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Locazione immobili come fonte di reddito nel 22,8% dei casi al Sud e nelle Isole
di Oriana Sipala

Dai dati del ministero Economie e finanze l’introito fiscale è più elevato al Nord con un’imposta media che arriva a 2.000 € a Bolzano. Nelle regioni settentrionali, invece, più della metà dei contratti (53,5%) per 1,9 milioni di locatori

Tags: Immobili, Reddito, Economia



Il patrimonio immobiliare italiano costituisce, per chi ne è proprietario, un’importante fonte di reddito, una ricchezza grazie alla quale spesso si accumulano piccole fortune. Il Rapporto “Gli immobili in Italia 2015”, realizzato dal ministero dell’Economia e delle finanze in collaborazione con il Sogei e con l’Agenzia delle Entrate, analizza, tra le altre cose, anche i flussi di reddito derivanti dai contratti di locazione dei locatori persone fisiche, tenendo conto di alcune loro caratteristiche, come l’età, il genere, lo stato civile, la classe di reddito di appartenenza, l’area geografica e l’ampiezza demografica del Comune di residenza.

Nel 2012, i proprietari persone fisiche locatori di immobili sono nel complesso oltre 4,5 milioni, in aumento dell’11,2% rispetto al 2010. Coerentemente, anche il numero di contratti di locazione ha registrato, nel biennio considerato, una crescita del 15,9%, e si assiste a un incremento del 6,7% per il canone annuo medio percepito, che passa dai 9 mila euro del 2010 ai quasi 9,7 mila del 2012.

Ma in che modo è distribuita questa ricchezza nel Belpaese? Secondo i dati del Rapporto preso in esame, il Nord è la macroarea in cui gli affitti sono più diffusi: nelle regioni settentrionali, infatti, è stipulata più della metà dei contratti di locazione (53,5%), e vi risiede il 42,6% dei locatori, 1,9 milioni in termini assoluti.

Al Sud e nelle Isole, invece, risiede più di un milione di locatori, ovvero il 22,8%, mentre i contratti di locazione registrati si attestano al 26,3% del totale. Il Centro, infine, è il territorio che presenta i dati più contenuti: qui risiede il 17,3% del locatori (circa 787 mila soggetti), mentre i contratti registrati sono il 20,1%.

Tuttavia, qui si rileva anche la rendita da locazione più elevata, che nel 2012 si attesta mediamente a 11,5 mila euro annui (+4,3% rispetto al 2010). Seguono le regioni settentrionali, dove un’unità immobiliare locata frutta mediamente 10 mila euro all’anno (+9,2% rispetto al 2010). Il Mezzogiorno sarebbe invece l’area più “povera” per quanto riguarda il sistema delle locazioni: si parla infatti di una rendita media di 7,5 mila euro l’anno e di un aumento del 3% rispetto al 2010.

Lo studio del Mef riporta inoltre i dati relativi al rapporto tra canone di locazione e rendita catastale. A livello nazionale tale rapporto è pari a 8,3, il che significa che il canone di locazione è 8,3 volte superiore la rendita catastale dell’immobile. I divari più significativi si hanno in Trentino Alto Adige e in Lombardia, dove i valori sono pari rispettivamente a 9,9 e 9,6. Seguono il Piemonte, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia Romagna, la Toscana, l’Umbria e le Marche, dove il rapporto oscilla tra 8,2 e 8,9. I numeri più bassi si riscontrano invece in Puglia (6,2), Molise (6,3) e Valle d’Aosta (6,5). La nostra Isola presenta un valore di 7,4, mentre regioni come Liguria, Lazio, Abruzzo, Campania, Basilicata, Calabria e Sardegna, fanno registrare un rapporto canone/rendita che va da un punteggio di 7,5 a uno di 7,8.

Quanto al regime fiscale, il locatore può scegliere quello ordinario, oppure il regime della cedolare secca. Quest’ultima, introdotta con il Decreto legislativo n. 23 del 2011 e riservata esclusivamente ai privati, è un’imposta proporzionale sul reddito da locazione. Essa, inoltre, sostituisce l’Irpef, ma anche l’imposta di registro e di bollo sul contratto di locazione. Anche in questo caso bisogna rilevare come, da regione a regione, i numeri varino in maniera significativa, suggerendo un divario economico non indifferente. L’imposta media più alta si registra infatti nella Provincia autonoma di Bolzano (2.090 euro nel 2012), mentre quella più bassa si registra in Molise (860 euro). A livello nazionale, invece, il valore medio della cedolare secca nel 2012 è pari a 1.610 euro (il totale, invece, è pari a 1,23 miliardi).

La Sicilia si piazza sotto la media, con un’imposta media di 1.190 euro e con un totale di 33 milioni 810 mila euro. Il contributo maggiore arriva dalla Lombardia, dove l’importo totale della cedolare secca è pari a 271 milioni 269 mila euro, mentre l’imposta media è pari 1.760 euro. Le cifre più contenute si riscontrano nelle regioni del Mezzogiorno, in particolare in Basilicata e in Molise, dove il totale non supera i 2 milioni di euro. In Calabria, invece, si sfiorano i 6 milioni e 500 mila euro, mentre la Campania è l’unica regione del Mezzogiorno a registrare una cifra maggiore di quella siciliana (oltre 70 milioni di euro).  In generale sono le regioni del Centro e del Nord a trainare il carro della fiscalità derivante da locazioni, con numeri che superano abbondantemente i 100 milioni di euro.

Articolo pubblicato il 20 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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I dati parlano
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