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Quotidiano di Sicilia

Atti di indirizzo regionali e addio a minicliniche
di Mariaelena Casaretti

Firmato dal ministro della Salute il regolamento sulla definizione degli standard relativi all’assistenza ospedaliera. Per il 2014-16 tasso ospedalizzazione del 160 per mille e ricoveri ordinari inferiori ai 7 giorni

Tags: Sanità, Beatrice Lorenzin



ROMA - Dopo anni di tira e molla, diverse stesure e molte polemiche, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha firmato, lo scorso 25 marzo, il regolamento sulla definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera. Sul provvedimento, Governo e Regioni avevano già raggiunto l’estate scorsa un accordo formale, rimasto però al palo dopo lo stop da parte del Consiglio di Stato che lo scorso 6 novembre ha rispedito al mittente il regolamento perché pieno di errori formali e bisognoso di ulteriori modifiche.

 La riscrittura del Ministero non ha però interessato la sostanza delle norme, che per il triennio 2014-2016, vanno ad avviare un “processo di riassetto strutturale e di qualificazione della rete assistenziale ospedaliera che consentirà ai cittadini di poter usufruire, nell’erogazione delle prestazioni sanitarie, di livelli qualitativi appropriati e sicuri e di produrre, nel contempo, una significativa riduzione dei costi garantendo l’effettiva erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza”.

Strutture sanitarie classificate per complessità e intensità di cura in 3 livelli
Secondo le nuove disposizioni, tutte le strutture sanitarie, classificate per complessità e intensità di cura in 3 livelli (di base, con bacino di utenza compreso tra 80.000 e 150.000 abitanti, di primo livello con bacino di utenza dai 150.000 ai 300.000  abitanti e di II livello, con bacino di utenza tra i 600.000 e i 1.200.000 abitanti), dovranno operare secondo i principi di efficacia, qualità, efficienza, centralità del paziente e rispetto della dignità della persona, assicurando la piena gestione del percorso diagnostico terapeutico del problema clinico di cui si fanno carico  e garantendo allocazione dei pazienti presso i presidi che dispongano di un livello organizzativo coerente con la complessità assistenziale del caso da trattare.

Regioni e uso appropriato degli ospedali
Per migliorare la qualità dell’assistenza, offrendo al paziente la giusta intensità di cura per le sue condizioni cliniche, è indispensabile - è scritto nel regolamento ministeriale - che le Regioni adottino anche un atto di indirizzo alle aziende ed enti del Servizio sanitario regionale nonchè alle strutture private accreditate, relativo a specifici criteri per l’ammissione ai trattamenti ospedalieri sia in situazione di normalità che in condizioni di emergenza-urgenza.

Nuovi standard posti letto
Gli standard definiti nella Legge 135/2012 relativamente ai posti letto (3.7/1000 abitanti) ed al tasso di ospedalizzazione sulla soglia del 160 per mille abitanti sono conseguibili “intervenendo concretamente sull’indice di occupazione del posto letto che deve attestarsi sui valori del 90% tendenziale e sulla durata media di degenza, per i ricoveri ordinari, che deve essere inferiore mediamente ai 7 giorni”.

Case di cura private
Novità anche per le strutture di cura private. Dal 1 gennaio 2017 “ non potranno più essere sottoscritti contratti con le strutture accreditate con posti letto ricompresi tra 40 e 60 posti letto per acuti” e fino ad allora sarà consentito alle case di cura più piccole, ma non con meno di 40 posti letto, di raggrupparsi tra loro in maniera tale da superare la soglia minima per l’accreditamento.
Rimodulati gli standard di qualità per i singoli presidi basati sulla clinical governance, “per dare attuazione al cambiamento complessivo sanitario e fornire strumenti per lo sviluppo delle capacità organizzative necessarie a erogare un servizio di assistenza, qualità, sostenibile, responsabile ( accountability), centrato sui bisogni della persona”.

Standard per i presidi ospedalieri di base e di primo livello
Tra gli standard per i presidi ospedalieri di base e di primo livello da segnalare:
- la gestione del rischio clinico;
- la valutazione e miglioramento continuo delle attività cliniche;
- la documentazione sanitaria;
- la comunicazione, informazione e partecipazione del cittadino/paziente e
- la formazione continua del personale.; quest’ultima basata sulla rilevazione e valutazione sistematica dei bisogni formativi, con particolare attenzione all’introduzione di innovazioni tecnologiche ed organizzative, e sulla valutazione dell’efficacia dei programmi formativi attuati.

Articolo pubblicato il 31 marzo 2015 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Beatrice Lorenzin
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