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Palermo - Rifiuti: tregua fino al 25 ottobre ma ormai è emergenza costante
di Luca Insalaco

I sindaci del palermitano chiedono all’Amia “prezzi accessibili” per poter conferire nel sito. Bellolampo è stata riaperta ai Comuni morosi, ma i debiti sono ingenti

Tags: Palermo, Amia, Rifiuti, Gaetano Lo Cicero



PALERMO – La questione dei rifiuti rimane di scottante attualità. Non potrebbe essere altrimenti, del resto, visto che la quantità di debiti di enti e società attori della filiera cresce di pari passo con la spazzatura che si accatasta per strada in attesa di essere smaltita. E non solo a Palermo.

È l’intero territorio provinciale a soffrire le piaghe di un sistema che tutti definiscono fallimentare ma che viene mantenuto nelle condizioni di creare disagi ai cittadini. La settimana va così in archivio con l’ennesima emergenza, stavolta originata dalla chiusura della discarica di Bellolampo per gli autocompattatori delle Ato rifiuti. Risultato: quattro giorni di black-out nella raccolta, bombe igienico-sanitarie pronte ad esplodere e, di conseguenza, molti amministratori in procinto di chiudere le scuole.

Solo l’intervento del prefetto ha impedito che la situazione degenerasse ulteriormente ottenendo che l’Amia riaprisse i cancelli ai Comuni morosi. Ma non per molto. Il presidente dell’azienda, Gaetano Lo Cicero, ha dato tempo fino al 25 ottobre per trovare soluzioni avvertendo che, in mancanza di provvedimenti, tornerà a vietare l’accesso ai mezzi delle società d’ambito. 
“Ho rispetto – ha detto il sindaco palermitano, Diego Cammarata - per le esigenze dei Comuni che oggi sono costretti ad affrontare queste emergenze e non desidero esserne causa, ma ritengo che sia altrettanto indispensabile che questo rispetto venga usato nei confronti dell’Amia che oggi vive una fortissima criticità”.

E i sindaci? Chiedono all’Amia di operare a Bellolampo “prezzi accessibili e perequati” rispetto alle altre discariche presenti nell’Isola, invocano risorse finanziarie per il risanamento dei debiti delle Ato o, in alternativa, la gestione diretta dei rifiuti.
“Siamo stanchi -si legge in un documento firmato da tutti i sindaci del palermitano - di assistere con periodicità mensile alla solita emergenza finanziaria e strutturale degli Ato rifiuti. Costretti, nostro malgrado, a convivere con i rifiuti per strada ed ad ascoltare le legittime lamentele della popolazione, stanca di assistere al teatrino del rimpallo delle responsabilità”.

Una protesta, la loro, culminata con l’occupazione di una sala di Palazzo d’Orleans, dove martedì prossimo si riunirà un tavolo tecnico tra Governo e rappresentanti dell’Anci Sicilia per definire le azioni idonee a fronteggiare l’emergenza a breve, medio e lungo termine.
 

 
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PALERMO – “La causa di questa emergenza e soprattutto il caso di Palermo non è da attribuibile alla carenza degli impianti, come i sostenitori degli inceneritori vogliono falsamente far credere, non è un problema di capienza delle discariche ma della mancanza di soldi per portarci i rifiuti”. Lo sostiene Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia: “Si tratta – ha aggiunto - di una crisi puramente finanziaria, dovuta a una gestione clientelare dell’Amia e delle Ato che, in questi anni, sono stati, nella gran parte dei casi, dei carrozzoni mangiasoldi”.
“Abbiamo il sospetto – continua Fontana – che dietro le richieste di dichiarazione d’emergenza e la creazione di condizioni insostenibili come quelle delle montagne di rifiuti per strada ci siano interessi precisi: far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta con la rescissione unilaterale da parte della Regione del contratto con le quattro associazioni temporanee d’impresa che avrebbero dovuto incenerire il 100 per cento dei rifiuti”.

Articolo pubblicato il 17 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Il prefetto Trevisione e Lo Cicero a Bellolampo
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