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Quotidiano di Sicilia

Berlusconi assolto sempre sotto inchiesta
di Carlo Alberto Tregua

Ha sette vite come i gatti

Tags: Berlusconi, Ruby Ter



Non ho mai votato per Berlusconi, salvo la prima volta nel 1994, perché è mia abitudine, come quella di ogni persona di buon senso, fare un’apertura di credito alla novità.
Poi, nel ventennio successivo, ho avuto modo di constatare che le promesse non sono state mantenute, soprattutto quella riguardante la riorganizzazione profonda della Pubblica amministrazione. Disse l’ex Cavaliere: la rivolterò come un calzino. Ma il calzino è ancora là.
Vedremo se il Ddl Madia riuscirà in questa immane riforma, che è la madre di tutte le riforme, perché se gli ingranaggi di una macchina non funzionano perfettamente, la macchina non va. Ed è quello che accade nel nostro Paese e, peggiore, in Sicilia.
Matteo Renzi ha sempre detto, e noi conveniamo con lui, che Berlusconi va battuto nelle urne e non per via giudiziaria. Sembra un’ovvietà che la sinistra-sinistra non ha mai inteso, tentando di abbatterlo con strumenti estranei alla politica.
Vi è poi la questione delle azioni private di Berlusconi, sicuramente non confacenti alla dignità di un vertice istituzionale qual è il presidente del Consiglio.

Tuttavia, ciò che un privato cittadino fa dentro le proprie mura non deve riguardare l’opinione pubblica, anche se chi ha responsabilità istituzionali non deve avere scheletri negli armadi e godere di un prestigio fondato sulla dignità e sull’onore.
Il processo Ruby, con la sentenza definitiva della Cassazione, ha confermato che i reati a lui attribuiti (concussione e prostituzione minorile) non esistevano. Quello che conta nei processi è la verità portata da prove inoppugnabili e da testimonianze che sostengono in modo completo e decisivo un impianto accusatorio.
Diceva Michele Emiliano - valente magistrato, nonché ex sindaco di Bari e attuale candidato Pd alla presidenza della Regione Puglia - che ha sempre insegnato agli uditori a lui affidati, che l’accusa dev’essere sempre solida. Ma quando non lo è il Pm ha l’obbligo di chiedere al Gip l’archiviazione delle accuse a carico dell’indagato.
In questo processo, la Corte d’Appello di Milano e la Cassazione hanno sancito la debolezza dell’impianto accusatorio di quella Procura.
 
 
Rimangono incardinati due processi collegati con la vicenda esaurita: quello che vede coinvolto l’imprenditore Tarantino, presso il Tribunale di Bari, che è accusato di avere procurato all’ex Cavaliere carne fresca. E l’altro, presso il Tribunale di Milano, per false testimonianze e corruzione dei testimoni, sempre relativamente al processo Ruby.
Sembra del tutto evidente che anche questi due processi risentiranno dell’assoluzione definitiva di Berlusconi.
Il quale ha ancora a suo carico il processo della Procura di Napoli che lo accusa di avere comprato, a suo tempo, il senatore Sergio De Gregorio. Quest’ultimo ha patteggiato la pena in 1 anno e 8 mesi. Ma questo processo non è collegato al caso Ruby.
Vi è dunque una sentenza definitiva della Suprema Corte, che fa il paio con l’altra della stessa Suprema Corte, che ha condannato, invece, in via definitiva Berlusconi per frode fiscale e che, in base alla Legge Severino, lo ha fatto decadere dal Senato.

Non vi è dubbio che la Corte di Cassazione emette sentenze che vanno attuate senza alcuna considerazione. Entrambe, di segno opposto, non si discutono. Semmai resta il dubbio dell’applicazione della Legge Severino retroattivamente, il cui caso è ancora aperto di fronte alla Corte di giustizia europea.
Sulla questione, vi sono due casi eclatanti che il Tar ha ribaltato: quello dell’ex pm Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, dichiarato decaduto e prontamente reimmesso nel ruolo; e l’altro di Vincenzo De Luca - ex sindaco di Salerno, ex sottosegretario del Governo Letta e candidato alla presidenza della Regione Campania, scelto dalle primarie del Pd col 52 per cento delle preferenze - il quale ha dichiarato che, non appena eletto e conseguentemente dichiarato decaduto in base alla Legge Severino, proporrà immediato ricorso al Tar, il quale, per analogia, lo reimmetterà nell’incarico.
Da quanto precede, sarà opportuno che la questione della retroattività della Legge citata sia risolta dalla Corte costituzionale una volta per tutte, per evitare questa perniciosa altalena e l’incertezza del diritto.

Articolo pubblicato il 13 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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