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Franco Panzironi a servizio dell’associazione criminale
di Redazione

Così si esprime il Riesame sull’ex ad di Ama. Mafia Capitale: gli intrecci tra malavita e politica romana

Tags: Franco Panzironi, Mafia Capitale



ROMA - Un indagato spregiudicato “che mette al servizio dell’associazione criminale non solo la propria funzione, ma anche le proprie capacità di influenza sulle dinamiche politico-amministrative e il proprio personale collegamento con il sindaco Alemanno”. Lo ha scritto il Tribunale del riesame sull’ex ad di Ama Franco Panzironi. Il collegio competente sulla legittimità delle misure restrittive ha depositato le motivazioni con le quali si è pronunciato sui ricorsi di undici indagati nell’inchiesta su Mafia Capitale confermando il carcere per Panzironi, Luca Odevanine, Claudio Turella, Cristiano Guarnera, Giuseppe Ietto e Nadia Cerrito, modificando le misure per altri quattro ed annullando quella emessa nei confronti Franco Cancelli. Circa Panzironi, accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso, corruzione e turbativa d’asta, il tribunale del Riesame afferma essere soggetto che “riceve elargizioni continue, quasi una sorta di retribuzione da parte del sodalizio, quale compenso per il mercimonio della sua funzione e di quelle degli altri pubblici ufficiali che in Ama agivano sotto la sua direzione”.

“Franco Panzironi – sempre secondo il Riesame - costituisce un punto di riferimento fondamentale per Salvatore Buzzi per l’aggiudicazione di appalti in Ama e, comunque, per ogni problema che quest’ultimo e il sodalizio da lui rappresentato ha nei confronti dell’amministrazione romana in materia di gare pubbliche, stanziamenti di bilancio per le aree di interesse ed i relativi pagamenti”. Secondo il collegio presieduto da Bruno Azzolini, Panzironi “è un amministratore esperto e navigato che per molti anni si colloca ai massimi livelli dell’amministrazione capitolina ed è perfettamente addentro ai più reconditi meccanismi politico-burocratici attraverso i quali avvengono le aggiudicazioni degli appalti concernenti i servizi pubblici”.

“In altri termini - si legge nel provvedimento del Tribunale - sarebbe certamente riduttivo ed erroneo vedere nel rapporto Buzzi-Panzironi soltanto la corruzione di un pubblico ufficiale da parte di un disinvolto imprenditore”. Quest’ultimo, per i giudici, non è solo un imprenditore che “amplia i propri orizzonti lavorativi attraverso la corruzione; la sua forza di penetrazione nell’amministrazione pubblica che gli deriva dalla fama criminale dell’associazione diretta da Carminati”.

Questo al punto che “chi tratta con Buzzi (pubblici ufficiali, altri imprenditori) - si legge nelle motivazioni - sa con chi ha a che fare. Panzironi sa perfettamente che e che cosa Buzzi rappresenta, e decide consapevolmente di agevolarne l’attività acquisendo il proprio tornaconto attraverso il prezzo della corruzione”.

Il Riesame si è espresso poi anche su Luca Odevaine, appartenente al Tavolo per l’emergenza nomadi e finito in carcere con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Per il Tribunale Odevaine “mostra di avere in spregio ogni principio di fedeltà e di buona amministrazione che dovrebbe condurre la sua opera”. I giudici scrivono ha percepito dal clan Carminati “in maniera continuativa denaro come prezzo della propria opera di funzionario pubblico”. L’ex capo della Polizia provinciale di Roma “non prova alcun senso di disagio per i propri comportamenti sconvenienti e riprovevoli che antepongono l’interesse personale e quello degli imprenditori che lo corrompono alle esigenze umanitarie che sono sottese alle decisioni che influenza per la propria funzione al Tavolo”.

Articolo pubblicato il 24 gennaio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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