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Quotidiano di Sicilia

Rapporto sulla realizzazione delle infrastrutture, quasi la metà del tempo se ne va in burocrazia
di Emiliano Zappalà

Lo studio è curato dall’Unità di verifica degli investimenti pubblici che fa capo al dipartimento per lo sviluppo e la Coesione economica. Analizzate 35mila opere, per un valore complessivo di 100 miliardi. Sicilia e Basilicata le regioni più lente

Tags: Infrastrutture, Burocrazia, Uver



CATANIA - In Italia il tempo impiegato per la realizzazione di una grande opera è determinato per il 42 per cento dalla burocrazia. Questo dato è tra i principali risultati del rapporto “I tempi di attuazione e di spesa delle opere pubbliche” realizzato dall’Uver (Unità di verifica degli Investimenti Pubblici) che fa capo al dipartimento per lo Sviluppo e la coesione economica (Dps).
 
Un’equipe di esperti ha analizzato i tempi di realizzazione di oltre 35.000 opere pubbliche, il cui valore economico corrisponde complessivamente a circa 100 miliardi di euro. Ciò che emerge con maggiore evidenza è quindi proprio l’eccessiva lunghezza del cosiddetto “tempo di attraversamento”, cioè del tempo necessario per passare da una fase procedurale alla successiva, per esempio dalla fine della progettazione preliminare all’avvio di quella definitiva o dalla progettazione esecutiva all’aggiudicazione della gara. È quindi tra i meandri della burocrazia che i progetti subiscono gli stop più lunghi. Si tratta di ritardi in media “di circa 2 anni rispetto ai 4,5 anni totali il che conferma l’esistenza di importanti margini per la riduzione dei tempi di attuazione delle opere”.

Secondo l’indagine, negli ultimi tre anni i tempi di realizzazione delle opere, nel nostro Paese, sono in generale aumentati, passando da 4,4 a 4,5 anni. L’aumento però non è stato omogeneo e cresce al crescere dell’importo complessivo delle opere, arrivando a pesare per circa il 30 per cento in più negli interventi dal costo maggiore, cioè quelli d’importo superiore ai 100 milioni di euro, i cui tempi di realizzazione sono passati da 11,1 a 14,6 anni. Le differenze più vistose sono legate anche alla diversa natura degli investimenti. Le durate più brevi, con 3,7 anni di media, si riscontrano nell’edilizia, nella viabilità e le strade si attestano sui 5,2 anni, mentre gli interventi per risorse idriche sui 5,4 anni. I trasporti, che comprendono gli interventi di tipo ferroviario e aeroportuale, hanno i tempi più lunghi con 6,8 anni.

Ma dall’analisi territoriale, in base al rapporto 2014, viene messa in luce anche una forte differenza tra le prestazioni delle regioni settentrionali e quelle delle regioni meridionali. Tra le regioni più veloci ci sono l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige, la Lombardia e il Piemonte, mentre tra quelle più lente la Sicilia e la Basilicata.

Nel rapporto si legge che “questo deve spingere ad un rafforzamento dell’azione di vigilanza e di monitoraggio degli aspetti economici degli interventi. I dati confermano poi che le fasi preliminari, specie quelle legate alle prime progettazioni, sono quelle più complesse, in cui gli elementi di incertezza tecnici, amministrativi ed economico-finanziari rendono più lunghi i tempi di attuazione e più difficile effettuare previsioni affidabili sull’avanzamento dell’opera”.

Tra i fattori che influenzano i ritardi nella realizzazione delle opere pubbliche, infatti figurano proprio le carenze nelle progettazioni iniziali, che con grande frequenza non rispettano gli standard previsti dalle normative, portano alla concessione di finanziamenti a interventi con studi di fattibilità o pre-fattibilità inesistenti o carenti, con la necessità di una revisione nelle fasi procedurali successive e la redazione di perizie di varianti che comportano un allungamento dei tempi e un aumento dei costi e del rischio di contenzioso con gli appaltatori.

Articolo pubblicato il 22 novembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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