Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Terre incolte e Imu, in cerca di risposte
di Chiara Borzì

L’assessore regionale all’Agricoltura, Nino Caleca, ha illustrato ai sindaci della Sicilia orientale gli ultimi interventi per il comparto

Tags: Nino Caleca, Agricoltura, Imu



CATANIA - Se non fosse chiaro il fermento che in questi giorni sta caratterizzando il comparto agricolo siciliano, un forte segnale in tal senso è stato dato in occasione dell’evento organizzato all’ex Palazzo Esa di Catania per volere dell’assessore regionale all’Agricoltura Nino Caleca. Seppur programmando un incontro esclusivamente tecnico, pensato per illustrare e spiegare gli interventi regionali sulla questione Imu, Banca della Terra e protocolli di intesa per la manutenzione delle strade di campagna, l’assessore Caleca è arrivato nella città etnea ritrovandosi inevitabilmente nella condizione di poter “tastare il polso” del settore agricolo della Sicilia orientale, preoccupato soprattutto dall’obbligo di dover corrispondere anch’esso l’Imposta Municipale Unica.

“Chiediamo al Parlamento nazionale e al Governo nazionale di rivedere alcuni criteri - ha dichiarato Caleca alla stampa prima dell’inizio del dibattito – Le tasse si pagano e vanno pagate, ma noi chiediamo al Parlamento di considerare come l’applicazione del pagamento dell’Imu in Sicilia possa avere effetti catastrofici per la nostra economia. è una richiesta ragionevole – ha evidenziato l'assessore – razionale e prevediamo diverse soluzioni come la sospensione dell’Imu, la ridiscussione dei criteri; ogni soluzione noi siamo disposti a considerarla, tuttavia, così com’è, l'Imu rappresenta per noi una catastrofe”.

Caleca ha spiegato di voler avere un “rapporto costruttivo con il Governo” per “trovare le giuste modifiche a questa tassa”, anche perchè potrebbe essere legato alla buona riuscita della rinegoziazione dell’Imu anche il successo del progetto Banca delle Terra.

La Sicilia è in ritardo con il censimento del terreno incolto di proprietà della Regione previsto dal programma e tra i presenti molti si sono chiesti proprio a chi spetterà pagare le tasse una volta recuperate e assegnate queste stesse terre. Rimane tuttavia fuori di dubbio il bisogno di rimetterle a coltura, in particolar modo per rispondere alle esigenze di “ritorno all'agricoltura” che stanno esprimendo le generazioni più giovani di siciliani. Seguendo lo stesso principio di censimento e assegnazione, sono state nel frattempo le singole iniziative amministrative locali a far emergere le terre incolte e permetterne l'assegnazione. Attraverso questo slancio si sa, ad esempio, che nella provincia di Palermo sono ancora incolti 4.400 ettari di terreno, quasi 8.000 ettari sono presenti invece a Ragusa.

L’assessore Caleca ha comunicato ai presenti il desiderio di voler accelerare il censimento delle terre e di trasformare, tramite intervento legislativo, l’attuale regolamento che ordina Banca della Terra in linee guida che verranno inserite nella prossima finanziaria con un emendamento.

“Ciò vorrà dire – ha spiegato Caleca – che se verranno rispettati i termini all’approvazione della finanziaria, prevista per aprile, noi saremmo pronti a promulgare i bandi di assegnazione”.
 


Il pagamento della tassa anche per i terreni di pianura
 
Presente all’incontro di Catania è stato anche Mariano Ferro, personaggio a cui più volte il mondo agricolo siciliano ha prestato attenzione. Sebbene il suo invito ad “uscire dall’ipocrisia” non corrispondendo l’Imu sia stato ascoltato dai presenti, lo stesso è parso poco ragionevole di fronte l’intenzione dell’assessore Nino Caleca di trovare una mediazione con il Mipaf. “Noi l’Imu la vogliamo pagare – ha dichiarato l’assessore – e la soluzione per uscire fuori da questa impasse senza passare per accattoni può arrivare da più osservazioni. Lo Stato non può, ad esempio, considerare la Sicilia “obiettivo uno”, cioè zona svantaggiata, e contemporaneamente farle pagare una tassa che prevede una versamento minimo di 800 euro sui terreni. Con l’ultimo Psr l’Europa ci metterà a disposizione 2 miliardi e 300 milioni per questa nostra condizione ed è un controsenso che lo Stato ci chieda all’opposto denaro. Tanto vale prenda la somma che ci corrisponderebbe il Psr”. Quel che è successo a livello nazionale e che ha portato la Sicilia in obbligo di corrispondere l’Imu è il frutto di una modifica che ha stabilito il pagamento della tassa sostanzialmente per i terreni di pianura, ossia la maggior parte del territorio che caratterizzano la Sicilia e gran parte del Meridione. Un obbligo che scompare per le zone montane, ossia quei territori che al contrario caratterizzano il resto dell’agricoltura italiana. “Il Governo ci dia il tempo di metterci al passo - ha concluso l’Assessore - o riveda i criteri di pagamento”.

Articolo pubblicato il 20 febbraio 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus