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Catania - Traffico di marijuana tra l’Albania e la Sicilia
di Redazione

Sedici le persone indagate dalla Procura di Catania

Tags: Catania, Droga, Albania, Marijuana



CATANIA - Sono sedici le persone indagate destinatarie del provvedimento di fermo emesso dalla Procura distrettuale etnea nei confronti degli organizzatori di un vasto traffico di marijuana tra l’Albania e la Sicilia, scoperto da indagini della Polizia di Stato. La droga arrivava, seguendo una rotta che passava dalla Grecia, nascosta su pescherecci siciliani. La Squadra mobile della Questura lo scorso anno, in due operazioni datate 3 aprile e 21 maggio, aveva già eseguito 11 arresti in flagranza di reato sequestrando anche 3,5 tonnellate di sostanza stupefacente per un valore complessivo di 16 milioni di euro.

L’inchiesta è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania diretta dal procuratore Giovanni Salvi, e contesta l’aggravante mafiosa per avere favorito Cosa nostra, attraverso la “famiglia” Santapaola-Ercolano.

Il provvedimento di fermo della Procura di Catania è stato eseguito nei confronti di 11 dei 16 indagati. Cinque sono attualmente irreperibili. Le indagini della Polizia di Stato hanno permesso di accertare la presenza, nei pressi di Durazzo, di un’organizzazione albanese capace di vendere ingenti quantitativi di marijuana e hashish. E a loro si rivolgevano, secondo la Dda della Procura etnea, tre gruppi per rifornirsi di grandi quantitativi di droga che arrivavano in Sicilia su pescherecci isolani, o su natanti messi a disposizione dagli stessi albanesi.

Complessivamente, stima la Squadra mobile, a Catania con questa tecnica sarebbero arrivate oltre 4 tonnellate di sostanza stupefacente, per un valore di decine di milioni di euro, che sono state sequestrate in diverse operazioni.
I tre gruppi che facevano “cartello” con gli albanesi, “saltando” l’intermediazione storica della ‘Ndrangheta calabrese che ancora gestisce il mercato della cocaina, sono quelli dei fratelli Antonino e Rocco Morabito, del rione Picanello, della “famiglia” Nizza, ritenuta tra i clan “leader” per lo spaccio a Catania con la gestione di diverse “piazze” in città, e di Antonio Saitta, nello storico quartiere San Cristoforo.

I gruppi, concorrenti tra loro, sarebbero collegati alla cosca Santapaola-Ercolano di Cosa nostra. I soldi erano inviati all’organizzazione albanese grazie anche alla collaborazione dell’autista di bus che viaggiano tra la Sicilia e il Paese dell’Est Europa, che portava al gruppo anche schede telefoniche e cellulari “pulite” per tentare di evitare intercettazioni.
Durante l’esecuzione dei fermi, disposti dalla Procura per il pericolo di fuga, la Polizia di Stato ha sequestrato 13 mila euro in contanti a uno degli indagati.

Articolo pubblicato il 03 febbraio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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