom 19,8%).
 
Una peculiarità isolana che, secondo l'Istituto, è alimentata dalla concentrazione di media e concessionarie a carattere nazionale in Lombardia, in Piemonte e nel Lazio, dall’altro dalle caratteristiche di un mercato siciliano che conta 1.340 imprese tra concessionarie e agenzie di pubblicità, in cui operano 1.380 addetti. “Appare evidente – si legge nello studio – che la dimensione media risulta molto contenuta, il che sta ad indicare un mercato piuttosto frammentato e sensibilmente caratterizzato da localismi”.

In generale il dato della raccolta è comunque povero. Nel 2011 l'Isola ha preso l'1% della raccolta nazionale, 121,4 milioni di euro (-8,7% rispetto al 2010) su 12 miliardi. Tra Palermo e Catania si è consumato il 70% del fatturato regionale, ma le imprese concentrate tra Siracusa e Trapani sono state le uniche ad aver fatto registrare un aumento del volume d'affari.

La crisi non ha certamente aiutato. “Tra il 2009 e il secondo trimestre 2014, - si legge nello studio - il mercato pubblicitario siciliano risulta in calo in termini di unità locali attive, segnando una variazione del -5,2% e una variazione nel solo primo semestre dell’anno corrente pari a -1,1%”. Una flessione più accentuata rispetto alla media nazionale con una riduzione della spesa del 44% e per il 2013 il preconsuntivo è all’insegna di una ulteriore contrazione.

A livello territoriale, le province di Palermo e di Catania sono quelle con il maggior numero di addetti nel settore (rispettivamente, 424 unità, pari al 32,9%; e 303 unità, pari al 23,5%). Seguono le province di Messina (128 unità, pari al 9,9%), di Trapani (120 unità, pari al 9,3%) e la provincia di Ragusa (94 unità, pari al 7,3%).

Nel 2012, nel pieno della crisi economica mondiale, il 13,7% degli imprenditori siciliani del settore ha investito per alimentare la propria competitività e l'esame delle risposte relative alle principali destinazioni degli investimenti rivela come in gran parte dei casi (46,4%) l’innovazione sia percepita come una delle finalità più importanti da perseguire.

Articolo pubblicato il 14 ottobre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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