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Lotta alla corruzione con i premi
di Antonio Mercurio

Il Ddl approvato venerdì scorso dal Cdm necessita dei correttivi, illustrati lunedi a Palermo. “Da prevedere per chi collabora” è la proposta del presidente Anac, Raffaele Cantone

Tags: Corruzione, Anac, Raffaele Cantone



PALERMO - Accelerare l’approvazione del ddl anti-corruzione con una “corsia preferenziale” e rafforzarne l’intero impianto prevedendo, ad esempio, sconti di pena per chi collabora e l’utilizzo delle intercettazioni. Per il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, sono questi gli aspetti essenziali che dovrebbero caratterizzare il passaggio in Parlamento del testo del disegno di legge contro la corruzione, approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri.

Una posizione chiara che Cantone ha espresso in occasione del convegno “L’azione di contrasto della corruzione” che si è tenuto lunedì scorso nel capoluogo siciliano, a Palazzo Steri e dove, pur riconoscendo nel pacchetto di norme partorite dal Governo “elementi positivi”, ha sollevato la necessità di un potenziamento del testo per renderlo più efficace, aggiustamenti senza i quali la legge rischierebbe di rimanere un’arma spuntata. “Grazie alle nuove misure - ha esordito nel suo intervento Cantone - ci auguriamo si riesca finalmente a intervenire in modo significativo sui tempi della prescrizione, ma rimangono comunque altri aspetti da trattare se si vuole ottenere un provvedimento significativo sul piano della corruzione”.

Tra questi il ricorso alle intercettazioni e meccanismi di “premialità per chi collabora”, in modo simile a quanto avviene già nei reati di mafia: “Bisogna creare  - ha chiarito - conflitti di interesse che consentano l’emersione di questi episodi e la strada migliore è quella di creare meccanismi di incentivazione. Con Cosa nostra ha funzionato, e credo sia utile inserirli, con paletti molto precisi, anche nel nuovo ddl del Cdm”.

Per Cantone, che sta indagando anche in Sicilia dove recentemente sono stati aperti “moltissimi fascicoli”, in particolare a Catania su “alcune vicende legate ai rifiuti”, la corruzione rimane un “tumore da estirpare”. Una priorità in un Paese come il nostro dove la “corruzione è sistemica” e l’eco degli scandali di Roma Capitale e del Mose hanno valicato in confini nazionali, al punto “da peggiorare la nostra posizione nella classifica di Transparency International perché, rimanendo sempre 69esimi, da terzultimi siamo scesi all’ultimo posto in Europa”.

Persino il New York Times in un “articolo devastante avrebbe scritto che nessuna realtà italiana sarebbe avulsa da fatti di corruzione. Indubbiamente non c’è da stare tranquilli - ha proseguito - però credo che bisogna anche provare a far capire all’estero che quando certi scandalo emergono è merito di un’altra parte della nazione che ha fatto il proprio dovere, il pezzo  migliore”.
 
Un problema endemico della società italiana, già emerso durante le vicende di Tagentopoli, una “grande occasione persa” perché quell’indagine aveva messo a rilievo il profondo funzionamento di corruzione. “Il meccanismo degli appalti – ha spiegato .- era regolato da regole sbagliate. Si doveva prevenire, invece in Italia non si è fatto, anzi si sono inoculati nel sistema dei virus, norme giuridiche ‘spot’ che hanno avuto come effetto rendere più complicato affrontare questi fenomeni”. Come quella che ha prodotto la nascita delle società miste pubblico-privato, che ha “appaltato pezzi dello Stato a privati e che nel Meridione sono state spesso un clamoroso regalo alle mafie”.
 
Alcune perplessità, infine, Cantone le ha manifestate nei confronti del “Rating di legalità”, il sistema di valutazione etico a cura dell’Agcom che assegna un punteggio alle aziende che si distinguono sul fronte della trasparenza e del rispetto della legalità: “Un istituto nuovo e interessante - ha concluso -  ma che fino a questo momento non ha dato grandi risultati perché è efficace fino a un certo punto in quanto non garantisce dei benefici a chi si sottopone a quei controlli”.

Articolo pubblicato il 17 dicembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Raffaele Cantone, il presidente dell'AutoritÓ nazionale anticorruzione
Raffaele Cantone, il presidente dell'AutoritÓ nazionale anticorruzione


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