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Palermo - Il centro storico si sbriciola, sono 1600 gli edifici pericolanti
di Luca Insalaco

Solo la programmazione e la pianificazione possono garantire una riqualificazione della città. L’assessore Carta: “Circa 400 mila euro per interventi immediati e urgenti”

Tags: Palermo, Centro Storico, Maurizio Carta, Sicurezza



PALERMO - Il centro storico cade a pezzi. Sono 1600 gli edifici pericolanti nella città vecchia, 100 dei quali ad alto rischio, mentre 400 richiedono interventi urgenti. Una mappa del rischio che le piogge autunnali rendono, se possibile, ancora più incandescente.
L’ultimo crollo si è registrato appena qualche settimana fa. Solo la prontezza dei riflessi degli occupanti, unita al caso, ha impedito che si ripetesse la tragedia vissuta due anni fa, quando nello stesso quartiere un operaio morì sotto le macerie di una palazzina.

“La necessità di intervenire per l’incolumità dei cittadini e il ripristino della sicurezza dei luoghi degradati dai crolli ha ormai assunto i contorni di una guerra”, osserva l’assessore al Centro storico, Maurizio Carta: “contro il degrado e i ritardi, la superficialità e i problemi di bilancio”.
“Per affrontare l’emergenza - spiega Carta - l’assessorato al Centro storico sta predisponendo una delibera per circa 400 mila euro da utilizzare per interventi immediati e urgenti sugli edifici comunali pericolanti e chiederà di accelerare la discussione in Consiglio Comunale su una delibera che consentirebbe di mobilitare ingenti risorse per un bando dedicato a contributi ai privati per l’edilizia pericolante”.

Il Comune corre quindi ai ripari, cerca risorse finanziarie per approntare gli interventi post-crollo e per il ripristino. Ma non solo. Tenta, in nome di un progetto e attraverso delle politiche di incentivazione di coinvolgere i privati interessati al rilancio del centro cittadino. “Inseguire le emergenze si rivela sempre una tattica perdente - osserva il docente universitario prestato alla politica -. Solo la programmazione e la pianificazione possono garantire un approccio alla riqualificazione della città storica che solo un’idea complessiva di città può alimentare. Ecco perché l’amministrazione ha avviato con decisione ed assegnato priorità alla revisione del Piano particolareggiato per il centro storico, come strumento in grado di rilanciare una politica di ‘rinascimento urbano’, di ridare forza propulsiva all’intervento dei privati, di coinvolgere in maniera attiva il tessuto produttivo, di riportare attività commerciali ed artigianali, di incrementare numero e qualità dei servizi, di ridisegnare la mobilità pubblica e privata, carrabile e pedonale. Insomma, di ripensare la città storica come strategia per il futuro di Palermo”.
 

 
Monitoraggio. Mantenere la situazione sotto controllo
 
PALERMO - L’azione sostitutiva del Comune si è fin qui rivelata poco efficace per fra fronte all’emergenza crolli. La cosiddetta “procedura in danno” vuole che, in caso di edifici a rischio, l’amministrazione diffidi i proprietari ad eseguire i lavori per la messa in sicurezza degli immobili. In assenza di riscontri è il soggetto pubblico a farsi carico dei lavori, mettendoli comunque in conto ai privati. Spesso, però, i proprietari non risiedono in città, oppure si disinteressano della manutenzione degli edifici. Perché l’iter giunga a conclusione possono così passare anche degli anni. Tempi che mal si conciliano con il disagio abitativo in città. “Presso l’assessorato - spiega Maurizio Carta - è operativa un’unità di crisi per monitorare gli edifici più a rischio. Inoltre, stiamo pensando di avviare un rapporto di collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri e con quello degli Architetti per avere costantemente la situazione sotto controllo”.

Articolo pubblicato il 22 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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