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Palermo e Catania sul lastrico
di Antonio Condorelli

Enti locali. Le difficoltà economiche delle città metropolitane.
Palermo. L’ombra della bancarotta. Il Tar annulla l’aumento del 75% della Tarsu, si crea una voragine di quasi 50 mln €. La Procura presenta istanza di fallimento per l’Amia, l’azienda rifiuti.
Catania. I soldi del Cipe utilizzabili per ripianare i disavanzi? La Corte dei Conti cita il Tuel e dice che non si può. La relativa delibera non è pubblicata. Gli accordi tra Stancanelli e Berlusconi.

Tags: Corte Dei Conti, Francesco Bruno, Cipe, Palermo, Raffaele Stancanelli, Dissesto, Catania



CATANIA - “Bruno dice che è arrivata la deliberazione della Corte dei Conti. Hanno tirato la situazione di Stancanelli dicendo che non possono essere utilizzati per il ripiano dei disavanzi. In pratica se così fosse avrebbero dichiarato il dissesto in modo retroattivo…a Bruno preoccupa che appena questa cosa la sapranno quelli che “amano” il Comune succederà un casino.
Ne ha copia il segretario generale e il revisore Rosso. Questa deliberazione è deleteria, scorretta. è la numero 100 del 2008”.
 
Bastano queste righe del brogliaccio delle intercettazioni del 20/11/2008 per capire che l’ex ragioniere generale Francesco Bruno, sapeva benissimo di cosa si stava parlando: di una precisa delibera della Corte dei Conti secondo cui non è possibile utilizzare i 140 mln € per ripianare i buchi di bilancio del 2003 e 2004. È la prova che la città era ed è in dissesto anche se chi di competenza non lo ha dichiarato e continua a fingere di non saperlo. Nella stessa delibera la Corte dei Conti spiega che l’utilizzo di questi fondi per coprire buchi di bilancio sorti cinque anni prima è in aperto contrasto con il testo unico degli enti locali (Tuel), secondo cui, trascorsi i due anni senza coperture scatta il dissesto. Il ragioniere generale non era il solo a sapere e capire.

“Ritelefona il dott. Santonocito - si legge nelle intercettazioni - ha un dubbio e cioè quali sarebbero i disavanzi per i quali non è già maturato il termine predetto dei due esercizi successivi. Secondo loro è solo il 2006 (circa 16 milioni). Il 2003 e 2004 sarebbero 83 milioni. Commentano questa delibera. Bruno dice che dirà a Stancanelli di fare mettere che con i soldi Cipe si possono ripianare i disavanzi di amministrazione. Invece attualmente c’è scritto “disavanzi anche per spese correnti”.

LEGGI AD HOC. Il lodo Catania è arrivato camuffato da decreto sulla base di una delibera Cipe inesistente (92/2008), la quale a sua volta scaturisce da una lista di opere pubbliche non inserite nel piano triennale vigente e quindi secondo la L109/94 “non finanziabili”. Chi è entrato a far parte di questa grande montatura pagata dalle tasche di tutti i cittadini, non si è accorto dell’esistenza dell’art 1 del Tuel, secondo cui la modifica di un singolo articolo del Tuel deve essere espressamente prevista dalla legge. Modifiche che non sono arrivate neanche quando il decreto taroccato è stato rimodificato. Il sindaco Raffaele Stancanelli continua a dire ai quattro venti che ha utilizzato i soldi “per coprire i disavanzi del 2003 e 2004”, che “Berlusconi sapeva tutto” e che si tratterebbe di “operazioni regolari”.
Il culmine del paradosso lo raggiunge il Cipe con la delibera 113/2008 rubricata come “Modifica della delibera Cipe 92/2008”, cioè modifica della delibera inesistente che nel frattempo però era stata convertita in legge. Nelle intercettazioni Bruno parla della necessità di queste modifiche per risolvere i problemi di destinazione dei 140 milioni ed utilizzarli per coprire i buchi del 2003 e 2004. Di tutta risposta il Cipe dice che i fondi in questione “possono essere  utilizzati ai sensi dell’art. 5, comma 3, del decreto legge n. 154/2008”. è sempre lo stesso articolo di legge  che convertiva il decreto inesistente, in pratica non c’è la deroga esplicita richiesta dal Tuel per coprire un disavanzo vecchio di cinque anni. Il pezzo forte viene però leggendo i presupposti di questa delibera che riepilogano i documenti ufficiali inviati dal sindaco di Catania, ciascuno contenente una destinazione diversa dei famosi 140milioni di euro.
1- Con la nota n.43 del 19 novembre 2008 il sindaco Raffaele Stancanelli “fa presente che le risorse di cui alla richiamata delibera n. 92/2008 assegnate a favore di detto Comune (140 milioni di euro) sono destinate alla copertura di poste passive di natura corrente, iscritte nel bilancio comunale e configuranti debiti nei confronti di soggetti pubblici e privati”.
2 - Con la successiva nota n. 239585 del 9 dicembre 2008 Stancanelli sottolinea “l’urgenza della riprogrammazione, da parte del Cipe, delle risorse assegnate con la delibera 92/2008 per consentire il pagamento di fornitori di beni e servizi e di altre partite correnti”.

LA REALTA' è quella che racconta la Corte dei Conti nella delibera del maggio 2009 nella parte che Stancanelli non legge in conferenza stampa davanti alle telecamere, dove viene ricostruito l’utilizzo dei fondi Fas. “Il 30 dicembre 2008 - scrive la Corte dei Conti- sono stati cancellati i residui attivi connessi all’operazione Sviluppo e Patrimonio ed è stata contestualmente accertata l’entrata di 140milioni a ripianamento dei disavanzi dell’Ente”. Aspre le conclusioni: “Tali operazioni non sono conformi all’orientamento espresso da questa Sezione con la deliberazione n.100/2008”. è la stessa delibera  “deleteria” di cui parla Bruno nelle intercettazioni, il cui contenuto viene ribadito nel maggio 2009. è la prova che Catania è in dissesto, che lo ribadisce la Corte dei Conti e che le leggi non possono essere considerate come fossero carta straccia.
 
SOLDI MAI ARRIVATI. Il Comune di Catania, secondo la lungimirante delibera 113/2008 del Cipe, avrebbe dovuto rendicontare l’utilizzo dei 140 milioni di euro entro il 30 giugno 2009. Questi soldi ancora non sono arrivati e per andare avanti e pagare concretamente creditori e stipendi comunali il presidente della regione siciliana Raffaele Lombardo ha concesso un anticipo di diverse decine di milioni di euro. Nella richiesta ufficiale di finanziamento alla Regione viene aggiunta la frase “la cui immediata soluzione è stata evidenziata e sollecitata anche dal Signor Prefetto”.  Un dipendente comunale chiede telefonicamente “E allora chi la firma?”. Il ragioniere Bruno non ha dubbi: “per la firma del sindaco e d’ordine del segretario generale basta uno scarabocchio”.

FINANZA CREATIVA. Se entra in ballo Silvio Berlusconi una società creata per violare la Costituzione vale almeno 140 mln €. Si chiama “Sviluppo e Patrimonio” ed è al centro delle intercettazioni svelate da Report qualche giorno addietro durante l’aggiornamento sulla città amministrata per otto anni da Umberto Scapagnini, medico personale del premier.
Nata sotto il nome di “Catania Risorse”, era interamente posseduta dal Comune che per fare cassa vendeva a se stesso attraverso questa società, i propri beni immobili. Ma la società era senza soldi e per pagare il Comune in seguito alla finta transazione, avrebbe dovuto indebitarsi con le banche ed a farlo per pagare i propri debiti era sempre il Comune di Catania. L’esatto contrario di quanto stabilito dall’art. 119 della Costituzione secondo cui  per i Comuni “è possibile l’indebitamento solo per spese d’investimento”.
Un gioco di atti notarili e carte bollate che mai ha prodotto un euro, ma che ha consentito la copertura dei buchi di bilancio violando la legge dal 2003 al 2008. Così per diciotto ex amministratori è stato richiesto il rinvio a giudizio con ipotesi che vanno dall’abuso d’ufficio al falso. Ma in Italia Sviluppo e Patrimonio vale tanto, visto che per fare due conti non servono scienziati, né matematici.
“Mi ha telefonato Berlusconi in questo momento. Siamo in condizione di avere il valore approssimativo del patrimonio che possiamo vendere?”.
A parlare è il sindaco-senatore di Catania Raffaele Stancanelli, dall’altra parte c’è il ragioniere generale del comune di Catania Francesco Bruno, che risponde senza esitare: “Quello connesso all’operazione Sviluppo e Patrimonio, quello si”. Berlusconi “vuole una scusa, sta aspettando la mia telefonata”, aggiunge il sindaco che rincara la dose: “tu mi devi dire in linea di massima…”, risponde il ragioniere: “Un valore di massima ce lo inventiamo eh? Ci inventiamo 100 milioni ma è fondato su poco o niente…”. Ormai queste intercettazioni sono conosciute, all’improvviso spunta la cifra di 140milioni che è la stessa che pochi giorni dopo verrà destinata a Catania per coprire i buchi di bilancio causati dalle violazioni di legge di cui si occupa la magistratura. Tutto regolare? Ci vuole coraggio a dirlo.

Articolo pubblicato il 22 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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