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Il Tax gap Imu tra 2012 e 2013 in Sicilia aumentato di dieci punti
di Oriana Sipala

Differenza tra quanto i contribuenti proprietari di immobili dovrebbero versare e quanto effettivamente versano. È al 34,02%, ancora peggio in Campania 41,87% e Campania 38,21%

Tags: Imu



La tassazione immobiliare in Italia, negli ultimi anni, ha conosciuto profondi mutamenti, soprattutto alla luce della necessità di correggere i gravi squilibri di bilancio generatisi durante la crisi economica. Dall’introduzione dell’Imu, alla sua abolizione per le abitazioni principali, all’invenzione della Tasi, gli enti locali si sono ritrovati a gestire una situazione tutt’altro che semplice, soggetta a continui cambiamenti. In un contesto simile, riscuotere le risorse necessarie al funzionamento della macchina amministrativa, diventa particolarmente difficile: in altre parole, il tax gap immobiliare (con cui si intende la differenza tra quanto i contribuenti dovrebbero versare e quanto effettivamente versano) costituisce un aspetto rilevante del problema, dal quale dipende anche l’assegnazione di risorse finanziarie da parte del governo centrale.

Il Rapporto “Gli immobili in Italia 2015”, realizzato dal ministero dell’Economia e delle finanze in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate e con il Sogei, dedica un intero capitolo all’argomento, rilevando inoltre profonde differenze legate alla capacità contributiva delle singole regioni del Paese.

Nel 2012, per esempio, il tax gap relativo all’Imu è pari al 32,88% in Calabria, contro l’8,13% della Valle d’Aosta. La percentuale nazionale è pari al 18,37%, e tutte le regioni del Mezzogiorno presentano valori del tax gap al di sopra della media: in Sicilia si parla del 25,25%, in Campania del 28,51%, in Sardegna del 22,84%, in Puglia del 21,55%, in Basilicata del 26%, in Abruzzo del 21,47%, in Molise del 19,76%. Nelle regioni settentrionali, invece, i valori si aggirano tra l’11% e il 17%.

Il discorso non cambia se prendiamo in considerazione l’anno 2013: anche in tale periodo, il tax gap raggiunge livelli massimi in Calabria (41,87%), contro l’11,54% della Valle d’Aosta. La percentuale nazionale è pari al 28,13%, valore di gran lunga superato in Sicilia, dove il buco contributivo si attesta al 34,02%, cresciuto di quasi dieci punti rispetto al 2012. Numeri simili, tra il 31 e il 34% si riscontrano anche nelle altre regioni del Sud, come Puglia, Basilicata, Abruzzo e Sardegna, mentre in Campania si tocca il 38,21%. Le regioni più “virtuose”, oltre la Valle d’Aosta, sono la Liguria (19,55%), il Trentino Alto Adige (21%) e l’Emilia Romagna (22,52%). Sotto la media nazionale anche il Friuli Venezia Giulia, la Toscana e le Marche, dove il tax gap registra percentuali che vanno dal 23% al 27%. Il divario Nord-Sud è quindi confermato anche e soprattutto quando si parla di evasione fiscale, che è una delle  principali componenti del tax gap.

Un problema, questo, che diventa emergenza, laddove le casse comunali sono praticamente al verde. A coprire le lacune dei Comuni dovrebbe pensarci il Governo centrale, che con un meccanismo di perequazione fiscale distribuisce agli Enti locali le somme di cui necessitano. I criteri su cui tale distribuzione si basa sono la capacità fiscale e il fabbisogno interno di ciascun Comune. Tuttavia, non è affatto facile stabilire in che misura ripartire le risorse ai vari enti territoriali, perché c’è il rischio di dar luogo a comportamenti opportunistici in quei Comuni laddove è minore il contrasto all’evasione fiscale. È importante, infatti, tener conto dell’incidenza del tax gap – e quindi dell’evasione fiscale - in una logica di equa distribuzione, laddove i Comuni beneficiari non siano quelli “opportunistici”, bensì quelli “poveri”. 

Sia il sistema di distribuzione basato sul Fondo sperimentale di riequilibrio (Fsr), adottato nel 2012, sia quello basato sul Fondo di solidarietà comunale, introdotto nel 2013 con la legge di Stabilità (228/2012, art.1 c. 380), non hanno adeguatamente tenuto conto della capacità fiscale dei Comuni e dell’incidenza del tax gap, generando iniquità distributiva e finendo per premiare i Comuni meno virtuosi in materia di riscossione, prevalentemente allocati al Sud e nelle Isole.

Per la Legge di Stabilità 2015, il legislatore è infatti orientato a tener conto di tale distorsione, al fine di trovare la giusta misura per una distribuzione equilibrata delle risorse.

Articolo pubblicato il 26 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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