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Quotidiano di Sicilia

Parlamento più antico, da vergognarsi
di Carlo Alberto Tregua

La Classe dirigente spinga la politica

Tags: Ars



L’Assemblea regionale siciliana, massima e nobile Istituzione, dovrebbe dare l’esempio di parsimonia e di efficienza. C’è qualcuno che possa testimoniare in tal senso? Semmai i testimoni sono di parte avversa. Fra essi, i quotidiani che scrivono la verità e i giornalisti con la schiena dritta.
L’Assemblea costa ai siciliani 155 milioni contro i circa 60 dell’omonima Istituzione lombarda. Uno stenografo percepisce 204 mila euro l’anno lordi. Tutti i dipendenti hanno percepito un premio non si sa bene per quale attività, indistintamente dal merito. Il Consiglio di presidenza consente queste vergogne e questi arbìtri, anziché tagliare col machete tutte le spese inutili.
La prima cosa che dovrebbe fare il Consiglio di presidenza sarebbe applicare all’Assemblea regionale lo stesso contratto di lavoro vigente nelle Regioni virtuose. Non si capisce perché, in nome di una falsa autonomia, un usciere siciliano debba guadagnare più del doppio di un usciere emiliano o veneto, ovvero debba guadagnare più di un prefetto.

L’Assemblea regionale paga i propri consiglieri-deputati molto più di quelli delle altre Regioni, anche con maggiore popolazione di quella siciliana. Altro provvedimento del Consiglio di presidenza, approntato ad equità, vorrebbe che ad essi venisse applicato lo stesso trattamento economico dei loro colleghi lombardi. Non un euro di più.
Poi vi è l’indegna questione dei pensionati che percepiscono assegni non collegati con i contributi versati, e quindi a carico della fiscalità generale, cioè dei siciliani, e dei pensionandi, cioè di tanti altri che scappano senza avere raggiunto i 66 anni di età.
La questione dei pensionati dell’Assemblea, dirigenti e dipendenti, è inaudita. Essi, infatti, passano dall’attività alla passività (quiescenza) senza scaricare di un euro il bilancio dell’Ars, perché in questi sessant’anni essa non ha versato i contributi all’ente previdenziale che si occupa delle pensioni.
Il Consiglio di presidenza dovrebbe fare un piano decennale per trasferire all’Inps questa incombenza mediante versamenti annuali di somme che consentano all’Istituto di gestire il settore pensionistico.
 
Al di là di questi marcati abusi ed inefficienze, il danno maggiore che commette l’Ars è l’incapacità di approvare in tempi europei leggi di vere riforme nei settori economici e amministrativi, per evitare che tutto resti in balìa di dirigenti che, nascondendosi dietro procedure assurde, mettono in atto la loro principale attività: la vetocrazia.
Assistiamo basiti ai minuetti delle Commissioni che non mettono al primo posto l’interesse dei siciliani, bensì quelli di ognuno dei propri componenti, infischiandosene altamente dei quattrocentomila disoccupati, dei trecentomila piccoli imprenditori che soffrono e di una comunità di cittadini che si vergogna di essere rappresentata da persone inqualificabili, perché pensano a se stesse e non all’interesse generale.
L’Anci siciliana, per bocca del suo presidente Leoluca Orlando, sconfessando totalmente il Governo regionale, ha deciso di rivolgersi all’Ars come unico interlocutore istituzionale della Sicilia. Ma come può pensare che un ente sconquassato e pieno di privilegi possa avere la capacità di essere un valido interlocutore?
 
Secondo la Corte dei Conti, la Regione spende 21 milioni al mese per mantenere in vita inutili partecipate. Il presidente dell’Udc, Giampiero D’Alia, chiede leggi impopolari per rimettere in sesto la scassata macchina regionale. Fa specie il silenzio delle organizzazioni imprenditoriali e sindacali, nonché quello degli ordini professionali che fanno finta che tutto va bene, madama la marchesa.
La Classe dirigente siciliana ha gravi responsabilità nel consentire il prosieguo di questo comatoso stato di cose, mentre dovrebbe unirsi attorno ai quotidiani siciliani per utilizzarli come clava nei confronti di un Governo regionale sordo e di un’Assemblea regionale blindata dentro Palazzo dei Normanni.
Se la società siciliana non fa sentire forte e chiara la propria voce, mediante azioni di varia natura, non potrà prendersela con chi oggi sta rovinando l’Isola, né con chi nel passato l’ha rovinata.
È ora che si rimettano in moto i meccanismi se si vuole il Risorgimento della Sicilia.

Articolo pubblicato il 18 ottobre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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