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Messina - Tremestieri, i difetti dell’approdo. Irrisolta l’invasione della sabbia
di Lina Bruno

Correnti, smottamenti ed erosioni richiedono continui dragaggi: si riaccendono le polemiche. Consistente materiale si accumula nel fondale, si valuta come intervenire

Tags: Messina, Tremestieri, Traghetti, Tir



MESSINA - Da approdo d’emergenza a soluzione per liberare il centro cittadino dai tir, ma non si sono considerate alcune variabili: le condizioni meteo, i processi erosivi e il flusso delle correnti dominanti. Così l’invasatura di Tremestieri, dopo l’ultima ondata di maltempo di elevata criticità, torna ad essere insabbiata e quindi inutilizzabile. Quando lo scorso agosto si annunciarono la fine dei lavori di adeguamento strutturale e dragaggio si pensava che finalmente l’approdo della zona Sud, opera finanziata nel 2001 e completata nel 2006, potesse finalmente adempiere allo scopo per cui era stato concepito, invece si torna a parlare di interventi da programmare per rimuovere la sabbia accumulata.

A dire il vero Francesco Di Sarcina, segretario dell’Autorità portuale, all’apertura della seconda invasatura aveva detto chiaramente che i lavori effettuati non avrebbero evitato, davanti a particolari criticità, altri insabbiamenti: “Basta chiederlo ai pescatori e non solo agli ingegneri, - aveva sottolineato Di Sarcina - dobbiamo lavorare sulla prevenzione, magari realizzando canali per intercettare la sabbia dall’esterno”.

L’Autorità Portuale ha avuto la gestione dell’approdo dal 2007, quando cioè si sono dovute affrontare tutte le conseguenze degli errori, di localizzazione e progettuali, commessi in passato da chi aveva potere decisionale.
“La testata del molo ha retto - dice il presidente Antonio De Simone - ma il materiale che si è accumulato nel fondale è consistente, dovuto principalmente agli smottamenti e alle erosioni della costa a Sud; stiamo valutando su come intervenire anche con il Genio Civile opere marittime”.

La sabbia dragata a Tremestieri potrebbe essere utilizzata a Galati Marina per il ripascimento dei 200 metri di costa erosa. L’ipotesi è emersa nel corso di una riunione presso l’assessorato regionale al Territorio e Ambiente, ma si dovranno fare tutta una serie di controlli e analisi per verificarne la fattibilità. Intanto sulla  questione approdo di Tremestieri si riaccendono nuove e vecchie polemiche.

Il sindacato Orsa chiede che si apra un’inchiesta “sugli sprechi e sulla scarsa professionalità di chi ha progettato e realizzato l’approdo in quella zona fra falsi proclami e perenni rinvii e oggi si appresta ad utilizzare altro denaro pubblico, 80 mln di euro, per ampliare una struttura che non risponde alle esigenze della città e torna utile solo alle imprese che costantemente effettuano il dragaggio del fondale”.
 
L’invito del sindacato è quello di destinare i fondi disponibili per le quattro nuove invasature su un nuovo porto da localizzare a Villafranca o a Giammoro. Sembra ormai opinione diffusa quindi che la scelta di Tremestieri è stata sbagliata ma l’impressione è anche quella di trovarsi ormai su un percorso obbligato.

Una commissione d’inchiesta sull’intera vicenda la chiede il consigliere comunale Daniele Zuccarello, che già a luglio, insieme alla collega Donatella Sindoni, aveva presentato in merito una delibera, dove venivano sollecitati chiarimenti anche sulle dinamiche dei lavori di ripristino della seconda invasatura per i quali, sottolinea, sono stati necessari tre anni e tre milioni di euro.

“Quella delibera è stata ignorata dal Consiglio comunale  - dice Zuccarello - che ha preferito arroccarsi in posizioni anti-accorintiane senza guardare oltre il proprio naso, e dalla stessa Amministrazione, impegnata in una lotta anti-tir necessaria ma limitata ad un solo aspetto della questione”.

Saro Visicaro, del Comitato “La Nostra città”, mentre attende l’esito dell’esposto presentato in Procura a marzo, sottolinea tutti gli errori procedurali commessi nell’individuare in Tremestieri il secondo approdo, ma anche negli interventi successivi riferendosi tra l’altro al  posizionamento della diga di protezione.

Articolo pubblicato il 21 novembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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