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Agromafia, un cancro da 5 mld di euro
di Chiara Borz├Č

Presentato nei giorni scorsi il terzo Rapporto Agromafie realizzato da Eurispes in collaborazione con Coldiretti. Servono più che mai leggi chiare sull’etichettatura e la certificazione dell’origine delle merci

Tags: Eurispes, Coldiretti, Alessandro Chiarelli



PALERMO - Durante la metà di gennaio è stato presentato a Roma il 3° rapporto Agromafie realizzato da Eurispes in collaborazione con Coldiretti. Come si legge nel testo di presentazione, “In controtendenza alla fase di recessione dell’economia italiana, vola il business dell’agromafia con un aumento del 10 per cento di guadano in un anno”.

L’economia delle mafie che concentrano la loro attività sul controllo della produzione italiana di qualità è – dunque - fiorente, genera ingenti capitali illeciti, alimenta automaticamente una pratica economicamente dannosa difficile da ostacolare causa anche una mancata tutela da parte dell’Unione Europea.
 
Le diverse sedi Coldiretti in Sicilia hanno particolarmente evidenziato questo problema, chiedendo leggi chiare sull'etichettatura e la certificazione dell’origine delle merci nella tutela “Made in Sicily”. Accade lo stesso per il “Made in Italy”, oggetto delle stesso silenzio di regolamentazione e ad oggi ad un nulla di fallo. Il compito di tutela del “made in” era stato annunciato come grande scommesse del semestre europeo italiano, scommessa persa secondo la maggior parte delle associazioni dei consumatori e la politica.

Tra i pericoli denunciati da Eurispes e Coldiretti vi è quello di una marketing che, particolarmente in Sicilia, si orienta verso la vendita di prodotti che sfruttano il brand “mafia”. “Questo è sicuramente un luogo comune grave, anche alcuni tour operator nell’anno in cui a Palermo si svolgeva il maxi processo prevedevano un giro davanti il Tribunale e degli operatori prevedevano dei city set con coppole e lupare finte che accoglievano i turisti”. A dichiararlo al Quotidiano di Sicilia è Alessandro Chiarelli, presidente della Coldiretti Sicilia. “Bisogna agire con grande determinazione – ha affermato il presidente - tempo fa il prefetto di Trapani impose al proprietario di un bar di rimuovere le fotografie di Giuliano pena il ritiro della licenza. Quando ci si permette di chiamare “mamma mafia” un piatto di pasta quella che deve cominciare è prima di tutto una battaglia di comunicazione, insieme ad un intervento congiunto di tutti i ministeri interessati a sconfiggere questo fenomeno - ha continuato Chiarelli - penso al ministero della Pubblica Istruzione che lavori sull'educazione dei giovani, il ministero dello Sviluppo Economico che riconosca il danno d’immagine arrecato alla Sicilia e l’Italia, il ministero del Turismo.

Il Governo deve difendere i prodotti in sede comunitaria, collaborando con tutte le nazioni, per cercare di sconfiggere questo cancro distruttivo”.

Chiarelli ha stimato pari a 5 miliardi di euro il danno provocato dalle agromafie alla Sicilia. “Coldiretti ha denunciato questo malaffare e questa mala pratica attraverso i gazebo in piazza, costituito un osservatorio che si occupa di questo e cura gli aspetti di la macro economia – ha dichiarato ancora il presidente Coldiretti -. Il danno arrecato all’economia siciliana dalle agromafie si aggira attorno ai 5 miliardi di euro, in questo calcolo va messo tutto: contrabbando dei prodotti, importazioni prodotti esteri che vengono spacciati come italiani”.
 

 
A Ragusa danni pari al 40% del totale del comparto
 
Catapultata in estate al centro della cronaca causa proprio le agromafie, la provincia di Ragusa continua ad affrontare il problema guardando anche alle difficoltà portate al comparto ortofrutticolo dalla contraffazione. “Non abbiamo stime precise, ma a livello economico il danno apportate dalle agromafie a Ragusa sul volume del totale è pari al 30-40 per cento del comparto”. Lo ha dichiarato al Quotidiano di Sicilia Gianfranco Cunsolo, presidente Coldiretti Ragusa. “Le mafie colpiscono dove c’è sicurezza di guadagno e dove gira denaro elevato, nel nostro caso si inseriscono in una via di mezzo tra la produzione e il consumatore. Questo lavoro d’intermediazione – ha specificato Cunsolo - in assenza di regole europee definite sulla tracciabilità permette riciclaggio di denaro attraverso l’attività del falso “Made in Italy”.
Lo scorso hanno questo fenomeno si è manifestato a Ragusa con i limoni: nonostante la scarsa produzione il prezzo non è stato alto perché il limone estero è stato spacciato per siciliano. I soldi non così andati ai produttori, ma alle mafie. La campagna sulla tracciabilità è la nostra battaglia principe”.

Articolo pubblicato il 23 gennaio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Alessandro Chiarelli, presidente della Coldiretti Sicilia
Alessandro Chiarelli, presidente della Coldiretti Sicilia


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