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Ricerca e università: più risorse distribuite in base al merito
di Liliana Rosano

Novità del Miur per l’anno accademico 2014/15: oltre il 22% dei fondi in relazione alle performance. I bandi previsti dagli atenei di Catania, Palermo e Messina, tra novità e conferme

Tags: Ricerca, Università, Unict, Giacomo Pignataro, Roberto Lagalla, Unipa



PALERMO - La ricerca negli atenei italiani cambia volto. O almeno ci prova. La novità viene dal Miur: oltre il 22 per cento delle risorse disponibili quest’anno sarà distribuito sulla base delle performance dei singoli atenei, tra quota premiale, programmazione triennale, dottorati di ricerca, fondo per i giovani e fondo perequativo.

Non piú quindi finanziamenti senza criterio, “a pioggia” ma legati al vincolo delle performance, del merito scientifico e della valutazione da parte di un nucleo di esterni. Il complesso mondo dei finanziamenti per la ricerca deriva da diverse fonti: ateneo, Miur, fondi europei, misure legate al PON, al POR. Ci sono anche finanziamenti da privati, soprattutto al Nord.

Viaggio nel mondo della ricerca nell’Isola, sotto la scure della spending review e dell’accusa di familismo e nepotismo.
Partiamo da Catania. L’ateneo etneo, è tra i primi in Italia ad adottare quanto stabilito dal Miur. Per l’anno accademico 2014/2015, il Senato Accademico e il Consiglio di amministrazione hanno approvato il nuovo bando per il Finanziamento della Ricerca d’Ateneo (FIR), attraverso il quale saranno finanziati progetti di ricerca per 2,5 milioni di euro. Per il momento, questo è l’unico dato sulla ricerca che conosciamo. A Catania, sono 578 i docenti di ruolo, 373 gli associati e 379 gli ordinari.

Lo scorso anno (a.a 2013/2014), l’ateneo catanese ha ottenuto 9 milioni dal POR e 897 mila euro dal PON per il bando start up ricerca e connettività (4 progetti finanziati in totale). A questi si aggiungono 211 mila euro dal FIRB (fondo nvestimento e ricerca), 390 mila euro per progetti internazionali. C’è anche il MIUR a Catania con il finanziamento per la città della scienza (200 mila euro) e il ministero della difesa (16 mila euro). La ricerca si lega anche alla solidarietà. Telethon ha donato 90 mila euro mentre 59 mila euro sono arrivati per finanziare una ricerca sulla Sclerosi multipla.
Infine, il fondo per il trasferimento tecnologico ha assegnato a Catania 500 mila euro.

“Desidero sottolineare, a questo proposito, il carattere profondamente innovativo di questo bando, dichiara Giacomo Pignataro, rettore dell’Università di Catania, volto a premiare la qualità delle nuove idee di ricerca che si intendono realizzare attraverso i progetti e il loro potenziale impatto scientifico, in termini di risultati utili ai fini della valutazione dell’Ateneo. Intendiamo, così, evitare sia il rischio di finanziamento “a pioggia”, sia una attribuzione di risorse finanziarie, intesa esclusivamente come “premio” alla produttività scientifica che si è avuta in passato. Sono consapevole che - continua Pignataro - in tempi contrassegnati dalla carenza di risorse, sarebbe stato auspicabile avere ancora più fondi a disposizione di questa iniziativa. Sono comunque fiducioso che il finanziamento del FIR, riuscirà a dare un nuovo e determinante impulso alla ricerca scientifica nel nostro Ateneo”.

Nel capoluogo siciliano, a Palermo, dove i ricercatori in servizio a tempo indeterminato sono 770, i professori associati 427 e quelli ordinari 412, il fondo dal bilancio d’Ateneo per la ricerca individuale per il biennio 2014/2015 è di circa 2 mln di euro. Per tutte le altre fonti di finanziamento destinate alla ricerca, sempre per lo stesso biennio, tra EU, MIUR si arriva complessivamente a quasi 144 mln di euro. I fondi per il finanziamento di  formazione per la ricerca ammontano a 3 mln di euro. Un dato superiore a quello dello scorso anno dove i fondi di ateneo erano pari a 1,9 milioni di euro e 131 miloni di finanziamenti tra UE, Miur e altri programmi di cooperazione territoriale. Piú polemica la posizione del rettore di Palermo, Roberto Lagalla, il quale afferma “la Crui sottolinea il fatto che per la prima volta dopo molti anni l'ammontare del FFO non è inferiore a quello dell’anno precedente. Pur riconoscendo in ciò un positivo segnale di inversione di tendenza, dopo anni di tagli cumulati per oltre 800 milioni di euro, la Crui riafferma l’assoluta insufficienza del finanziamento complessivo al sistema universitario e guarda con grande preoccupazione al taglio di altri 170 milioni di euro.”

A Messina, la novità è il bando Research and mobility con cui saranno investiti 1,8 milioni di euro per un piano triennale.
Nello scorso annno, l’ateneo peloritano che conta 563 ricercatori, 293 associati e 270 ordinari, ha investito 9 milioni sui ricercatori d’ateneo.

Per quanto riguarda i fondi europei con il progetto Panlab, piano mirato al potenziamento dei laboratori dell'Università per analisi degli alimenti, dal luglio 2013 ad oggi su un importo complessivo di 22 milioni di euro, sono stati impegnati 11 milioni di euro.

Infine il progetto Cerisi, riguardante la realizzazione di un centro di ricerca e innovazione per strutture e infrastrutture di grandi dimensioni, che ha fatto registrare rendicontazioni per oltre 2,5 milioni ed impegni di spesa per più di 18 milioni, su un importo complessivo di 22 milioni.
 

 
7 mld dal fondo di finanziamento ordinario
 
Finanziamenti legali alla qualità della ricerca. Una novità che dal Miur suona come rivoluzionaria.
Da quest’anno cresce sensibilmente la quota premiale del finanziamento (dal 13,5% del 2013 al 18% del 2014), che sarà distribuita prendendo in considerazione anche l’internazionalizzazione delle università, con particolare attenzione per la partecipazione al programma Erasmus. Il decreto tiene conto degli atenei situati in contesti economicamente più deboli, con clausole di salvaguardia che stabiliscono un tetto massimo di riduzione dei fondi pari al 3,5%, contro il 5% del 2013. Nessuna università scenderà comunque sotto il 2,7%. E in base ai nuovi parametri più della metà degli atenei troverà un segno ‘+’ davanti al proprio finanziamento quest’anno. Un miglioramento che riguarda oltre il 50% delle università del Sud.
Il Fondo di finanziamento ordinario ammonta, per il 2014, a poco più di 7 miliardi di euro (7.010.580.532). Il 18% di queste risorse (1.215.000.000) è assegnato alla cosiddetta quota premiale su cui pesano i risultati conseguiti nella valutazione della ricerca (per il 70%), la valutazione delle politiche di reclutamento (20%), i risultati della didattica con specifico riferimento alle aperture internazionali (10%). Anche altri stanziamenti come il fondo per i dottorati, quello per il sostegno ai giovani e il piano triennale delle università (per complessivi 259.296.174 euro) vengono ripartiti attraverso criteri meritocratici.
 

 
Le Università statali di Bologna e Milano tra le più efficienti
 
Sono spesso nella classifica del rating internazionale delle migliori università al mondo, anche se in basso. Le uniche italiane che all’estero conoscono, oltre la privata Università Luigi Bocconi: l’Università statale di Milano e quella di Bologna. Entrambe puntano sull’internazionalizzazione. Sono numerosi i progetti di scambio culturale e di cooperazione internazionale. Ma sul fronte ricerca? L’Università di Bologna “Alma Mater” nel 2013 ha destinato alla ricerca (tra MIur e fondi esterni) 77,1 milioni di euro contro i 77,9 del 2012. Non sono ufficiali ancora i dati per il 2014 circa il totale che verrà assegnato alla ricerca sia dal fondo di ateneo che dalle varie misure europee.
Molti di più i ricercatori: 1195. Sono invece 828 i docenti associati e 701 gli ordinari. Anche l’Università statale di Milano punta sulla ricerca ma con numeri non inferiori rispetto alle università siciliane.
Unimi, conta su 862 ricercatori, 614 ordinari e 537 associati. I finanziamenti derivanti da bandi europei (in particolare il 7 del Programma quadro) hanno destinato 6 milioni nel 2013 e 4 milioni di euro nel 2014.

Articolo pubblicato il 11 dicembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Giacomo Pignataro, rettore dell’Università degli studi di Catania
Giacomo Pignataro, rettore dell’Università degli studi di Catania
Roberto Lagalla, rettore Università di Palermo
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